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Ricordi: Paolo Conte a Valenza

Venticinque anni fa a Valenza; Giorgio Manfredi, il presidente

Sono passati 25 anni da quel giorno in cui Paolo Conte si regalò a Valenza e al suo pubblico per una serata indimenticabile.

L’occasione nasceva da un paio di telefonate tra i prefissi 0131 di Valenza e 0141 di Asti, tra due amici, Stefano Gotta e Paolo Conte, entrambi al telefono per concordare modalità, data e titolo della serata: Conversazione Di Arte Varia.

Fu così che, tra la tournèe in Europa e gli impegni discografici, Paolo Conte si ritagliò il tempo di una sera diversa, nuova nel format per quei tempi, in cui si concedeva apertamente alle domande del pubblico, ispirato dalla fiducia e dalla conoscenza dell’amico valenzano.

Nessuna nota al pianoforte ma parole bellissime, per conoscere, per scoprire, decifrare uno degli artisti fondamentali del 900 musicale italiano.

La sala conferenze del Centro Comunale di Cultura, scavata nel seminterrato, risultò subito troppo piccola per l’afflusso e l’entusiasmo inatteso; pubblico da tutta la Regione che dovette rinunciare all’ingresso, non potendo allora condividere in remoto o on line l’evento.

Giorgio Manfredi chiamato sempre da Conte “Il Presidente”, aprì la serata con una verve che illuminò l’invitato, facendolo sentire pienamente a suo agio, tra i suoi fan e intenditori della sua arte.

“E’stato uno dei regali più inattesi” dice Giorgio Manfredi “da quel giorno è cominciata tra noi una corrispondenza puntuale, fatta di slanci e silenzi tipici di noi piemontesi, tutto quel non dire, accennare per comunicare tra noi grandi e piccole cose che tengo gelosamente per me”.

Le domande si moltiplicavano, senza tregua: competenti, curiose, amorevoli, nostalgiche ed in sala si potevano vedere ancora gli amici di quelle sere speciali, Fabrizio Gotta e Ginetto Prandi, più appassionati che mai.

In quella notte, c’era tutto quel mondo cantato, descritto, evocato da Paolo Conte.

Stefano Gotta ricorda un particolare “a un certo punto della serata, Conte tira fuori dalla tasca dei pantaloni, una pagina stropicciata, rubata dalla rivista di bordo durante il volo di ritorno da Parigi. Mi fece leggere quelle parole scritte da Juliette Greco, che lui voleva condividere con tutti, dedicate al bisogno di nuovi maestri guida, in quella Parigi di fine secolo che sembrava essere diventata arida di artisti e ispirazioni forti”.

Proprio Conte che a Parigi è una divinità, premiato con le chiavi d’oro della città oltrechè con la Legion d’Onore francese.