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Carlo Vidua, il viaggiatore, a Conzano e non solo

I legami con Drovetti e Manzoni

A Villa Vidua di Conzano è aperta una mostra multimediale su Carlo Vidua, tra i curatori Roberto Coaloa casalese e cittadino onorario di Conzano, che accompagnerà i visitatori nelle domeniche pomeriggio di febbraio. Ecco un suo intervento

 

Il 2023 è un anno importante per ricordare il viaggiatore casalese Carlo Vidua, conte di Conzano.

La prima grande occasione per celebrare Vidua è legata al bicentenario dell’acquisizione da parte dell’Università di Torino della collezione di Bernardino Drovetti, il nucleo principale dell’attuale Museo Egizio di Torino, frutto della mediazione appassionata e tenace del viaggiatore patriota, che assicurò alla capitale sabauda l’acquisto del più grande Museo Egizio del suo tempo. Proprio nel 1823, il sogno di Vidua diventò una realtà. L’atto di acquisto in favore della Regia Università reca la data del 24 marzo 1823. Il prezzo fu di Quattrocento mila «Lire» (700 milioni di euro), pari a tutto lo stanziamento a bilancio per l’istruzione pubblica o se preferiamo il costo di un’attuale legge finanziaria della Repubblica Italiana. Per la precisione, il Regio Biglietto del 29 dicembre 1823 conferma la somma pattuita e il pagamento della stessa: Lire centomila in contanti e la restante somma di Lire trecentomila con una rendita annua di quindicimila dal 1 ottobre 1823, data che corrisponde all’inizio del passaggio di proprietà della Drovettiana ai Savoia.

Esattamente duecento anni fa, durante il Carnevale del 1823, Carlo Vidua si trova a Milano. Il 10 febbraio, il viaggiatore scrisse una lettera a Drovetti a proposito del Museo Egizio, che da semplice sogno diventò in poco tempo un ambizioso progetto, nonostante le battute d’arresto cagionate dai moti del 1821, dall’abdicazione di re Vittorio Emanuele I e dalle incertezze del nuovo re Carlo Felice. Vidua, infatti, pur di arrivare alla realizzazione del Museo Egizio, cerca nuovi alleati. È tra i pochi del suo tempo a capire subito come sia importante avere una collezione di antichità egizie per stabilire qual è il valore dello Stato. Questa riflessione del conte è ben evidenziata da ciò che ebbe a dire nel 1820, quindi quarantuno anni prima dell’Unità d’Italia, che Torino doveva acquistare la collezione Drovetti. E solo se Torino avesse fatto questo, l’Italia sarebbe stata una grande Nazione. Il viaggiatore comprende come il futuro di un Paese non possa sussistere senza avere delle radici ben solide e radicate nel passato.

Il 9 gennaio 1820, al Cairo, Vidua incontrò per la prima volta il celebre collezionista e diplomatico napoleonico di Barbania. Il 15 luglio 1820, dal Cairo, Vidua scrive all’amico Cesare Saluzzo a proposito dell’acquisto della Drovettiana: «Se al principio di settembre non giunge risposta di Francia, o non giunge definitiva, il Piemonte avrà dunque la gloria di conservare, e di mostrare agli stranieri una raccolta unica, e formata da un suo figlio, e sarà l’Italia quella che possederà il primo e il più ampio museo Egizio in Torino, come possiede la prima raccolta di sculture Greche e Romane in Roma, e la prima di tutte le gallerie in Firenze. Gl’Inglesi, malgrado enormi spese, non avranno che la seconda collezione Egizia, e non c’è da temere, che col tempo non se ne formi un’altra eguale. – La gran raccolta è fatta, e nel mio viaggio ho avuto occasione di convincermene; e con tutto il desiderio ch’io avea di portarmi in patria solamente una bella statuetta per ricordo del mio viaggio, non ho riuscito a trovarla. Questo affare parendomi contribuire all’onore del Piemonte mi sta tanto a cuore, che principalmente per esso ho qui prolungato il mio soggiorno».

Nella lettera milanese del 10 febbraio 1823, il conte di Conzano si fa ancora notare come il mediatore tra il governo piemontese e Drovetti: «Nella settimana ventura io mi restituisco a Torino, ove spero trovare, oppure poco dopo ricevere qualche risposta all’annunzio che le diedi sul finir di ottobre o principio di novembre del felice risultato del lungo negoziato del suo museo». Una lettera ricca d’informazioni per lo studioso di Vidua e dell’egittologia. Il viaggiatore termina la missiva con queste parole: «Ho scritto al conte Prospero Balbo (che è andato a passar l’inverno in Provenza, clima confacente alla sua salute, e dove sono i parenti della sua seconda moglie) l’esito felice del negozio del museo. – Mi risponde rallegrandosene assai, e mi dice che è più miracoloso, o sorprendente l’aver riuscito a rialzarlo per la seconda volta di quel che fosse il riuscirvi la prima».

La collezione Drovetti arrivò a Torino durante il 1824. La Drovettiana si trovava nel porto di Livorno. Fu trasportata a Genova. Dalla Liguria a Torino lo spostamento delle antichità si prolungò fino alla fine di marzo del 1824 utilizzando carri d’artiglieria, trainati da cavalli e da buoi secondo il peso del carico. L’ultimo pezzo ad arrivare all’Accademia delle Scienze di Torino fu la statua di Ramesse II, che uscì dall’arsenale di Genova il 28 agosto 1824. Il colosso arrivò a Torino il 15 ottobre 1824. L’8 novembre 1824 il Museo Egizio fu aperto su richiesta ai primi visitatori, inizialmente studiosi e personalità. Talvolta in quei primi mesi anche il decifratore Champollion fu interpellato per fare da cicerone a questa nuova attrattiva culturale, denominata inizialmente “museo delle statue”. Le antichità egiziane furono mostrate con orgoglio a sovrani, principi e scienziati di passaggio nella capitale del Regno di Sardegna. Dal 1820 al 1824, Vidua sorvegliò l’intero affaire Drovetti e solo nel gennaio 1825 decise di partire per l’America e completare il giro del mondo.

La seconda occasione per ricordare Vidua è legata al centocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, il prossimo 22 maggio. Il grande lombardo, infatti, morì a ottantotto anni a Milano il 22 maggio 1873. Era nato il 7 marzo 1785. Coetaneo di Vidua (nato a Casale Monferrato il 28 febbraio 1785), Manzoni lesse con attenzione gli scritti postumi del viaggiatore, pubblicati da Cesare Balbo nel 1834. Questo è un fatto scoperto dal sottoscritto dopo lunghe ricerche. Inoltre, gli studiosi di Manzoni non conoscono l’attenta lettura di Vidua sul capolavoro: Adelchi. Tragedia di Alessandro Manzoni con un discorso sur alcuni punti della storia longobardica in Italia. Vidua, sempre vigile alle novità letterarie, aveva acquistato la prima edizione del volume, stampato a Milano, per Vincenzo Ferrario, nel 1822. Chi scrive sta preparando un lungo saggio e una mostra - a Villa Vidua - su Vidua e Manzoni; un rapporto molto stretto se si pensa anche all’amicizia comune con Roberto d’Azeglio, al quale si deve l’incontro del fratello Massimo con la futura sposa, la figlia primogenita di Manzoni, Giulia. Aggiungiamo che il musicista monferrino Gambarana fu in contatto con Manzoni, che gli scrisse tre lettere. Gambarana, nato a Fubine nel 1768, aveva pubblicato due composizioni di Manzoni, La Pentecoste e il 5 Maggio. Nel dicembre 1821, Gambarana dedicava la cantata Invito alla campagna (per due voci e pianoforte) alla contessa Clara Leardi, cugina e intima amica del viaggiatore Vidua.

A parte queste curiosità, che serviranno a soddisfare l’interesse per il coté letterario dell’intrepido viaggiatore, l’attenzione sul conte monferrino è oggi in continua ascesa, come dimostra l’affluenza del pubblico all’allestimento multimediale e permanente di Villa Vidua, «Racconti di viaggio di Carlo Vidua conte di Conzano, viaggiatore e collezionista».

A mio modesto avviso Carlo Vidua è stato il più grande viaggiatore dell’Ottocento. A dimostrarlo ci sono i fatti straordinari dei suoi viaggi: non è possibile ignorare la realizzazione dell’affaire Drovetti o l’incontro con ben cinque presidenti americani, tra il giugno e il settembre 1825, di cui furono testimoni gli stessi presidenti, con lettere e diari, e il viaggiatore svizzero Lukas Vischer, che ci lasciò un ricordo vivace e luminoso sull’interessamento di Vidua per la politica.

A questi eventi eccezionali potremmo aggiungere la storia di Vidua infervorato di cultura classica che sostò devotamente nella Troade, calcando il colle di Hissarlik oltre mezzo secolo prima di Heinrich Schliemann, oppure la narrazione, fatta da Vidua in una relazione di viaggio, che fu censurata alla sua apparizione nel Regno di Sardegna, sulla rivoluzione greca del 1821, che il conte, come un inviato speciale dell’Occidente democratico, riuscì a studiare prima di Byron e di Santa Rosa, sprezzante dell’enorme pericolo e dotato di giudizio storico imparziale. Cosa aggiungere?

Vidua è stato il primo degli italiani che, in tale qualità, raggiunse la seconda cateratta del Nilo, le lacustri vallate canadesi, la Western Country, le assolate pianure messicane, percorrendole dal Pacifico all’Atlantico a cavallo, i gelidi altipiani dell’Himalaya, l’interno rischioso e selvaggio della Nuova Guinea. Come non ammirare l’aristocratico piemontese che assunse poi costumi arabi e studiò lingue sconosciute per compiere la duplice traversata del deserto arabico, sulla sella di un dromedario e nutrendosi di meloni suppurati alla spietata calura del sole? Come non ammirare le sue collezioni, che rappresenterebbero - altrove, a New York, come a Londra e Berlino - il vanto di un grande e moderno museo?

Alexander von Humboldt, nella sua opera più nota, Kosmos, definì Vidua: «ein viel gewanderter und frei beobachtender Reisender» (un viaggiatore dalle molte peregrinazioni e libero ricercatore).

Pierre Loti in suo diario di viaggio nel Borneo, arrivato in una zona terribilmente selvaggia dove pensava di essere il primo uomo bianco a imprigionarsi atrocemente per sempre ebbe, però, un improvviso ricordo e scrisse: «Un Piémontais a passé par ces contrées et ici un peu il s’arrêté s’hasardant ensuite, courageux dans l’intérieur parmi les bêtes sauvages et le chasseur des têtes».

Pure il viaggiatore Gaetano Osculati, esploratore dell’India e dell’America del Sud, quando iniziò la discesa del Rio Napo dalla Cordigliera delle Ande al Rio delle Amazzoni, a Guayaquil scrisse nel suo diario: «Non sono il primo italiano che ha concepito l’idea dell’impresa, quindici e più anni fa, il piemontese Vidua è stato qui, anche se disavventure familiari lo costrinsero al ritorno in patria».

R.C.

FOTO- A Conzano, a ottobre scorso, alla inaugurazione del percorso multimediale su Vidua Coaloa è al centro con il sindaco Demaria e la cocuratrice Elena Borgia (f. Angelino) 

Roberto Coaloa