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Presentazione della silloge poetica di Caludio Lavagna
Terruggia: commenti positivi e gran successo di pubblico
Commenti positivi e gran successo di pubblico a Terruggia, domenica 18 ottobre, per la presentazione della silloge poetica di Caludio Lavagna (nato a Casale Monferrato nel 1960), Di versi vivo (Sisifo Edizioni di Alessandria).
Nella Sala Polifunzionale Biblioteca Civica di Terruggia, l’Autore è stato presentato da Luigina Genovese, che ha poi lasciato la parola al professore Roberto Coaloa, storico e critico letterario, che di Lavagna e delle sue poesie ha scritto recentemente una appassionata recensione sull’ultimo numero della Rivista Savej della Fondazione Eandi. Coaloa ha ricordato i riferimenti culturali di Lavagna, che sono i poeti francesi dell’Ottocento, la Scapigliatura e la Beat Generation. Poi c’è una terra, il Monferrato, ricca di personaggi che hanno fatto amare la poesia in epoche diverse: Igino Ugo Tarchetti, Giovanni Camerana, autore che Coaloa vorrebbe riproporre al grande pubblico, dopo l’omaggio di una prima pubblicazione delle sue opere, nel 1907, curata da Leonardo Bistolfi, e quella più nota, nel 1968, a cura di Gilberto Finzi per Einaudi. Altri autori citati da Coaloa sono stati Piero Ravasenga e Luigi Villa Freddi. Le poesie di Lavagna, radunate nel volume Di versi vivo, sono state scritte tra il 1982 e il 1987, in piena Guerra Fredda, in un mondo completamente diverso da quello di oggi. La poesia n. 59 della raccolta, ad esempio, scritta a Berlino Ovest nel Dicembre 1984, è un omaggio a David Bowie e a Brian Eno, a Heroes, e a un film, Cristiana F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, di Uli Edel. «Nel distillare i suoi versi, ricchi di riferimenti esoterici, simbolici e religiosi – chiarisce Coaloa – il poeta Lavagna coglie ispirazione dai viaggi, intesi in modo romantico, alla Carlo Vidua, come un modo per ampliare le conoscenze e per restituire la percezione di un destino da compiere. Altra ispirazione è la musica, oltre a David Bowie, i Doors, Franco Battiato. Infine la terza ispirazione è la Storia, come un “sovvenire”, come accade nelle poesie scritte a Villa Borgese, dove il poeta omaggia i fantasmi di personaggi storici». Nella silloge di Lavagna si coglie anche la lezione di Ungaretti e la scrittura di Sereni. La parola è importante, ma resta impressa la tela di un passato che non c’è più e che Lavagna rende indimenticabile, come accade nelle poesie scritte in Turchia o in Olanda. A Vienna, ad esempio, Lavagna ricorda nostalgie asburgiche, ma quella meravigliosa Vienna era anche quella inquietante degli anni Ottanta, del presidente nazista Waldheim. Racconta Coaloa: «Quella Vienna l’ho vista anch’io nel 1989. Era il 1° aprile 1989. Si celebrava nel Duomo di Vienna il funerale dell’ultima Imperatrice Zita. C’era una nota stonata in quel giorno: molti capi di Stato avevano rinunciato a rendere omaggio alla leggendaria Zita per non incontrare il presidente federale dell’Austria, Kurt Waldheim, imbarazzante per il suo passato nazista. Fu notato, ad esempio, che la Gran Bretagna, la più prestigiosa monarchia europea sopravvissuta alla Grande guerra, non era rappresentata né dalla sua corte né dal suo ambasciatore. Zita avrebbe ben meritato la presenza della Regina Elisabetta, i cui avi, Re Giorgio V e la Regina Mary erano intervenuti nel 1919 per salvarla con suo marito Carlo da un possibile massacro alla Romanov. Da giovane storico seguivo con interesse, in quegli anni, come anche ora, in verità, la vicenda di Waldheim. Il verbale numero 413986 era stato classificato come “Riservato”. La data: 31 marzo 1986. La firma era quella di Budimir Loncar, viceministro degli Esteri dell’ex Federazione jugoslava e potentissimo capo dei servizi segreti di Belgrado. L’ordine era chiaro: “Nascondere tutti i documenti storici su Waldheim”. Con questa decisione segreta, presa mentre tutto il mondo chiedeva la verità sul passato nazista del presidente austriaco Kurt Waldheim, la Jugoslavia socialista insabbiò lo scandalo che stava per coprire di vergogna uno degli statisti più noti del dopoguerra. La ragione era che il Maresciallo Tito e i suoi successori – con l’appoggio esterno del Kgb – avevano usato Waldheim per quarant’anni costringendolo a stringere un patto diabolico: il silenzio sul suo passato nazista in cambio di preziosi favori politici e personali. Segretario generale dell’Onu dal 1972 al 1982, presidente austriaco dal 1986 al 1992, Waldheim entrò nel mirino di Stati Uniti e Israele all’inizio degli anni Ottanta, quando si iniziò a sospettare che il tenente della Wehrmacht Waldheim era stato un criminale di guerra, responsabile di stragi e della deportazione di più di ottantamila civili dai Balcani verso i lager nazisti. Una storia infinita tra una “Belgrado Connection” e fughe di testimoni. Una storia avvincente, che probabilmente Lavagna conosce bene e che ha sicuramente conosciuto in quegli anni Ottanta, quando “viaggiare” era assai diverso rispetto a oggi. Soprattutto, un italiano di vent’anni, in continua peregrinazione tra America e Oriente, poteva essere per i servizi segreti di allora un sospettato pericoloso. Lavagna potrebbe raccontarci qualche storiella assai sapida!».
Dopo l’intervento di Coaloa, Maria Chiara Rossi ha dialogato con Lavagna, mentre Fausta Debernardi è stata molto apprezzata nella lettura dei versi. Gradita dal pubblico è stata anche la scelta di far scorrere su un grande schermo delle immagini durante il reading poetico: New York con le sue Twin Towers, Berlino, l’India degli anni Ottanta. Quel mondo non c’è più, ma il ricordo di Lavagna resta indelebile, con la consapevolezza di un’epoca, quella della giovinezza, davvero unica, sintetizzata, non a caso dai versi di Tarchetti in apertura del volume di poesie: «Torna alla siepe il candido Fior dello spino a schiudersi, Ma tu non torni più Mia bella gioventù» (Strofa poesia XVII della silloge Disjecta di Igino Ugo Tarchetti, Bologna, Nicola Zanichelli, 1879).
Numerosi gli interventi dal pubblico, con l’invito del direttore della casa editrice Sisifo, l’avvocato Massimo Taggiasco, a scoprire il mondo di Claudio Lavagna, che è subito entrato nel suo cuore per una serie di “affinità elettive” e in quello di sua moglie, Simonetta Gorsegno: «Questa attrazione spontanea e profonda tra di noi è basata, infatti, su una corrispondenza naturale di interessi comuni e sensibilità. Inoltre il grande viaggio di Lavagna in India, rivissuto nelle sue poesie, è stato un momento importante per noi, essendo l’India una delle nostre mete preferite». La presentazione è terminata con una festante coda del pubblico per la consueta dedica dell’Autore al libro. Il Sindaco di Terruggia, Maria Luisa Musso, ha ringraziato personalmente l’Autore della silloge poetica e ha omaggiato il professore Coaloa con il dono di vini dell’azienda agricola Torre Veglio e alcuni libri, tra i quali una storia del paese e il volume di Ricette e Ricordi dell’«Associazione TerruggiaLiberaMente». Apprezzato il brindisi finale (in collaborazione con la pasticceria artigianale Chilò di Casale Monferrato). La Sala Polifunzionale Biblioteca Civica di Terruggia è aperta il martedì, dalle 9.30 alle 12.30, e il giovedì, dalle 15.30 alle 18.30. Una piccola-grande biblioteca, ricca di novità editoriali, con una particolare sensibilità ai temi della sostenibilità ambientale.




