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Vercelli: inaugurazione parco archeologico
Dall'anfiteatro romano percorsi di visita
Vercelli recupera la storia e attraverso di essa fa sinergia con tutti i suoi mnumenti; tutto parte dalla inaugurazione ufficiale del nuovo parco archeologico e dei primi percorsi di visita fissata per venerdì 13 novembre.
Gli scavi di Ca’ di Rat hanno riportato alla luce antiche strutture dell’anfiteatro romano di Vercelli, il grande edificio per i giochi gladiatori di circa 130 metri per 102, situato nella zona sud-orientale della città antica, nei pressi del porto-canale e dei suoi magazzini, per capirci meglio: puntare su corso Amedeo De Rege
Da oggi, al termine dei lavori per la riqualificazione dell’area archeologica finanziati dal PNRR “rigenerazione urbana”, questo luogo può diventare uno dei punti di partenza per conoscere il resto della città e la sua millenaria storia.
Quindi 13 novembre, per la precisione alle 11, verrà inaugurato il primo settore dell’area un tempo occupata dall’arena e poi dal rivellino delle fortificazioni volute da Carlo Emanuele I di Savoia.
Dalle 14.30 alle 17, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli organizza visite guidate gratuite per scoprire l’importante sito archeologico (per partecipare è obbligatorio compilare il modulo disponibile a questo link:https://forms.gle/Res5VYGtZACx18iE7)
Dell’importanza di Vercelli in epoca romana abbiamo la testimonianza in Tacito. Nelle Historiae, lo storico cita la città insieme a Milano, Novara e Ivrea tra i «firmissima transpadanae regionis municipia», i più saldi municipi della regione transpadana. Tacito non cita l’anfiteatro, ma il suo riferimento contribuisce a restituire il ruolo e il rilievo della Vercellaeantica, di cui gli scavi stanno riportando alla luce una parte significativa.
Dell’esistenza dell’edificio, in realtà, si aveva notizia da tempo. Già nel 1874 Luigi Bruzza, nelle “Iscrizioni antiche vercellesi”, riportava il racconto di un erudito della seconda metà del Cinquecento che ne aveva visto i ruderi. Le strutture, allora ancora emergenti dal terreno, furono successivamente demolite per fare spazio alle fortificazioni sabaude della città.
Le prime strutture attribuite correttamente all’anfiteatro riemersero nel 1928, durante i lavori alla roggia Molinara. Nuovi e più consistenti resti furono poi individuati a Ca’ di Rat nel 1994. Le campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza tra 2006 e 2010 e, più recentemente, nel 2024-2025 hanno consentito di ricostruire le dimensioni dell’anfiteatro e di approfondire la conoscenza dell’edificio da spettacolo.
Non sappiamo ancora con certezza quando l’edificio sia stato costruito. L’ipotesi tradizionale, formulata sulla base del confronto con altri anfiteatri piemontesi, ne colloca la realizzazione tra l’ultimo quarto del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. Più precisi sono gli elementi relativi alla fine del suo utilizzo: oltre 20 monete rinvenute negli strati di abbandono dei sotterranei indicano una datazione alla seconda metà del IV secolo. A questo periodo potrebbe risalire anche l’abbandono dell’intero complesso. Nella stessa area sono state riconosciute le fondazioni delle fortificazioni moderne, costruite molti secoli dopo.
Il Soprintendente, Federico Barello, ricorda che «si tratta della conclusione di un lungo percorso avviato in collaborazione con l’Amministrazione comunale sin dall’apposizione del primo strumento di tutela, nel 1999, e oggipervenuto alla prima tappa fondamentale, l’apertura alla comunità vercellese e a tutti i visitatori del primo settore di area archeologica e parco pubblico, lungo corso de Rege. L’obiettivo finale è la ricongiunzione di questo settore con l’altra area di scavo, in viale Rimembranza, cosa che consentirà di apprezzare ancora di più le reali dimensioni del grande edificio da spettacoli. Per l’alto valore dell’intervento, abbiamo proposto al Ministero di inserirlo all’interno del “Piano Olivetti per la Cultura”».
Per il sindaco, Roberto Scheda il recupero dell’anfiteatro è «l’occasione per far conoscere meglio Vercelli in tutta Italia e mettere in relazione luoghi che spesso vengono visitati separatamente. Il lavoro - spiega - è costruire un percorso comprensibile, che aiuti chi arriva a scoprire la città e porti benefici anche a chi ci vive».
Da Ca’ di Rat si può, infatti, proseguire verso la città medievale e la basilica di Sant’Andrea che, nel 2027, celebrerà gli 800 anni dalla conclusione della costruzione. In “Terre d’acqua. I vercellesi all’epoca delle crociate”, il professor Alessandro Barbero vede nella rapidità di quel cantiere un segno della vitalità della città e dei suoi rapporti con l’Europa.
Nel Duomo si trova il grande Crocifisso ottoniano, che risale ai secoli intorno al Mille. La Biblioteca Capitolare conserva il Vercelli Book, il manoscritto in antico inglese della fine del X secolo, testimonianza di legami culturali che attraversavano le Alpi. Ancora più antico è il Codice A, il Codex Vercellensis Evangeliorum: risale al IV secolo e contiene una versione latina dei Vangeli precedente alla Vulgata.
Nella chiesa di San Cristoforo si passa al Rinascimento, con gli affreschi di Gaudenzio Ferrari. Le Storie della Vergine e della Maddalena, realizzate fra il 1532 e il 1534, e la Madonna degli Aranci sono fra le opere da cui partire per conoscere la pittura piemontese del Cinquecento.
Il percorso continua nei quattro musei cittadini: Borgogna, Leone, Tesoro del Duomo e MAC. In Arca, nell’ex chiesa di San Marco, è in corso, fino al 29 marzo, la mostra dedicata a Marc Chagall, aperta fino al 29 marzo 2027. Riunisce 60 opere originali, fra cui una mai esposta prima in Europa. Per acquistare i biglietti si può cliccare https://www.ticket.it/mostre/evento/chagall-vercelli.aspx
L’idea dell’amministrazione Scheda è come anticipato in apertura di partire dall’anfiteatro per dare più continuità alle visite. «Chi viene a vedere gli scavi potrebbe fermarsi per Sant’Andrea, entrare nei musei, scoprire gli affreschi di San Cristoforo. È su questo - conclude il Sindaco - che occorre lavorare: aiutare le persone a conoscere quello che Vercelli offre e dare loro un motivo per restare più a lungo o tornare».
l.a.
FOTO. La zona archeologica




