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"Son stata a reincontrar me stessa”

Rosanna Amerio torna al Museo Badoglio di Grazzano

"Son stata a reincontrar me stessa è il titolo che Rosanna Romanisio Amerio ha posto a questo articolo; merita una spiegazione: l'Amerio è stata tra i promotori dellapertura al publico (1990) del Museo Badoglio a Grazzano, suo paese natale, seguendolo poi per molti anni (Tutte le domeniche) come guida. Dal Museo è nato il suo interesse storico per il personaggio e l’Armistizio del 1943 con ricerche e pubblicazioni; l’ultima sara presentata - come abbiamo scritto- l’8 settembre a Roma. (l.a.)

In questo mondo che schizza via a velocità straordinaria verso il dopo, teso al domani, slanciato verso il nuovo, trascorro invece gli ultimi giorni di questo torrido agosto — con emozione e un misto di incerta felicità — a tornare indietro nel tempo.

Era da molto, infatti... non saprei neppur più dire quanto... che non entravo a Casa Badoglio, un luogo antico che per qualche curiosa combinazione della vita sento anche un po' mio.

Poi nei giorni scorsi invece è accaduto: mi son ritrovata lì ad ospitare e a raccontar storie del passato prima a un’amica, poi due giorni appresso, ad un amico, in quel luogo a me carissimo.

Il fatto in sé di accoglierli nella Casa Museo che fu abitazione di Badoglio — luogo di cui anni fa mi occupai a lungo per poterlo aprire al pubblico, dedicandomi a riordinare ed esporre un'infinita quantità di immagini storiche della lunga vita militare e poi politica del noto personaggio grazzanese — mi ha riempito di gioia.

Ma non basta.

Son giorni, questi miei, in cui percepisco la realtà presente in modo così evanescente e impercettibilmente inconsistente che mi pare daver certezza di unidea di cui ho avuto spesso un vago sentore: del fatto cioè che il passato non stia immobile alle nostre spalle, ma continui ad attorcigliarsi al nostro presente.

Il fatto è che pensando ad esempio di rientrare a Casa Badoglio, metti caso nella "Sala dAfrica", non mi stupirei di vedere la me stessa dallora aggirarsi in quel locale da lui stesso allestito negli anni precedenti la seconda guerra mondiale: lì ad esempio avevo aggiunto alcune immagini della campagna d'Eritrea (era il 1896), dove Badoglio giunse dopo la disastrosa battaglia di Adua e fu destinato al presidio interno di Addi Caieh, ricevendo il battesimo del fuoco in sporadici scontri con gli indigeni; è lì che acquisì quella conoscenza del terreno che gli permise di essere vittorioso, poi, nel 36. Misi pure - e sembra banale dirlo ora - le didascalie a quel suo manoscritto originale di alcune pagine del suo libro sulla conquista dell’Impero: stavan li appese, ma pochi sapevano di cosa si trattasse…

E pure ancor prima di varcare nuovamente quella soglia, anche solo qui a scriverne, mi pareva veramente d’essere ancora lì, davanti ad un armadio a muro del "salotto buono” di Casa Badoglio. Era iniziato tutto così: credo fosse il 92, ottobre forse, e chi allora aveva le chiavi di quel luogo — chiuso da anni — mi accompagnò a visitare quei locali privati. La curiosità non sempre è buona educazione, ma spesso porta buoni frutti. Chiesi d’aprire quell'armadio e vi trovai un tesoro: una miriade di album fotografici dellIstituto Luce, di quelli di una volta, in pelle scura puntinata, ben ordinati su artigianali pianetti in legno. Fotografie in chiaroscuro dagli angoli frastagliati, un po’ ingiallite, ognuna tenuta ferma da quattro angolari in carta nera spessa, custodivano un passato di cui nessuno aveva più memoria.

Pochi giorni dopo stavo già brigando per capire da che parte iniziare a riordinarle e renderne nota lesistenza. Vi erano foto della prima guerra mondiale, della conquista dellimpero, dei viaggi come ambasciatore nel mondo, dei momenti finali della seconda guerra mondiale e di quelli critici del dopo armistizio... Ma anche immagini dei festeggiamenti in suo onore qui a Grazzano, il suo paese natale, dove spesso si dimenticavano le sue tante onorificenze e lo si accoglieva sempre, a prescindere, con affetto. Quelle immagini che ora stanno sui pannelli lungo le pareti sono riproduzioni che feci effettuare meticolosamente: non mi sarei mai arrischiata ad esporre gli originali!

Così, dopo tanti anni, poichè nel frattempo mi son occupata daltro, pensando di rientrare in Casa Badoglio, ho lontanamente percepito quel che in modo vago (nella mente?) ho spesso intravvisto scorrere laggiù dove i ricordi si confondono, quell’ombra sfumata della vita che s’attorciglia in sé, con l’oggi che si va ad avvinghiare a quel che resta di quel ieri…

E mi si affaccia alla mente, in maniera scomposta, un pensiero sul tempo e sull'eterno ritorno. Nietzsche, forse? «Ecco, tu [Zarathustra] sei il maestro delleterno ritorno [...] Vedi, noi sappiamo ciò che tu insegni: che tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e che noi siamo stati già, eterne volte, e tutte le cose con noi...»

Mah... sarà la questione della clessidra, che deve sempre di nuovo rovesciarsi per potere sempre di nuovo scorrere? No... per lui il tempo e il suo ritorno non sono questione di un vago ricordo o di una sensazione psicologica, ma un'ipotesi cosmologica ed etica radicale…

No, decisamente Nietzsche non centra...

Proust, forse... ecco! Il fluire della memoria involontaria, il passato che non passa mai del tutto e condiziona il presente sul piano emotivo e personale... quel passato che può essere rievocato e rivissuto nel presente. La mia memoria involontaria mi conduce a superare il tempo lineare e trasforma il tempo in una dimensione fluida? Le stanze di Casa Badoglio son le mie Madeleine...?

Ma no... che idee mi faccio a volte. Son solo ricordi di una vita passata, che però ritorna.

Negli anni, da allora, altri si sono egregiamente occupati del Museo grazzanese, ampliando la raccolta di cimeli e immagini e accogliendo i visitatori, storici o semplici curiosi.

Dei tanti ospiti che accadde a me di accogliere — a mio tempo — nelle molte domeniche trascorse a Casa Badoglio, ci fu persino Maria Gabriella di Savoia, terzogenita dell'ultimo re d'Italia Umberto II e della regina Maria Josée anche l’ormai novantasettenne, un po’ malfermo sulle gambe, ma ancora lucido di mente, generale Giuseppe Valenzano, che fu capo gabinetto del presidente del Consiglio Badoglio.

Ma oggi? Son qui, ancora, al centro di questo eterno ritorno — perché quel che vale per noi stessi, seppur si allontana, non scompare mai — e dallincontro di questi giorni alla Casa Museo con due amici: la scrittrice Gisella Colombo, ottima autrice per il mio stesso editore Solfanelli; e Luca Cristini, vulcanico personaggio che se provi a definirlo rischi di limitarlo: storico, editore, ricercatore, illustratore, esperto di storia militare, collezionista… son nate idee e progetti. 

Con lui, appassionato di storia coloniale, e che considera Badoglio una “colonna portante della storia italiana del XX secolo, che nelle sue apparenti ambiguità seppe reggere abbastanza bene la questione di portare fuori l’Italia dal disastro”, son scaturite rimembranze storiche, chiacchiere, e “amarcord” suoi (mi racconta del nonno podestà di un piccolo borgo della bergamasca, che dal balcone del comune richiamava i cittadini e faceva loro il resoconto delle città via via conquistate da Badoglio in Etiopia, scandendone uno dopo l’altro, ben chiari i nomi: e gli astanti sotto il balcone lo applaudivano come fosse una piccola Piazza Venezia…); e nostalgie mie (mostrandogli quella consunta bandiera con lo stemma sabaudo che scoprii in un armadio delle salette del piano superiore, e che non potè esser posta sulla bara di Badoglio al momento del suo funerale, perchè si era ormai in tempo di repubblica). 

Con Gisella, aneddoti personali: le racconto che mia figlia ancora oggi se non si sente in forma mi dice: “Mah… sto così così…. ho un po’ di diredaua…”; il fatto è che piccina spesso stava lì con me a curiosare fra quelle immagini in bianco e nero leggermente ingiallite dal tempo che ritraevano paesaggi d’Etiopia, e dune, e nomi di esotiche località che divennero le tappe di quel nostro impero… Tambien, Endertà, Ashianghi… bene è lì che scoprì ‘Dire Daua’… che certo, è la stazione ferroviaria in cui le forze del fronte nord guidate da Badoglio e quelle del fronte sud s’incontrarono dopo l’ingresso in Addis Abeba del 5 maggio 1936… ma per lei, allora undicenne chiaramente scocciata di tanto polveroso passato…, divenne evidente sinonimo di quel fastidioso mal di testa che ti prende quando fai qualcosa di diverso da quel che vorresti: così ancora oggi, alla classica domanda: “Come stai?” se non siamo perfettamente in forma, noi rispondiamo: “Mah… così così…. ho un po’ di diredaua….”. Ci guardiamo Gisella e io: “Un po’ di Diredaua’! Non sarebbe uno splendido titolo per un romanzo semiserio d’epoca coloniale”?

Per la cronaca: entrando con gli amici a Casa Badoglio, la me stessa dallora, a dire il vero, non lho veduta. Non chiaramente, almeno... Anche se unombra mi è parsa aggirarsi in quellaustera stanzetta che fu la camera privata del Maresciallo (sì, noi qui a Grazzano lo chiamiamo così): stava appendendo al muro la copia di quella brevissima lettera che lui stessò vergò a mano il 7 settembre 1943 allamico fraterno, professor Pietro Prosio, riferendosi alla Fondazione istituita a favore dei grazzanesi: «Caro Pietro, vedo che non mancano le risorse per le due istituzioni. Meglio così. Mi dici che vivete sereni. E sia. Ma la tempesta deve ancora abbattersi su di noi».

La scrisse nel tardo pomeriggio di quellallucinante e cruciale giornata in cui, a 96 ore dalla firma (non ancora annunciata) dellarmistizio breve del 3 settembre, il generale Maxwell Taylor, vicecomandante dell82ª divisione aviotrasportata, e il suo aiutante colonnello William Gardiner giunsero avventurosamente a Roma per accertarsi della situazione italiana in vista delloperazione "Giant 2”.

Quel disastro, di cui ancora oggi si discute, stava per prender corpo.

Rosanna R. Amerio

FOTO. L'Amerio, a sin, nel Museo Badoglio con Gisella Colombo