Notizia »

Angela Hewitt... Un mare placido

La grande pianista venerdì 16 gennaio all’Accademia Filarmonica

 

Prima ancora di essere una pianista Angela Hewitt è un mare placido. Avete presente quando scegli una vacanza su una costa da sogno e il luogo si rivela esattamente uguale alla brochure? Ecco: l’attesissimo concerto dell’artista canadese, venerdì 16 gennaio all’Accademia Filarmonica di Casale, ha regalato le stesse sensazioni: acque cristalline dove immergersi per due ore. In fondo, la stessa impressione che trasmetteva la sua immagine ufficiale: un incantevole sorriso fasciato da un altrettanto sfavillante abito blu. Ancora prima che emettesse una nota è bastata la sua passeggiata per arrivare allo Steinway a rendere chiaro che l’esecuzione sarebbe stata il riflesso di quella tranquillità marina.

Sergio Marchegiani ci prova collocare l’artista su un meritato piedistallo: snocciola le sue onorificenze andando da “Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico” in giù per cinque minuti. Inutile, non c’è nulla di algido in Angela Hewitt, meno che mai la musica. Non serve andare nei dettagli di un tocco incredibilmente misurato, con il suo repertorio legato a Bach e ai suoi contemporanei, rievoca una filosofia più che uno stile: un mondo dove la bellezza è riconducibile all’armonia e alla proporzione. Centra anche la scelta di suonare senza il buio in sala che annulla ancora di più il distacco tra lei e il pubblico e finisce per immedesimarci in questo XVIII secolo. Del resto, siamo in un palazzo progettato nel 1711 e anche noi questa sera facciamo del medesimo equilibrio delle forme. Per farcele godere al meglio l’Accademia ha pure cambiato le sedie, queste dorate e con l’imbottitura di velluto verde non solo sono più comode, ma non stonerebbero in un boudoir rococò.

E’ quando si pensa agli sforzi per fare sì che quella filosofia diventi uno stile adatto alle nostre orecchie che si capisce la grandezza di Angela Hewitt. La toccata in re maggior BWV 912 non trasforma il piano nel clavicembalo su cui Bach la compose nel 1710. Il riverbero c’è, le dinamiche pure, ma ogni effetto dura il giusto per trasmettere emozioni senza tradire la scrittura. Per chi ama Rameau, la Gavotte dalla Suite in la minore è una chicca di ricerca intellettuale, tra lo spiccato gusto teatrale e una sottotraccia di divertita ironia, tipica dell’autore francese. Altri, come il compositore Giulio Castagnoli, sono impressionati dalle sette sonate scelte dall’immenso catalogo di Domenico Scarlatti. La conclusione con la K519 e K 466 - tutte in fa minore - ci mostra cosa diventerà quell’equilibrio quando passerà dalle corti ai salotti galanti. Infine, il Preludio e Fuga il La Minore BWV 543 di Bach evoca il più teutonico dei grandi organi, in uno sfoggio di tecnica contrappuntistica che fa balzare in piedi il pubblico attorno a lei poco dopo l’ultima nota. E quindi, cosa c’è di meglio per riportarci nel mare calmo, di un bis con la versione lenta e ieratica della corale Jesus Bleibet Meine Freude.

Può una persona così affabile come Angela Hewitt prendersi una standing ovation e sparire? Ovviamente no, lei e il suo dolce sorriso si piazzano all’uscita dell’Accademia per stringere le mani a ogni singolo spettatore e ringraziarlo (vedi). Si, è proprio così: lei ringrazia noi! Chissà se farà lo stesso la prossima settimana alla Wigmore Hall di Londra, quando porterà il medesimo programma per 545 spettatori.

Ora la Stagione Concertistica della Filarmonica dovrà attendere il pianista Martin Kasik il 6 febbraio per riprendere: per importanti motivi di salute di uno degli artisti, il concerto del Duo Nicolosi–Valanzuolo "La musica miracolosa", previsto per il prossimo venerdì 23 gennaio 2026, è stato rinviato a venerdì 6 marzo 2026. Aspetteremo.

Alberto Angelino



Quattro chiacchiere finali....

  C’è un capannello in un angolo della vecchia sala di lettura dell’Accademia e vi spunta Angela Hewitt, la grande pianista ha appena terminato con una standing ovation il concerto in Filarmonica e si presta sempre sorridendo a domande, selfie, firme (un allievo di Marchegiani arriva con uno spartito...). 

Quattro chiacchiere informali, tra l’altro in perfetto italiano. Tuti ringraziano.

Discute di musica (ad esempio col compositore Giulio Castagnoli) e non solo.

Abbiamo saputo che è un'innamorata dell’Italia e ha una casa sul lago Trasimeno (se le mie informazioni sono esatte in una frazione di Magione a 314 metri - come dire per altitudine Moncalvo-che  si affaccia direttamente sulle rive orientali) cerchiamo un confronto tra le nostre e le sue colline anticipandole che sono patrimonio Unesco. Risponde che è la prima volta per lei il Monferrato anche se ricorda di essere stata nella vicina Valenza (consegna nel 2024 del premio Tasto d’Argento) e si ripromette di tornare con più calma. Prima del concerto, accompagnata da Sergio Marchegiani, ha avuto un piccolo assaggio di Casale arrivando (purtroppo sotto a pioggia) fino a piazza Mazzini e ammirando il Duomo.  

 Tornando alle chiacchiere molte domande sui suoi inizi (a tre anni) e sulle ore al giorno di pianoforte, su come si è trovata in un ambiente relativamente piccolo sia pur ricco di storia lei che ha suonato nei teatri e nelle sale più famose del mondo “Uno splendido palazzo e il pubblico mi ha avvolto di un’onda positiva”, risponde .

Al termine ha molto apprezzato il dono del libro “Il Monferrato terra di musica, dal medioevo ai giorni nostri” (edizioni Il Monferrato) che ha subito sfogliato, dono porto dalla presidente della Filarmonica Serena Monina che, tra l’altro, aveva al suo fianco al concerto il presidente del conservatorio di Parma Andrea Mora: “Un amico, per la prima volta a palazzo Treville, abbiamo scoperto che celebriamo quasi contemporaneamente i duecento anni dei nostri sodalizi...”. Chiudendo con la Hewitt per la Monina: “Come tutti i grandi una persona semplice, affabile, disponibile, colpita  dalla nostra sede e dalla nostra storia...”.

Luigi Angelino

(foto Giulia Sirolli)