Notizia »

Ricordare la Benedicta...

Domenica, tra i boschi di Capanne di Marcarolo, nel territorio di Bosio...

Domenica, tra i boschi di Capanne di Marcarolo, nel territorio di Bosio, si è rinnovato il ricordo dell’eccidio della Benedicta, giunto all’82° anniversario. Una commemorazione che ha richiamato istituzioni, associazioni e cittadini attorno a uno dei luoghi più drammatici della Resistenza italiana, segnato dalla violenza nazifascista tra il 6 e l’11 aprile 1944.

A causa di un ritardo dell’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, la cerimonia ha preso avvio con il saluto del sindaco di Bosio, Domenico Merlo, seguito subito dall’orazione ufficiale della sindaca di Genova, Silvia Salis. Sono poi intervenuti Daniele Borioli (Associazione Memoria della Benedicta), il sindaco di Alessandria Giorgio Abonante, il presidente della Provincia Luigi Benzi, il presidente dell’ANPI provinciale di Genova Massimo Bisca e il consigliere regionale Domenico Ravetti (Comitato regionale Resistenza e Costituzione). La celebrazione si è conclusa con la Messa presieduta da mons. Tasca.

Al centro della mattinata, le parole della sindaca Salis. “Ricordare è un atto di ribellione contro l’indifferenza. La verità non divide, fonda la democrazia”, ha detto, invitando a non temere un linguaggio chiaro. “La Benedicta” – ha sottolineato – “non è una generica pagina di dolore, ma un eccidio: un massacro in cui 75 partigiani furono fucilati sommariamente, mentre altri caddero nei combattimenti e centinaia di persone furono arrestate e deportate da militari della Guardia Nazionale Repubblicana e truppe tedesche”.

Siamo qui dove il tradimento divenne assassinio brutale”, ha aggiunto, richiamando la necessità di “dare un nome alle cose” e riconoscere le responsabilità storiche: “Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato nazionale ha fatto schifo: fa male, ma è necessario”. Parole che restituiscono alla memoria il suo valore civile più profondo, sottraendola a ogni ambiguità o semplificazione.

Salis ha definito la salita alla Benedicta un “esercizio di ossigenazione civile”, un modo per ritrovare l’aria “sottile della verità” lontano dalle polemiche quotidiane. Ai giovani ha detto: “I valori della Resistenza devono essere la vostra bussola”. Perché libertà, giustizia e democrazia – ha ricordato – non sono mai conquiste definitive, ma beni fragili che ogni generazione è chiamata a difendere.

Daniele Borioli ha richiamato il contesto internazionale segnato da nuove tensioni: serve “recuperare la determinazione nel non pensare sia ineluttabile un conflitto mondiale”, rilanciando l’attualità dei valori che mossero i partigiani. Un richiamo che lega la memoria della Benedicta non solo al passato, ma alle responsabilità del presente.

Dalla tragedia della Benedicta, ha ricordato Salis, nacque anche un’esperienza di solidarietà e speranza: tra quei rifugi si delineava già l’idea di un Paese fondato sul rispetto reciproco e sulla dignità della persona, capace di rialzarsi dopo la guerra.

Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, ma è un atto di ribellione contro l’indifferenza”. Un invito a trasformare la memoria in responsabilità concreta, perché – in un luogo “che porta il nome di una benedizione ma ha conosciuto l’inferno” – il vero compito è restare umani, senza lasciare che quel sacrificio scivoli nell’oblio.

 Luca Beccaria