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“Respiro Incantato”

CD di Federico Gozzelino, pianista Silvia Belfiore e saxofonista Luca Magnani

Da qualche mese un nuovo interessante capitolo si aggiunto all’opera di Federico Gozzelino. Il compositore, casalese di adozione, ha al suo attivo un vastissimo corpus di opere per pianoforte, ma si è ritagliato negli anni anche una produzione per diverse tipologie di duo e dopo aver abbinato il pianoforte a voce, flauto, violino e violoncello, questa volta ha posto accanto alla sua pianista ufficiale Silvia Belfiore, il saxofonista Luca Magnani. Un musicista giovane, ma che dopo il diploma al Conservatorio di Milano ha sviluppato un notevole curriculum e soprattutto è dotato di un suono delicato e pulito, dall’impostazione classica che risulta fondamentale per le atmosfere di questo lavoro.

l titolo della raccolta, uscito in CD nella serie “Giovani talenti” e parzialmente disponibile anche on line, è “Respiro Incantato”: molto azzeccato per un lavoro pervaso proprio dalla naturalità del canto dello strumento solista. Le nove tracce del CD possono avere molti padri ispiranti, ma lasciano tutte in qualche modo l’impressione di essere frammenti di canzoni che chiunque potrebbe fischiettare per strada. Il suono del Sax non è mai forzato con ruggiti, o sovracuti, il fraseggio è pacato senza esagerato virtuosismo, tutto si concentra sulla cantabilità e la rotondità del suono.

Inevitabile che, con questo tipo di sonorità, l’orecchio vada, soprattutto nel primo brano “Preghiera”, al sassofono nella musica del primo Novecento francese. Un sax che ritornava nell’Europa che lo aveva inventato, dopo essere diventato popolare negli USA, e riscoperto da una musica che voleva infrangere il muro del classicismo, evocando la musica popolare e il jazz, ma senza il suo il timbro. L’amore per Satie di Gozzelino traspare in certe modulazioni, ma il “Valzer dell’ignoto” con il suo giocare con i temi che sembrano di derivazione popolare fa tanto pensare a Poulenc e Milhaud. Il quinto brano “Notte” con l’accompagnamento che rievoca il ragtime di Golliwog's Cakewalk di Debussy conferma questa impressione fino a farla diventare un omaggio.

La scrittura si fa più interessante e complessa nelle quattro Metafore Sonore dai titoli in perfetto stile gozzeliniano: “Creature d’arte”, “Sensazioni”, “Nubi dal cielo” e “Gabbiano”. Pezzi che vedono Magnani usare solo il sax tenore (pur padroneggiano benissimo anche contralto e soprano). Legate al timbro più scuro le atmosfere si fanno più sensuali e un certo senso cinematografiche, siamo sempre dalle parti di Parigi in autunno, ma gli episodi e le armonie sono più incalzanti, più che una passeggiata nei giardini Luxembourg ci troviamo in film dalle parti della Nouvelle vague. “Sensazioni” è perfetto per zoomare sullo sguardo sognante di una Bernadette Lafont.

Come in ogni recensione (ormai sono passati più di due decenni dalla prima) è facile prevedere che anche questa susciterà una certa perplessità nel maestro Gozzelino. Presto o tardi arriverà un messaggio dicendo “ma davvero ci ha sentito tutto questo?”. E’ il bello di una musica che lascia, nella sua semplicità, la possibilità all’ascoltatore di riempire i vuoti. In un’epoca di immagini iperdidascaliche che non danno spazio all’immaginazione è come dedicarsi alla lettura di un buon romanzo. E anche di questo dobbiamo essergli grati.

a.a.

FOTO. Luca Magnani