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“Qualcosa là fuori” in unione con Conzano
“Musica in Sinagoga” riprende domenica 11 giugno
Nel 2050 il surriscaldamento globale ha reso l'Italia invivibile: incolonnati a migliaia i profughi ambientali marciano, tentando di raggiungere la penisola scandinava, l'unico luogo in Europa dove cresce ancora l'erba, mentre ovunque è polvere, desolazione e anarchia. E' l'ambientazione generale di “Qualcosa là fuori” romanzo di Bruno Arpaia, edito da Guanda e presentato dall'autore domenica 4 giugno alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato. Un incontro con uno scrittore sicuramente “di classe” vincitore di un premio Selezione Campiello e nella cinquina dello Strega. Per di più con un interlocutrice preparata come Roberta Trapé linguista dell'Università di Melbourne. Da segnalare come l'appuntamento sia stato inserito nel COCOAA Art Festival 2017, capace di unire Casale e Conzano e per questo introdotto dalla direttrice della rassegna Renata O'Connel.
Anche se il romanzo di Arpaia non è strettamente legato all'ebraismo, l'esodo di massa verso una terra promessa è un tema caro tanto al mondo biblico, quanto alle cronache dei media contemporanei che spesso sono stati oggetto di dibattito nel cortile delle Api, a fianco della Sinagoga. Per di più dopo l'annuncio che gli USA usciranno dal trattato di Parigi l'argomento “scotta”. Aggettivo molto pertinente per descrivere le pagine di un romanzo dove si respira il deserto in modo estremamente realistico. E non è solo lo sfondo a essere plausibile. La vividezza dei personaggi è una delle caratteristiche della narrazione. Arpaia fornisce ad ognuno una storia, a cominciare da Livio dal Mastro, l'anziano professore napoletano disilluso, che tuttavia si sottopone a questo viaggio pagando le valchirie scandinave della Transhope, la sua vicenda di uomo di successo, si intreccia con quella delle tante persone una volta “normali” che incontrerà lungo il cammino della speranza. Un realismo che rende il romanzo bello e terribile. Non ci sarà nessun Mad Max a percorrere queste pianure riarse per vendicare le ingiustizie. Solo l'amicizia o il senso di appartenenza al genere umano possono combattere la disperazione, oggi come nel futuro.
“Di solito in queste presentazioni il romanzo viene etichettato come apocalittico, postatomico, fantascienza, io mi definisco uno scrittore transgender – scherza Arpaia - Penso che i romanzi non debbano essere definiti da un genere, ma permettano ad un autore di esprimersi liberamente su un argomento”. Per Arpaia quindi il romanzo è un monito: attenzione rischiamo di finire così e probabilmente prime del 2050. “Nel romanzo stato troppo ottimista: la descrizione delle desertificazione che colpisce la California nel 2038 è in realtà qualcosa che ho preso dai giornali del 2016. Nel libro l'America del 2050 è governata da un presidente xenofobo che caccia ogni straniero dagli USA e ovviamente non è sensibile alle problematiche ambientali. L'avevo scritta quando Trump non si era nemmeno candidato”. Le immagini delle moltitudini che percorrono i deserti in cerca di un destino migliore, quelle ci appaiono ad ogni telegiornale. L'orologio del pianeta, insomma, ha messo avanti le proprie lancette e la letteratura, come spesso capita, parla al futuro per descrivere il presente.
La prossima settimana la Comunità Ebraica di Casale Monferrato sospende l'attività nel pomeriggio di domenica 11 giugno per una cerimonia privata, ma riprende la sera stessa alle 21 con il terzo appuntamento di “Musica in Sinagoga”. Il concerto sarà dedicato a Romanticismo ed Ebraismo. Suonerà il Quartetto Ancina, formato da Alessandro Chiapello - violino, Flavia Giordanengo - viola, Amedeo Fenoglio - violoncello, Andrea Stefenell – pianoforte. L'ingresso è libero.
(a.a.)
FOTO. La presentazione nel cortile delle Api






