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Casale Coro in....
...Cattedrale per commemorare gli 800 anni dalla morte di San Francesco
Chissà cosa avrebbe pensato San Francesco del Requiem di Mozart… Forse nemmeno Calvino nelle sue “interviste possibili” sarebbe riuscito a concepirlo.
Certo la semplicità della lauda medievale, così amata dal poverello d’Assisi, non sembra esattamente affine allo stile monumentale con cui Mozart riveste la liturgia per i defunti. Il Coro di Casale, però, ci ha visto un’affinità: in fondo la francescana “sorella morte corporale”, arriva pietosa per tutti. In particolare, in questa trascrizione di Carl Czerny in cui l’orchestra è sostituita da due pianoforti: se togli in fuoco infernale degli archi del “Confutatis” è naturale che sia la “pietas” a brillare.
Lo spiega la presidente di Casale Coro Fiorenza Lusona, lo ribadisce il vescovo di Casale, Gianni Sacchi, in questo concerto di sabato 3 ottobre nella Cattedrale per commemorare gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Il Patrono d’Italia è stato definito “Il primo dopo l’Onnipotente” e nella musica di Mozart, dopo la potenza divina incarnata nel “Rex Tremendae Maiestatis” c’è anche la ricerca dell’essenziale, specie quando si confronta con la parte più umana del mistero della morte.
Al di là degli spunti teologico - musicali, si è trattato di un concerto che non ha deluso le attese: Duomo gremito, (onorevole Enzo Amich in prima fila) e l’occasione per ascoltare il Coro in uno dei brani più consolidati del suo repertorio. Con il Requiem K 626 ha addirittura debuttato nel 1997 (molti coristi dichiarano di sapere la partitura a memoria), per di più l’alleanza con il Coro Haendel di Trofarello, diretto da Gabriele Manassi, e l’Opera dei Ragazzi, diretta da Erika Patrucco, amplifica il volume.
Ma senza togliere nulla alla direzione di Giulio Castagnoli sono stati i solisti provenienti dal Teatro Regio di Torino il tratto distintivo dell’esibizione. Laura Lanfranchi soprano, Roberta Garelli contralto, Luigi Della Monica tenore, ma una menzione speciale va al basso Alessandro Agostinacchio: quando attacca il “tuba mirum” le vibrazioni della sua voce sembrano davvero poter scoperchiare i sacelli. Tanti applausi e per bis il “Lacrimosa” che spande proprio quella pietà che San Francesco dedicava a tutto il creato.
Alberto Angelino






