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Pietro Secondo Radicati

Deciso, divisivo e rigoroso... L'intervento di Alberto Lupano

Deciso, divisivo e rigoroso: sono queste le caratteristiche che emergono dal ritratto di Pietro Secondo Radicati tratteggiato dalle ricerche promosse dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti (Spaba) e confluite nel volume “Pietro Secondo Radicati di Cocconato e Cella. Vescovo-conte di Casale (1701-1728)” presentato venerdì 1° dicembre nella Sala Cavalla del Seminario di Casale, testo che riprende le relazioni dell’omonima giornata di studi svoltasi a Torino nel 2013.
In apertura, il saluto del direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi, architetto Raffella Rolfo, che ha ricordato il convegno torinese e ha ringraziato il presidente della Spaba Aldo Actis Caporale per aver scelto Casale per la prima presentazione del volume. E proprio Actis Caporale ha introdotto le relazioni degli studiosi ricordando il legame della Onlus torinese con Casale, testimoniato dall’organizzazione dell’ormai mitico IV Congresso di Antichità e arte del 1969 e del convegno sulla travagliata vicenda della non-presenza dei Gesuiti in città, avvenuto nel 2005.
Alberto Lupano, in apertura del suo appassionato intervento, ha accennato alla singolare coincidenza di data: «Il primo giorno di dicembre ricorre l’anniversario della morte di Pietro Secondo Radicati e il martirologio romano ricorda il martirio di S. Evasio, patrono di Casale», per poi diffondersi sulla vicenda umana e politica di Radicati, che fu lungamente spiato dalla corte sabauda alla ricerca di un pretesto per destituire questo vescovo «curialista, filogesuita, sempre schierato dalla parte del papato e che applicava il diritto canonico senza se e senza ma» in un’epoca in cui prevalevano le posizioni giurisdizionaliste che miravano ad affermare l'autorità della giurisdizione laica su quella ecclesiastica. Si trova infatti presso l’Archivio di Stato di Torino tutta la produzione di materiale documentario delle spie della corte torinese, che arrivarono a scandagliare gli aspetti più privati della vita quotidiana del presule senza però trovare nessun appiglio per intentare un processo canonico.
Era dunque un personaggio “scomodo” Pietro Secondo Radicati, che applicava il diritto canonico senza sconti, inimicandosi la nobiltà casalese quando interveniva con pugno di ferro per proibire la scandalosa abitudine delle nobildonne casalesi che rompevano la clausura dei conventi (femminili ma anche maschili) per fare la questua e pagare i predicatori “di grido” che arrivavano in città in periodo di Quaresima, o quando arrivava a scomunicare il conte Nemours di Frassinello per una disputa sorta durante la processione del Corpus Domini; ma che non faceva sconti nemmeno ai prelati, come quando fece abbattere la porta dell’abbazia di Grazzano perché i canonici si ritenevano esenti dalla sua autorità e non volevano che si svolgesse la visita pastorale da lui ordinata.
Ma Casale «deve una riconoscenza imperitura al suo vescovo per il capolavoro diplomatico e giuridico compiuto in occasione dell’assedio del 1706, quando perorò la causa cittadina davanti al principe Eugenio di Savoia e a Vittorio Amedeo II salvando Casale dalla distruzione».
La parabola di Radicati terminò con un trasferimento a Osimo (dove il vescovo sarebbe morto 17 mesi dopo) nel 1727, frutto di un accordo tra la Santa Sede e la corte torinese, che davvero non doveva vedere l’ora di sbarazzarsi di questo personaggio che non era disposto a fare sconti a nessuno quando si trattava di difendere il diritto ecclesiastico.
La storica dell’arte Laura Facchin si è invece soffermata sul ruolo che ebbe Radicati nella produzione artistica nella Diocesi di Casale, rilevando la sua importanza per i numerosissimi interventi a favore di chiese del territorio in un momento storico in cui altrove questa spinta si era ormai esaurita da tempo.
Da ricordare, a Casale, la serie di opere commissionate per l’ammodernamento del palazzo vescovile che era in pessime condizioni (come peraltro tutto il centro cittadino, a seguito dell’assedio dei Savoia), tra le quali la costruzione della cappella vescovile, la realizzazione della decorazione pittorica del soffitto del salone contente l’arma Radicati e attribuibile al pittore trentino Giacomo Parravicino detto il Gianolo, e l’acquisizione di arredi di prestigio di cui oggi rimane traccia solo negli inventari dell’epoca custoditi presso l’Archivio Diocesano.
Di grande importanza anche la riqualificazione dell’area presbiteriale e la commissione per l’altare maggiore “alla romana” in marmo policromo per la Cattedrale, per la realizzazione del quale vennero interpellati artisti dell’ambiente gesuitico torinese, e che testimoniano il carattere di innovatore del vescovo.
In conclusione, non poteva mancare una citazione per il singolare e stretto legame tra Pietro Secondo Radicati e il convento delle Domenicane di Santa Caterina, l’edificio casalese che meglio di tutti presenta ancora oggi vestigia dell’epoca e dell’azione di questo importantissimo vescovo.
Con alcune domande del pubblico si è conclusa una presentazione libraria a lungo attesa, che ha il merito di fare luce su una figura di spicco della storia casalese finora poco approfondita, e che ben si inserisce tra gli appuntamenti culturali per le celebrazioni per i 550 anni di fondazione della Diocesi appena iniziati.

Bruna Curato