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'Drovetti l’Egizio' in Accademia Filarmonica
Il libro di Caponetti presentato giovedì 17 da Dionigi Roggero e Serena Monina
Alla Accademia Filarmonica (palazzo Treville, via Mameli), giovedì 17 alle 18 Dionigi Roggero e la presidente Serena Monina presentano insieme all’autore Giorgio Caponetti il libro “Drovetti l’Egizio. L’avventurosa vita del collezionista alle origini del Museo Egizio di Torino” (Utet).
Oltre 150 papiri, 5000 gioielli (compresi numerosi scarabei), 150 statue, decine di mummie. Questa è solo una parte del patrimonio che nel 1829 Bernardino Drovetti riportò con sé in Italia dall'Egitto, dove aveva passato gli ultimi ventisette anni della sua incredibile vita. Nato nella provincia piemontese (Barbania, Torino 4 gennaio 1776), Drovetti si era mostrato da subito ambizioso e intraprendente. Soldato nell'esercito napoleonico impegnato in Egitto, poi ufficiale di campo del generale Gioacchino Murat durante le campagne d'Italia, nel 1802 fu mandato ad Alessandria d'Egitto, prima come viceconsole, poi come console generale di Francia incaricato di avviare dei nuovi rapporti commerciali con il Cairo. Ma Drovetti non si limitò alla sua pur prolifica attività diplomatica alla corte del viceré della Sublime Porta ottomana, Mehmet Alì Pascià. Appassionato di reperti e scavi, ancora prima che gli esploratori inglesi cominciassero le spedizioni per completare gli spazi bianchi rimasti nelle mappe del globo, si avventurò per l'Egitto a caccia di antichità e monumenti, intercettando la neonata passione europea per l'archeologia. Per anni Drovetti "l'Egizio" si destreggiò abilmente tra i rivolgimenti della storia, tra imperi che crollavano, guerre civili e abdicazioni, facendo arrivare in Italia le ricchezze che costituiscono oggi il nucleo iniziale del Museo Egizio di Torino (e fondamentale fu l’interessamento di Carlo Vidua, conte di Conzano), oltre a svariati pezzi finiti poi ad arricchire le sale del Louvre, del Neues Museum di Berlino, o le collezioni esposte a Vienna, Ginevra e Monaco.
Drovetti morì a Torino il 9 marzo 1852, e fu sepolto nel Cimitero monumentale di Torino. La sua tomba è composta da un busto appoggiato su una base in stile egiziaco opera dello scultore Giovanni Albertoni. Un suo busto con lapide si trova all'ingresso del Museo Egizio di Torino.
Caponetti (Torino 1945) nella sua vita ha svolto i più disparati lavori: è stato creativo pubblicitario, allevatore e addestratore di cavalli, istruttore d’equitazione, regista e conduttore di grandi eventi equestri, autore di documentari, docente universitario. Ha esordito come scrittore nel 2011 con il romanzo 'Quando l’automobile uccise la cavalleria' (Marcos y Marcos, 2011), giunto ormai alla nona ristampa, pubblicando poi, sempre per Marcos y Marcos, 'Due belle sfere di vetro ambrato' (2013), 'Venivano da lontano' (2014), 'La carta della regina' (2015) e 'La disfida' (2016). Con Utet ha pubblicato 'Il Grande Gualino. Vita e avventure di un uomo del Novecento' (2018) e con Brioschi 'La leggenda del cavallo verde' (2021).l.a.
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