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Giacomo Soffiantino ad Alba
Grande retrospettiva - A Casale per Grafica ed Ex Libris
E' in corso ad Alba alla Fondazione Ferrero una retrospettiva dedicata a Giacomo Soffiantino dal titolo "Tra oggetto e indefinito"
Nato nel 1929 a Torino è mancato il 27 maggio 2013. Allievo di Francesco Menzio e Mario Calandri all’Albertina, Soffiantino ha esposto in numerose mostre tra cui ricordiamo la Biennale di Venezia del 1956, la Biennale di Biella del 1963 (vincitore del 1° Premio) e, nel nostro territorio, il “Premio Casale” del 1954, l’esposizione a Palazzo Langosco del 1972, l’antologica a Palazzo Guasco di Alessandria del 1989, la grande mostra di grafica “Pagine Incise” a Cavatore con catalogo, l’esposizione sempre di incisioni a Palazzo Cuttica di Alessandria del febbraio 2008. Da segnalare la partecipazione alle Biennali di “Grafica ed Ex Libris” a Casale nel 1999, 2005, 2011, 2013, e 2015.
La pittura di Soffiantino, i grandi quadri esposti ad Alba, ci lascia affascinati dal gioco di luci e ombre quasi come se il sole entrasse nelle sue opere. L’interesse è senz’altro per la natura che viene espressa con germogli, radici, fiori, arbusti che si intrecciano e riempiono l’opera ma, non solo, si riconoscono anche reperti di crani e bucrani, fossili, conchiglie che segnalano la caducità delle cose e anche la loro storia, il loro vissuto.
Sono entrato diverse volte nel suo studio in via Lanfranchi, dietro la “Gran Madre”, a Torino e ogni volta rimanevo stupito nel vedere un caos pazzesco di oggetti su ripiani o appesi alle pareti che ritrovavo sulle tele dipinte, appoggiate sul cavalletto e nella stanza, il suo mondo, l’anima delle cose semplici. Soffiantino mi aveva preparato la cartella con alcune incisioni da esporre a Casale Monferrato alla Biennale “Grafica ed Ex Libris” (per la prima volta nel 1999) su sollecitazione di Francesco Tabusso che aveva chiamato a raccolta tutti gli artisti torinesi: Alfredo Billetto, Romano Campagnoli, Francesco Casorati, Mauro Chessa, Enrico Colombotto Rosso, Franco Fanelli, Francesco Franco, Vincenzo Gatti, Gino Gorza, Pino Mantovani, Mario Surbone.
Anche le opere incise sono piene di segni sottilissimi e grovigli, macchie scure che giocano con contrasti chiaroscurali affascinanti e misteriosi, ove sempre domina la natura.
La figlia Carlotta nell’introduzione al catalogo parla di suo padre che l’accompagnava da bambina nei boschi e qui lui raccoglieva foglie, rami, tronchi, insetti, sassi e insieme restavano ad osservare il gioco di luci e ombre tra le fronde degli alberi… proprio per questo ha voluto intitolare lo scritto “Segni di vita”.
Pio Carlo Barola
--Fondazione Ferrero, Alba (CN) dal 7 maggio al 30 giugno 2022; orario tutti i giorni 15 – 18;
ingresso libero; tel. 0173. 295259.
A cura di Luca Beatrice, Michele Bramante e Adriano Olivieri.






