Notizia »
Laura Rossi e... la pandemia - di Aldo Timossi
Calendario (con copertina S. Evasio) e serie di disegni che meriterebbero di uscire dallo studio dell’artista, raccolti in un volume d’arte
“La pandemia vissuta da Lalla” potrebbe essere il titolo del calendario da tavolo che la pittrice Laura Rossi omaggia agli amici per il 2022, dopo un anno di assenza. Finalmente chiudo il ’21, dodici mesi vissuti girando le pagine di un almanacco promozionale di azienda che produce terapie mediche (con moglie nella Sanità, dalle penne al tappetino mouse, intorno è tutto firmato medicinale).
Negli ormai due anni di Coronavirus circolante, dal lapis “blakwing” di “Lalla” sono scaturiti sessanta disegni. Scoperti man mano, grazie alle mail e ai messaggi watshapp che il consorte Luigi Angelino, con paziente cortesia mi ha fatto avere giorno dopo giorno, in un gradito “working in progress”, lavoro in corso.
Disegni che spaziano ben oltre i confini nazionali, nati nel momento in cui - dicembre 2019 – l’artista si prepara ad illustrare la crociera che “Il Monferrato” organizza ogni anno con il tour operator STAT. Commenta oggi: “Mi accingevo al disegno preparatorio dell’incisione da trasferire nel piatto omaggio ai monferratini ospiti della “Costa Luminosa”, destinazione Caraibi e Messico. Rimasi colpita dalle piramidi delle civiltà azteche e maya”. Dalla matita nasce, dopo il particolare di un volto indigeno scolpito nella pietra, l’immagine di uno dei monumenti del sito archeologico di Chichén Itzá, che i croceristi ammireranno all’inizio di Febbraio. E’ l’incisione che apre l’almanacco 2022, “viaggio nei ricordi…”, preceduta in copertina dall’omaggio a Sant’Evasio; il disegno è tratto da una formella (ai più sconosciuta perché murata in alto, tra il mattonato del campanile di sinistra, verso via Liutprando) che lo ritrae in paramenti e mitria da Vescovo, mentre regge il libro delle Scritture, su cui poggia il caseggiato dell’allora Sedulia, oggi Casale Monferrato.
Sempre lavorando tanto, con la pandemia in crescita e l’ansia provata da ciascuno di noi, “in una solitudine che mi faceva sentire protetta, ma che anche mi rendeva fragile” come lei stessa scrive nell’incipit del calendario, dalla matita “grassa” (per un disegno artistico particolarmente espressivo e vibrato), nascono sul cartoncino le istantanee di altri luoghi e scorci artistici visti nel passato. Febbraio offre un particolare della Cattedrale di Canterbury, nel Kent inglese, con i complessi stemmi dei Tudor, regnanti (1485 - 1603) all’epoca della costruzione. “E’ l’unica volta che mi pento del bianco e nero”, commenta, rammentando i vivaci colori, celeste/arancio/rosso/giallo oro di quelle insegne.
Per il mese di Marzo si “scende” nel sud della Francia, due passi da Marsiglia, Arles, con un particolare di Santi e Beati sulla facciata della chiesa dedicata a San Trofimo, costruita nel periodo 1100-1152. Tempio assai noto ai pellegrini avviati sul cammino di Santiago di Compostella, e nel cui ampio portale un tripudio di sculture offre, con la benedizione del Cristo in maestà, un compendio illustrato di tutta la vita cristiana, dal peccato originale dei progenitori fino al giudizio universale, propone l’esempio degli apostoli e dei santi, descrive simbolicamente il conflitto tra il bene e il male.
Proseguendo verso occidente, ormai in territorio spagnolo e sui passi del “cammino” verso Santiago, Aprile presenta il particolare di una formella con la Deposizione del Cristo morto, nella cattedrale di San Domenico de la Calzada. Il tempio accomuna stili diversi, affiancatisi fin dalla prima chiesa romanica inaugurata nel 1106. L’interno contiene il “retablo major”, singolare e imponente pala d’altare, con scene della Bibbia, opera rinascimentale plateresca di Damiá Forment: una Cappella Sistina in legno scolpito.
Incastonata tra le spiagge della Costa Brava e i monti Pirene, ecco la Catalogna. Laura Rossi presenta ancora un momento di spiritualità (siamo a Maggio) salendo tra le rocce di pietra grigia nel massiccio che ospita la basilica di Montserrat. E commenta essere “un viaggio nella geologia della conformazione della montagna, nell’architettura della chiesa, di un ocra che il sole rende più brillante con ombre che tratteggiano i particolari delle statue e delle colonne, infine nella fede che quando entri e passi davanti alla Madonna sovrapponi immagini di Crea e di Oropa”. L’incisione fotografa le statue della facciata, opera di fine ‘800/inizio ‘900, dopo la rovina durante la guerra napoleonica, ma l’attenzione è per quella Madonna nera in trono, scultura del XII secolo, scurita dal tempo e dal nerofumo delle candele, che tanto somiglia a quelle di casa nostra! E proprio a Crea l’artista dedica altre immagini, fuori calendario, perché quel Santuario è il suo “vero luogo del cuore, dove si sale quando la vita presenta percorsi difficili e duri da accettare, e si va dalla Madonna, ma non per chiedere, per ringraziare”.
Eccoci con Giugno in Italia, a Napoli, percorrendo Via dei Librai, “stretta ma piena di cose, di colori, di odori”. In un piccolo slargo, la statua del dio Nilo, “un Nilo partenopeo, mollemente sdraiato, tenendo in mano una cornucopia, guarda i passanti”. Scultura marmorea del II/III secolo, quando nella zona si stabilirono numerosi egiziani che, malvisti dai napoletani, quasi per sfida eressero il ricordo marmoreo del loro dio fiume! Mentre la matita traccia le linee del monumento, Lalla rammenta “la statua del Po, relegata in un angolo della Società Canottieri di Casale, e che ho amato fin da piccola”! La somiglianza tra le due opere è impressionante, e piace accostarle ai marmi del Po e della Dora in Piazza CLN a Torino.
Voltando la pagina a Luglio, un organo di chiesa. Siamo nel piccolo tempio cattolico del quartiere Begijnhof, parte occidentale del centro di Amsterdam. Un “magnifico strumento barocco, di quei legni caldi, che odorano di cera e che con le loro volute coinvolgono anche la rigidità e la maestosità delle lucenti canne; seguo le sue volute ed immagino ancora una volta di sentire una corale di Bach”. Sovente nelle incisioni troviamo preziosi e complessi strumenti di musica ecclesiali, dalla Madonna delle Grazie di Moncalvo a Frassineto e Castell’Alfero, da St. Tropez ad Amalfi e Amsterdam.
Un “ferragosto” di qualche anno fa, Lalla e Luigi si trovano nel luogo magico della neolitica Stonehenge, contea inglese del Wiltshire. Nuvoloni neri, pochi visitatori, “ci avvolge il silenzio e le pietre sembrano raccontate la loro magia”. Lalla, scuola naturalista, schizza rapidamente una veduta di quei massi, cercando di interpretare il sito “fino a farne parte fisicamente, a cercare tracce del suo passato”. Passato e presente che troviamo fissati nell’incisione del mese di Agosto.
La tiepida brezza marina di Barcellona accompagna le settimane di Settembre e ci trasferisce tra le navate del Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, meglio noto come la Sagrada Familia. Opera monumentale dalla storia tormentata. Primitivo, snello progetto del 1877, ma qualche anno dopo arriva l’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano, con disegno a torri e triplice facciata, talmente grandioso che l’inaugurazione/consacrazione reca la data, udite-udite, del 7 novembre 2010 con papa Benedetto XVI. E non è finita! Di tanta maestosità, l’incisione di “Lalla” coglie un particolare delle volte, e peccato che anche stavolta il bianco/nero non possa rendere l’effetto cromatico della luce che si diffonde dalle vetrate laterali.
Ancora vicini alle spiagge del mare che sull’altra sponda raggiunge le Baleari, Ottobre offre allo sguardo l’emblema della città di Valencia, un rombo equilatero con quattro barre rosse su sfondo giallo, sormontato dalla corona reale. E’ retto da due figure che potrebbero ricordare nobili regnanti, singolarmente raffigurati con grandi ali tanto da sembrare angeli.
Novembre ci accoglie con uno scorcio della Via Dolorosa di Gerusalemme, percorsa dall’autrice nei giorni precedenti il Natale. E’ il tragitto che secondo la tradizione fece Gesù fino al Golgota. Osserva che la strada è stracolma di “venditori di abiti, di pane, di succo di melograno, il vociare e la folla non mi concedono la concentrazione che mi sarei aspettata”. In cima, la Basilica del Santo Sepolcro, che ingloba il Calvario e il sepolcro di Gesù: “entro nel tempio e lì, davanti al Sepolcro, mi sento permeata di secoli di storia… ma è un attimo”.
Per congedarsi dal 2022, Laura Rossi ha scelto un’immagine quanto mai attagliata, colta nella cattedrale romanica di San Lazzaro ad Autun, nel dipartimento francese Saona-Loira. Un angelo sveglia i Re Magi dormienti sul letto di bambù, “rudi, barbuti, ma teneri”, ne prende dolcemente per mano uno di loro, indica la stella e sembra quasi dire “alzatevi, è tempo di andare, è nato il Salvatore…”.
Per dodici mesi, altrettante incisioni ci hanno portati in giro per il Mondo, rese più vive e calde dai commenti che Lalla ha voluto inserire, descrivendo lo stato d’animo del momento in cui decise d’immortalare il soggetto. Appena dodici, ma potevano essere almeno uno a settimana. Molti li ho visti, ancora “caldi” della traccia lapis, sui periodici messaggi di Luigi, tanti altri sarei curioso di gustare. Luoghi d’Italia, da Venezia ad Issogne, dai Giardini del Vaticano a Santa Fede di Cavagnolo, alla città pontificia di Anagni (un regalo al sottoscritto, ivi trapiantato) e al Castello di Fumone (prigionia di Celestino V, Papa del “gran rifiuto”). E tanti dall’estero: Lubiana, Anversa, Corfù, Delft, Malta, Colonia, e cosivvia. Un florilegio di belle incisioni su scorci particolari, spesso ignorati e poco conosciuti, che meriterebbero di uscire dallo studio dell’artista, raccolte in un volume d’arte da collezionare insieme agli ormai attesi, tradizionali calendari dell’anno.
aldo timossi
FOTO. La copertina del calendario d'autore






