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Casale ricorda la nascita di Beethoven e Soliva
Grazie a Coaloa, al Castello, 'Enoteca Regionale
Nel 2020 non ci sarà concerto che non avrà qualche nota destinata a ricordare i 250 anni della nascita di Beethoven e anche Casale non farà eccezione, basti pensare alla monumentale nona sinfonia che ci aspetta l'11 gennaio al Teatro Municipale. Nell'attesa meglio farsi un ripasso, scoprendo magari che il compositore è più legato al Monferrato di quanto non si creda.
Roberto Coaloa, storico, scrittore, ex allievo dell'istituto Soliva e soprattutto grande narratore ha scelto la domenica perfetta per raccontarci questa connessione: uggiosa quanto basta per raccogliersi al caldo a chiacchierare con calice di rosso in mano (considerando che anche Beethoven amava il vino del Reno). Un vero peccato che l'Enoteca Regionale del Monferrato non abbia un caminetto.
Però ha un pianoforte, e quindi Adela Malo, giovane allieva di Matteo Corda all'Istituto Soliva accorda subito la serata eseguendo il terzo tempo di quella sonata "Al chiaro di Luna" che Glenn Gould definiva "la prima hit della storia della musica". Poi Coaloa comincia a parlarci di uno, cento mille Beethoven: quello delle biografie, quello della tradizione letteraria, quello tedesco e persino quello in salsa piemontese.
Sì perchè noi diamo per scontato che le sinfonie di "Ludwig Van" fossero come album di Lady Gaga e ognuno fosse scaricato su Spotify appena usciva, ma siamo ai primi del 1800 e come ci ha fatto scoprire Giorgio Pestelli in un suo saggio su "Beethoven a Torino e in Piemonte" qui siamo rimasti all'oscuro del genio fino alla fine del suo secolo. Coaloa però ci ricorda che c'era invece un Casalese che poteva vantare di essere in confidenza con lo scontroso compositore: era la nostra gloria musicale Carlo Evasio Soliva, che siccome gravitava sul milanese poteva attingere a una maggior conoscenza dei compositori viennesi (con cui condivideva anche la casa editrice).
E' incredibile quanto poco sappiamo di un uomo che ha composto un'opera per La Scala nel 1816 con tanto di recensione di Stendhal (che afferma come Soliva fosse meglio di Mozart), ha fondato il conservatorio di Varsavia, diretto il primo concerto di Chopin, suo allievo per 9 anni, è stato maestro di cappella dello Zar Nicola I, era a Parigi nel circolo di George Sand, è stato ritratto da Delacroix ed sepolto tra Bellini e Chopin al cimitero di Père Lachaise a Parigi, nella zona vip!
Tra quello che ci rimane di lui però troviamo alcuni autografi di Beethoven che ringrazia il nostro casalese nel 1821 per una composizione, poi descrive il suo incontro con lui il 9 giugno del 1824 e infine per sdebitarsi compone per Soliva un canone a due voci con tanto di dedica in italiano firmata il suo "amico Luigi van Beethoven" e Beethoven non era uno che usava la parola amico alla leggera.
Un lavoro di ricerca di Coaloa che completa quello intrapreso sotto la guida di Sergio Martinotti per il Convegno su Soliva promosso dagli Amici della Musica nel 1999, ma che ha anche una parentesi più moderna: la riscoperta piemontese di Beethoven arriva infatti a fine '800 per opera di un cenacolo di artisti e intellettuali di cui fa parte anche Leonardo Bistolfi, affascinati dall'aurea decadente con cui ammantano il compositore-eroe, capace di suscitare passioni che trascendono la ragione e ben esemplificate dal racconto "Sonata a Kreutzer di Tolstoj", scrittore amatissimo dal gruppo (Cesare Lombroso andrà addirittura a conoscerlo). Elio Botto è chiamato a leggerne alcune pagine.
Il che porta Coaloa a lanciare un appello molto condiviso: perchè non collocare il bellissimo busto in gesso che proprio Bistolfi ha realizzato di Beethoven, e oggi bisognoso di restauro nei depositi del museo, nel posto che gli compete di più: vale a dire al Teatro Municipale di Casale Monferrato? Infondo tutti i teatri del mondo espongono nel foyer la loro galleria di musicisti e almeno fino agli anni 40 lì ci doveva essere anche un ritratto di Soliva di cui si sono perse le tracce.
Come se non ce ne fosse abbastanza per stimolare la curiosità si scopre anche di Beethoven antesignano del jazz, ma qui si va sullo specialistico parlando di "costruzione della frase musicale". Però la serata si conclude con un professionista in materia: Lenny De Luca,(foto) pianista, compositore e produttore a cui Beethoven fa venire le passioni incendiarie di Astor Piazzolla, gli ultimi sorsi di vino accompagnano un accattivante ibrido tra Libertango e la quinta sinfonia.
Alberto Angelino






