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“Parla pa”

Monferrini in Sicilia dal 1080

  Quanto Piemonte c’è ancora oggi in Sicilia, da quando e perché è stato il tema dell’incontro “Parla pa” organizzato sabato scorso presso la Biblioteca Civica di Moncalvo dal Centro Civico Montanari e dall’Aleramo Onlus in collaborazione con la Biblioteca e con il patrocinio del Comune di Moncalvo oltre che del Centro Studi Paesaggio Culturale del Monferrato.

La prima presenza dei monferrini in Sicilia risale al medioevo (esattamente nel 1080) quando, gli Aleramici sbarcarono sulle coste dell’isola, in seguito al frazionamento della marca aleramica e al suo conseguente impoverimento. La destinazione fu alla volta di una regione, ai tempi florida ed economicamente fiorente, figlia di una dominazione araba e agli esordi di quella normanna. Fu la prima e unica emigrazione nella storia dal nord verso il sud le cui tracce, nell’architettura, nei documenti e nel fonema linguistico sono tutt’oggi presenti. Il fenomeno migratorio interessò circa 2000 persone. Una delle figure cardini fu Adelaide (Adelasia), nipote di Bonifacio del Vasto, che a soli 15 anni sposò Ruggero I di Sicilia, di 50 anni più grande di lei; fu un matrimonio politico voluto dall’Impero Svevo che, nella popolazione nordica, vedeva grande propensione e abilità nelle questioni amministrativa di cui l’Impero normanno abbisognava. Con il fratello Enrico del Vasto il cuore aleramico sopravvisse in Sicilia per ben 3 secoli. Tra le diverse e maggiori titolature che emigrarono in Sicilia, quali furono i Del Vasto, gli Incisa, i Lancia e i Del Carretto, quest’ultimi vi restarono fino ai primi del ‘700.  Il secondo flusso migratorio dal nord al sud, avvenne nel 1240 da parte degli abitanti dell’allora Langobardia. Ad oggi, in Sicilia, sono censite almeno 40 località (prevalentemente concentrate nel centro est), che attestano la presenza aleramica, ovvero il possesso di beni e di feudi aleramici; gli stessi aleramici protagonisti di 4 diverse e importanti dinastia quali furono quella normanna, sveva, angioina e aragonese. All’apprezzato lavoro di studio e ricerca adoperato e presentato da Roberto Maestri in apertura di convegno, è seguita l’analisi lessicale e fonetica presentata dal linguista dell’Università degli Studi di Firenze Leonardo Maria Savoia introdotto dal presidente del Centro Civico Montanari Giuseppe Prosio con la moderazione di Maria Rita Mottola dell’Aleramo Onlus. Ad intervallare i due momenti, le appassionate letture di poesie dialettali da parte di Giorgio Milani. Tra i testi selezionati: Il Munfin di Cesare Vincobrio, il Tartufo di Vincenzo Buronzo e la Bagna Cauda di Giacomo Lombardo. L’influenza dei dialetti Gallo-Italici (così sono definiti i dialetti del nord per l’influenza romanza e francese) ha dunque modificato parte dei dialetti siciliani, dal lessico alla fonetica fino alla morfologia, in cui, anche l’esito sonoro delle consonanti ne è caratteristica. Acquista quindi consistenza scientifica la diretta relazione genealogica che lega qualsiasi varietà dialettale romanza con la lingua madre qual è il latino, se ne è accertata con certezza l’influenza nel dialetto di ben 40 aree siciliane.  

Chiara Cane