Notizia »

Le ultime opere di Marco Porta

Fino al 30 giugno in Sinagoga

Quanti significati ci possono esserci nel semplice camminare o tracciare linee su un foglio. La risposta forse dipende da quanti passi e quante linee si fanno. Per raccontare la mostra di Marco Porta che si è inaugurata domenica 19 maggio alla Comunità Ebraica di Casale bisogna partire da questa variabile, che poi significa parlare di tempo. Anche perché un aggettivo che definisce il suo trascorrere è già nel titolo “Le ultime opere di Marco Porta”.

“Ultime” è un termine che contiene, però, un significato un po' troppo definitivo. Porta stesso ci prova a scherzare dicendo che non conoscendo il suo destino, non si sa mai quanto sia “ultima” l'opera che sta facendo. Una frase che gli costa uno scappellotto da Elio Carmi, Vicepresidente della Comunità, perché in realtà questa mostra è esattamente l'opposto: siamo in un “neverending expo” in cui ogni nuova opera è sempre l'ultima proprio perchè è chiamata a scandire il trascorrere dei giorni con a sua presenza.

Tutto nasce dopo l'ultima personale di Porta “Sono un artista rionale - continua a celiare - l'ultima mostra l'ho fatta 5 anni fa a Palazzo Vitta nello stesso isolato” ma dopo ha cominciato a pensare seriamente di non esporre più, però qualcosa lo ha fatto riflettere sul tema della prigionia e dei giorni che passano. Nasce l'idea, anzi, le due idee che costituiscono il nucleo di questa mostra. La prima è quella di misurare con i suoi passi la superficie minima di una cella (4 metri quadri). Cammina e cammina sulla tela ogni giorno, per la lunghezza delle sue solite passeggiate, raccogliendo circa 20.000 passi, finché questa diventa un'unica superficie scura dove si intravvedono le sue impronte. La seconda idea è quella di misurare il tempo attraverso il normale decadimento del senso della vista. Ecco che nascono una serie di disegni apparentemente sempre uguali: raggiere di linee tracciate a mano libera che teoricamente dovrebbero essere sempre più imprecise. Opere che hanno tutte una particolarità: Porta ci ha lavorato nella stessa Comunità Ebraica, pervaso dallo spirito del luogo. E qui continuerà a lavorarci perchè l'esperimento non si è ancora concluso e ci saranno sempre “ultime” opere. C'è solo un'eccezione: uno di questi sottili fiori di china si interrompe. E' quello che saluta la vita spezzata di Victoria 'Vicy' Acik, scomparsa circa due anni fa.

La mostra sarà visitabile fino al 30 giugno. (a.a.)  

FOTO. Inaugurazione (f. Angelino)