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Primo Levi con Ferrero
Ci vuole un grande narratore per raccontarne un altro e la figura di Primo Levi che esce dalle parole di Ernesto Ferrero non solo è reale e contemporanea, ma diventa estremamente godibile in tutte le sue eccezioni che sono molto più vaste di quanto non si immagini.
Tocca a Elio Carmi, Presidente della Comunità Ebraica di Casale, spiegare il titolo di questo incontro con Ferrero che si è svolto domenica 14 novembre in vicolo Salomone Olper: Il Poliedro Primo Levi. “Poliedro perché ovviamente aveva tanti interessi che però si univano tra di loro proprio come un oggetto solido, unico ma formato da superfici contigue”. Spetta invece a Roberto Gabey Presidente della Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale – Onlus, il compito di ricordarci che il protagonista di questo incontro è immerso nello stesso flusso letterario di Levi: “Ferrero è stato per una vita direttore del Salone del libro, è presidente della Fondazione Primo Levi, ha scritto la storia dell’Einaudi…”
“Sono molto grato a Roberto di questo invito che mi ha fatto conoscere questo scrigno di meraviglie che avevo colpevolmente tralasciato” esordisce Ferrero alludendo al complesso ebraico di Casale, poi comincia a dar forma ai suoi ricordi partendo dal 63, l’anno in cui è stato assunto all’Einaudi come ufficio stampa: “Mi sembrava di essere in paradiso, potevo parlare con Calvino” e si trovò sul tavolo le bozze de ‘La tregua’. “Lessi l’incipit dei soldati russi che osservano Auschwitz, chiunque avrebbe capito che si trattava di un testo di straordinaria qualità. E una sera comparve nel vano della porta quest’uomo che sembrava muoversi a fatica in un ambiente che non era il suo. Già questo me lo rese simpatico”. Tuttavia Levi non era ancora un autore riconosciuto come oggi. “Le star della casa editrice erano altre: Bassani, Cassola…”- ricorda Ferrero, ma ‘La tregua’ venne selezionato per il premio Campiello e da lì è cominciata la fortuna di Levi e anche il vero successo di ‘Se questo è un uomo’ (che per Einaudi era uscito solo nella saggistica ndr). Se qualcuno non considerava Levi come uno scrittore, però, era per colpa anche dello stesso Levi.
“In un eccesso di modestia – rivela Ferrero - si presentava come se scrivesse nel tempo libero dal suo lavoro come chimico in una fabbrica di vernice e che, tutto sommato, con ‘La tregua’ avesse finito il suo lavoro di testimone. Cosa falsissima, perché già prima di ‘Se questo è un uomo’ aveva scritto un sacco di racconti di un genere che Calvino chiamò fantabiologico. Ad esempio ‘Carbonio’ de ‘Il sistema periodico’, definito da un giornale inglese ‘il più bel racconto scientifico mai scritto’, era stato già abbozzato al liceo. L’uomo che partì nel vagone blindato per Auschwitz era già uno scrittore, anzi, è stata grazie a questa capacità che ha trovato le parole per descrivere la sua esperienza”. E da qui si cominciano ad esplorare gli altri lati del Poliedro: narratore, poeta saggista, antropologi, sociologo. “L’unico scrittore che gli possiamo avvicinare era Calvino che aveva anche lui una formazione scientifica”. Fu tra l’altro uno straordinario linguista: “Casale Monferrato compare due volte ne ‘Il sistema periodico’, parlando delle imprecazioni di Nonno Leonin, e poi a proposito dello zio Barbaricu ...
a.a.
TESTO COMPLETO SUL GIORNALE DI MARTEDI'






