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Lucio Fontana. La possibilità di un oltre
All'Accademia Filarmonica di Casale
Serena Monina, presidente dell’Accademia Filarmonica di Casale, ha presentato martedì al numeroso pubblico presente in sala, Paolo Campiglio, professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi di Pavia, autore del libro «Lucio Fontana. La possibilità di un oltre», in dialogo con Matteo Mottin, collaboratore de «Il Giornale dell’Arte».
Frutto di un decennale lavoro di ricerca, intenso e difficile perché Lucio Fontana non parlava mai di sé, la biografia, che si legge come un romanzo, delinea la vita dell’artista, nato a Rosario in Argentina dall’immigrato Luigi, scultore specializzato in statuaria funebre dopo il diploma conseguito all’Accademia di Brera. Tornato a Milano, dove inizia la sua formazione e frequenta Brera, il giovane «ragazzo del ’99» vive come volontario la drammatica esperienza della Grande Guerra. Riparte per l’Argentina, dove sboccia la sua passione di artista sotto un cielo stellato. Per lui fare arte significa ricercare la possibilità di un oltre (come recita il titolo del libro) verso qualcosa che non si conosce. Inizia con la scultura, poi passa alla sculto-pittura, e dopo la Seconda guerra mondiale torna in Italia, dove resta fino alla morte a Comabbio, in provincia di Varese, nel settembre 1968. La sua cifra stilistica diventa la ricerca del concetto spaziale con allusione alla quarta dimensione, addirittura all’Infinito.
Il giornalista Matteo Mottin ha aggiunto che il libro ha una struttura cronologica: parte dalla famiglia per presentare l’artista, attraverso le persone che l’hanno conosciuto, in un percorso partito dalla pietra, giunto alla forma e infine allo spazio: dalla terra a oltre il cielo. E non manca, in conclusione, anche il «gossip» delle due madri: quella biologica, la bellissima modella Lucia Bottini, figlia dell’incisore svizzero Jean, che rifiutò di sposare Luigi, e la vicemadre Anita Campiglio, parente dell’autore del libro, poi sposata a Luigi e considerata da Lucio la vera mamma.
Dionigi Roggero






