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Lo sport in campo

Riflessioni venerdì 14 alle 2i a Valle Lomellina (Sala Savini)

Lo sport non è solo un gioco. O almeno non lo è quello professionistico: la sua capacità di suscitare e canalizzare le passioni delle folle, gli interessi economici che movimenta e i rapporti che intrattiene con la politica fino ai suoi livelli più alti impongono di trattare il fenomeno con estrema serietà.

Partendo da questi assunti, peraltro noti ed evidenti, venerdì 14 aprile, ore 21, nella sala polifunzionale “A. Savini” di Valle Lomellina, il professor Paolo Ferrari svilupperà una serie di riflessioni sul legame, talora molto stretto, tra il calcio ed alcuni eventi storici fondamentali del ‘900. L’incontro, intitolato La Storia in campo, segna il gradito ritorno del professor Ferrari nell’ambito delle iniziative culturali organizzate dalla biblioteca “G. Marucchi”: docente di storia nella scuola secondaria di primo grado, nelle precedenti occasioni in cui è stato ospite ha sempre manifestato una spiccata attitudine ad affrontare temi storici partendo da punti di osservazione originali e accattivanti – quale può essere, appunto, il calcio, sport nazionalpopolare per eccellenza in Italia e in Europa. In particolare, la trattazione di Paolo Ferrari risulterà scandita in tre tappe successive (ma con facoltà di spaziare anche oltre), collegate ad avvenimenti epocali del XX secolo. Epocali come l’inutile massacro della Prima Guerra Mondiale: un film del 2005 ha reso nota anche presso il grande pubblico la cosiddetta “tregua di Natale”, una serie di cessate il fuoco spontanei e di atti di fraternizzazione, messi in atto dalle truppe belligeranti in occasione del Natale del 1914, e che portarono gruppi di soldati inglesi e tedeschi a organizzare partitelle di calcio nella “terra di nessuno”. In questo caso, lo sport diventa una forma di resistenza alla barbarie. Lo stesso si può affermare nel caso di Matthias Sindelar, soprannominato “il Mozart del calcio” e considerato il massimo calciatore austriaco della storia. Punto di forza della sua Nazionale negli anni ’30, dopo l’Anshluss (cioè l’annessione dell’Austria alla Germania nazista) del 1938 si rifiutò di entrare a far parte della Nazionale tedesca, finendo la sua vita l’anno successivo in circostanze mai del tutto chiarite. Passando da un totalitarismo ad un altro, sarà poi la volta della Grande Ungheria degli anni ’50, una delle compagini più forti della storia del calcio, protagonista assoluta (anche se non vincente) del Campionato del Mondo del 1954. Un’epopea alla quale misero termine i carri armati sovietici nel 1956, provocando la diaspora dei campioni ungheresi verso altri campionati europei. Insomma, se è innegabile che lo sport e il potere abbiano spesso proceduto fianco a fianco, diventando il primo strumento di propaganda a favore del secondo, è altrettanto vero che, in molte altre circostanze, proprio lo sport ha ricoperto un importante ruolo di opposizione e di denuncia delle atrocità compiute dal potere stesso, e che i campioni hanno utilizzato la loro popolarità e la loro risonanza presso il vasto pubblico non per ottenere vantaggi e privilegi personali, bensì per smuovere le coscienze, promuovendo valori e ideali, o anche solo non lasciandosi asservire alla prepotenza dei dominatori. Di questo, e di altro ancora, il prof. Paolo Ferrari avrà modo di discorrere con il pubblico durante l’incontro culturale del 14 aprile nella sala polifunzionale “A. Savini” di Valle Lomellina.