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Il profeta Mansur di Piazzano

Tra storia e leggenda, di Mauro Demichelis
Il capitolo della serie TRA STORIA E LEGGENDA che stiamo impaginando per il numero di venerdì è dedicato al Profeta Mansur, ecco ll'inziio e la fine del servizio che ha visto anche una puntata a Piazzano, frazione di Camino
“Buongiorno signor Sindaco! Ha letto la mail che le ho mandato sul profeta?”  E’ incredibile come un incontro casuale durante un bel trekking attorno al Monte Sion della Valcerrina possa innescare la conoscenza di uno dei personaggi piu’ controversi e, forse, meno conosciuti del Monferrato.
Il Sindaco in questione è Augusto Cavallo, primo cittadino di Mombello, il “guru” che ci sta accompagnando tra i sentieri di queste colline. La voce che spunta improvvisa da un vigneto nella frazione Luvara è quella di un arzillo signore che passa il tempo del pensionamento visitando, in giro per l’Europa, luoghi calpestati da monferrini famosi.
Dante Ulio, 90 anni compiuti nel gennaio scorso e portati magnificamente, diventa così l’occasione per approfondire la storia di un “prete” monferrino, diventato profeta, che, tra mille traversie, era riuscito nell’impresa di combattere contro la Russia dell’Imperatrice Caterina II al comando di un esercito di 30 mila uomini.
Una storia, accennata da Luigi Angelino sulle pagine di questo giornale due settimane fa, che inizia nella frazione Piazzano di Camino quando, il 2 giugno del 1743, Giambattista Boetti viene al mondo nella bella cascina situata all’ingresso dell’abitato, proprio sotto alla parte settentrionale del Monte Sion.
Era nato in una delle famiglie dell’alta borghesia monferrina, ma ben presto orfano di madre ed inviso al padre, venne mandato a studiare medicina a Torino. 
Fin da subito la sua fu una vita irrequieta. A soli 17 anni, la prima fuga a Milano per impiegarsi in un reggimento dell’esercito Asburgico, congedandosi, pagando, solo pochi mesi dopo. Poi due anni di viaggi in Europa tra Praga, Ratisbona e Strasburgo, facendosi la fama di grande libertino e accumulando una discreta fortuna grazie a relazioni e avventure amorose.
Tornato in Italia, dopo vari pellegrinaggi, l’improvvisa vocazione lo fece entrare nell’Ordine dei Domenicani con cinque anni di studi teologici a Ferrara.
Ricominciano i viaggi. A 26 anni venne mandato in missione a Mosul, nell’Iraq di oggi, dove si insediò a capo dell’Ordine esercitando contemporaneamente la professione di medico che gli garantì la protezione del Pascià locale. Protezione che però venne meno quando gli fu addebitata la morte di un turco affidato alle sue cure e, per questo, condannato a 50 colpi di bastone ed esiliato.
Tornato a Mosul si scontrò però ferocemente con i confratelli che lo accusarono di condotta immorale e di mala gestione delle finanze dell’Ordine.
Il ritorno in Italia fu di breve durata. Attratto dal forte richiamo del Medio Oriente, Boetti pochi mesi dopo  e senza autorizzazione ecclesiastica tornò in Turchia, entrò al servizio del Pascia’ locale ed in breve tempo, oltre alla responsabilità amministrativa sulle chiese cristiane, venne anche eletto vescovo della comunità di cristiani giacobiti della città di Urfa, sul confine sud orientale.
Deposto il Pascia’, nuovo ritorno a Istanbul dove, per due anni,  il religioso si dedicò allo studio del turco, alla missione sacerdotale e, contemporaneamente, alla professione di medico (senza esserlo, dicono) che gli consentì di mettere insieme una piccola fortuna.
Continuò i suoi viaggi tra Georgia, Persia e Siria ma nel 1778, venne sorpreso, travestito da armeno, mentre copiava su un taccuino l’architettura delle fortificazioni di Damasco e accusato di spionaggio in favore dei russi. Ottenne la libertà dal carcere solo grazie ad un cospicuo intervento economico da parte di Vittorio Amedeo III di Savoia.
Per un anno, tornato in Italia, venne ospitato nel convento di Trino comportandosi, finalmente, da frate esemplare ma questo periodo segnò l’inizio della sua trasformazione e la storia, documentata, cominciò a diventare leggenda......
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L’esercito russo allora diventò il nemico e il profeta, arrivato ad essere condottiero di un esercito di 30.000 uomini, nella guerra russo-turca si schierò decisamente contro i primi. Fu però l’inizio della parabola discendente. Alcune sconfitte lo costrinsero infatti a rifugiarsi sulle montagne del Caucaso dove iniziò una incessante guerriglia nel territorio dell’odierna Cecenia quasi fosse il precursore della guerra indipendentista di quelle terre ancora oggi non completamente assopita.
Sconfitto e catturato dall’esercito russo, venne condotto a San Pietroburgo  dove l’imperatrice Caterina II, riconosciutone il valore, gli risparmiò la vita ma lo costrinse all’esilio nel monastero-fortezza di Soloveck sul Mar Bianco all’altezza del Circolo Polare Artico.
Ma chi fu realmente il profeta Mansur? Fu davvero l’intraprendente frate di Piazzano in grado di conquistare  quasi la metà del  Medio Oriente?  A sentire i ceceni, che gli hanno dedicato la piazza centrale di Grozny sostituendolo a Lenin, ovviamente no. Ma e’ chiaramente poco credibile fosse, come dicono da quelle parti, un ceceno ventenne, pastore e analfabeta, conoscitore a memoria di solo qualche versetto del Corano.
Talvolta la verità può non essere verosimile”, scrive Serena Vitale, autrice de “L’imbroglio del turbante”, uno dei tanti testi che hanno cercato di raccontare le gesta del profeta e la sua storia.
Il mistero rimane sospeso tra storia e leggenda. A noi resta la certezza della testimonianza della lapide sul muro del cortile interno della cascina “Raiteri”  (ora di proprietà della famiglia Rondano) che recita, esagerando, “In questa casa nacque il 2 giugno 1743 Giovanni Battista Boetti che sotto il nome di Profeta Mansur, alla testa di 80 mila uomini, conquistò l’Armenia, la Georgia, il Kurdistan e la Circassia e vi regnò sei anni qual sovrano assoluto”.
 
Mauro Demichelis