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Rolando cantastorie

Domenica 20 in piazza Mazzini

Renzo Rolando una ne pensa e cento ne fa... L'artista e restauratore monferrino per la Festa del vino si trasforma in cantastorie e le racconterà domenica 20 in piazza Mazzini (in caso di maltempo ci sono i  portici) negli orari 10-12,30 e 16-19,30; storie di streghe, di banditi del Monferrato, di inventori sconosciuti, di furti celebri, di personaggi strani,e tante curiosità, tutte vere...

Il Rolando pensiero a questo proposito è lungo ma vediamo di riassumerlo: 

 

"L’origine deicantastorie è antica. L’essere umano ha subito avuto bisogno di raccontare storie: incidendone le immagini, o praticando rituali, prima ancora di avere la parola. 

Giunto il linguaggio sono naturalmente arrivate le leggende, i miti e le fiabe: forme di saggezza antica che connettevano gli individui, trasmettendo il sapere della comunità, esorcizzando la paura e catalizzando il coraggio. 

I cantastorie si sono adattati ad ogni epoca. Aedi erranti, menestrelli, drammaturghi e cantautori: la forma si è trasformata rispondendo alle necessità del pubblico. 

Il grande cantastorie del ventunesimo secolo è stata la televisione: veicolo culturale per un’intera generazione, finché non ci si è ritorta contro. 

Oggi abbiamo eletto a cantastorie le applicazioni, gli youtuber e gli influencer con le loro “storie”. Ma questi narratori non possono darci quello di cui abbiamo realmente bisogno perché sono soltanto il riflesso mediatico di un essere umano, confezionato e irreale. 

Il cantastorie è di carne e ossa e racconta dal vivo: solo così può crearsi un legame empatico e di conseguenza esorcizzare la paura, catalizzare il coraggio e trasmettere la saggezza. 

 Lo facciamo anche da adulti, quando raccontiamo un episodio a qualcuno, magari ripetendolo più volte proprio per comprenderlo, digerirlo. 

Necessarie sono le storie per creare empatia, sensibilità, compassione e rispetto. ...

Quello dei cantastorie è un mondo ormai praticamente scomparso, ma che andrebbe religiosamente riconsegnato alla memoria, perché esso stesso è memoria di una serie di accadimenti che solo questi errabondi, con la chitarra a tracolla e mille storie nella testa, portavano a conoscenza della gente".  

l.a.