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Alfredo, di Elio Gioanola
Un tragico destino
Operaio metalmeccanico, Alfredo frequentava abitualmente il Caffè Italia di mio padre (a San Salvatore, ndr).
Erano gli anni cinquanta, io mi ero appena laureato e lui si era messo in testa di insegnarmi a giocare a scopone, in cui era bravissimo, tanto che non trovava facilmente un compagno del suoi livello. Così si era impegnato a rivelarmi i segreti delle carte, nella speranza di avere un degno collega, con cui gareggiare con le altre coppie.
Lui sperava che un laureato, per sola virtù del titolo, fosse ciò che ci voleva per formare un duetto imbattibile, e non si rassegnava a constatare il mio non adeguato profitto. Siccome poi era un tipo facilmente infiammabile, si arrabbiava di brutto, tirando grosse bestemmie ai miei errori. Ma io non avevo la testa per lo spariglio, assolutamente indispensabile per affrontare lo scopone e lui non poteva credere che, uno con i miei titoli, potesse essere tanto scarso alle carte, per cui insisteva a più non posso. Finì insomma che, dopo tutti gli sforzi per dirozzarmi, si rassegnò e la cosa finì con parole di sdegno: mi sembra impossibile, diceva, che uno con la tua cultura sia tanto ignorante da far fatica a imparare una cosa così semplice.
Lui era già un uomo di quarant’anni ed era fidanzato da lungo tempo con una di Alessandria, che rimandava sempre il matrimonio per ragioni incomprensibili, finché un giorno si rivolse a me, dopo avere buttato l’anello uguale a quello di lei, chiedendomi se conoscessi qualche collega, magari istruita, che facesse il suo caso.
Infatti io conoscevo, una professoressa delle medie che aveva più o meno la stessa età di Alfredo e gliene parlai, assicurandolo che si trattava di una persona molto perbene, anche se un po’ grossa nel fisico e lui fu subito interessato.
Intanto era qualche anno che il mio ex compagno di scopone era diventato anche, sempre seguendomi, seguace dell’Unione Sportiva Monferrato, con il compito di badare allo spogliatoio, soprattutto nel mettere in funzione la pompa per l’acqua, una macchina diabolica che esigeva tutto in repertorio di moccoli a disposizione del macchinista per mettersi all'opera. Quando finalmente la pompa si avviava, Alfredo si sedeva esausto a mandare accidenti in tutte le direzioni, dirigenti e giocatori, ma a quel compito si era affezionato e guai a chi si faceva avanti con l’intenzione di sostituirlo.
L’incontro con la donna da me indicata si svolse a Genova, nella casa in cui mi ero stabilito dopo avere vinto il concorso per liceo: i due si piacquero, date almeno le circostanze, e decisero di sposarsi, ovviamente scegliendo me come testimone. Le cose in effetti andavano bene per entrambi, lui continuando a viaggiare per la fabbrica di Alessandria, in attesa di un posto nella città della moglie, lei facendogli trovare una casa quale mai si era sognato di avere.
Ma un tragico destino incombeva su entrambi: a pochi mesi dalle nozze la donna morì per un colpo apoplettico, lui andò a sfracellarsi in macchina, credo volontariamente, contro un camion, proprio davanti al cimitero di San Salvatore, dove era tornato a vivere, per il poco tempo che gli restava, con il vecchio fratello scapolo.
Elio Gioanola






