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Adam Smulevic e Yitzhak Rabin
La presentazione libraria di domenica
La storia fatta con i sé può anche essere un esercizio utile, ma spesso lascia un retrogusto amaro. Eppure, domenica 12 aprile, nel Complesso Ebraico di Casale, non ci si può sottrarre a una domanda che rivela tutto il rimpianto di una realtà promettente crollata in un secondo: in che mondo vivremo se Yitzhak Rabin non fosse stato ucciso nel 1995?
La questione è lì, sospesa nella presentazione di “E sceglierai la vita. Guerra e pace lungo le strade di Yitzhak Rabin” di Adam Smulevic (Minerva Edizioni). Non esattamente una biografia del primo ministro israeliano, premio Nobel per la pace siglata con Yasser Arafat nel ‘94’, piuttosto un viaggio attraverso i luoghi dove le sue parole hanno lasciato un seme.
Ma Rabin è sepolto sul monte Herzl e resta da vedere cosa rimane, oggi, di quelle idee che all’epoca sembravano potentissime. Le ricorda anche Alberto Angelino che, nel presentare Smulevic, sceglie di ricordare la visita compiuta da Leah Rabin, a Casale nel 1997, con tanto di foto di lei e Sinagoga. “Adesso la convivenza con il mondo arabo è cosa fatta” erano state le sue parole arrivando a Casale.
Adam Smulevich è uno straordinario conoscitore della complessità di Israele e di ciò che lo circonda. Un mondo dove politica, aspirazione e tessuto etnico-sociale sembrano intrecciarsi in infinite combinazioni, oggi in gran parte sfavorevoli. Lo stesso Rabin che emerge nel volume è tutto meno un personaggio monolitico e coerente. Ma Smulevich non cerca scorciatoie, interseca nel libro e nella presentazione nomi, date e istanze di tutte le parti in causa. Un racconto dove le esperienze personali, fortemente ricercate, diventano esemplificative: come prendere un taxi per andare a Ramallah sulla tomba di Arafat, o un semplice tram che attraversa i mille volti di Gerusalemme, compresi campi profughi e insediamenti.
La domanda però rimane sul tavolo. “Qui alla parola pace possiamo dare tantissimi significati - spiega Smulevich -ma in quei luoghi qualunque declinazione ti porta a prendere decisioni vitali per la tua stessa sopravvivenza e per Israele la questione sicurezza è imprescindibile, qualsiasi sia il partito al governo”. Se si vuole essere ottimisti, forse, si deve guardare alle persone. “Personalmente ho assistito ad iniziative molto belle, anche di organizzazioni miste in cui ciascuno porta la sua visione del mondo, a volte convergente altre no, ma in cui esiste la volontà di trovare una sintesi”. Come dire i semi sono ancora lì, quello che serve è il terreno giusto.
La prossima la stagione culturale del Complesso Ebraico di vicolo Salomone Olper prosegue il 19 aprile con un “Un miracolo di Popolo” di Nazario Melchionda, alle 15.30 si inaugura la mostra di arte digitale dell’associazione Evangelici d’Italia per Israele che ripercorre i “miracoli storici” a cui deve la sua sopravvivenza il popolo ebraico.






