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Francescani in Monferrato (14) - Ricerca di Aldo Timossi
Pdre Anacleto Ferrarotti da Morano riposa a Crea nel sepolcreto francescano
Il 24 novembre 1919, fra Leopoldo Maria da Terruggia, al secolo Luigi Musso annota questa ispirazione: “Per salvare le anime, per formare nuove generazioni, si devono aprire case di carità per insegnare ai giovani arti e mestieri”. E’ la scintilla dalla quale prende vita e vigore a Torino la “Casa di Carità Arti e Mestieri”, oggi Fondazione onlus per la formazione professionale, attiva con 14 sedi sul territorio italiano, e a livello internazionale attraverso progetti di sviluppo e di cooperazione, offrendo servizi di orientamento e formazione a circa 6000 allievi e allieve ogni anno.
Luigino nasce il 30 gennaio 1850, da Giuseppe e Maria Cavallone,. Fin da adolescente manifesta nel comportamento e nella parola un edificante spirito religioso. Pare destinato ad un futuro da cuoco, come tale è assunto da monsignor Giuseppe Miglione, della Collegiata di Trino. Nel 1884 a Vercelli è a servizio nella famiglia dei conti Arborio Mella, e nel 1889 ottiene il posto di capo cuoco nel collegio Dal Pozzo. Già l’anno successivo è a Torino, presso alcune famiglie dell’élite cittadina, e nelle ore libere riunisce i ragazzi della parrocchia di San Massimo per insegnare il catechismo. Si legge nelle agiografie che abbia più volte visioni del Crocifisso che gli prefigura un avvenire da religioso.
Tornato a Terruggia nel 1897 per assistere la madre malata, lo coglie una brutta polmonite. Ha una guarigione prodigiosa, lui stesso racconterà di aver avuto la visione della Madonna che gli diceva: “Alzati, la grazia della tua guarigione è fatta”! Si sposta a Casale, cuoco nel convento dei Padri Camilliani (Via Cavour, dove officiano la chiesa di San Paolo), ma nel Maggio 1900, morta la mamma, è nuovamente a Torino dove due anni dopo veste il saio francescano. Devotissimo alla Vergine, il suo tratto preminente - si legge nella biografia scritta da fra Mariano Acebal Luján - è però “l’adorazione è l'intimità con il Crocifisso”.
E’ legato da devotissima amicizia con un confratello di Vinchio d’Asti, fra Teodoreto, al secolo Giovanni Garberoglio (dichiarato Venerabile nel 1990). Nel 1913 costituiscono l'Unione Catechisti del Crocifisso e dell'Immacolata, consolidatasi poi in Istituto Secolare, con aggregati e devoti in varie parti del mondo. Il 24 novembre 1919, fra Leopoldo, mentre pratica l'Adorazione al Crocifisso, sente queste parole di Gesù: "Per salvare le anime, per formare nuove generazioni, si devono aprire Case di Carità per far imparare ai giovani Arti e Mestieri". Quel monito si fissa nella sua mente e l’anno successivo, con fra Teodoreto, si attivano i primi corsi professionali post-elementari a Torino, inizio della ’”Casa di Carità Arti e Mestieri”.
Lascia questa terra in fama di santità venerdì 27 gennaio 1922. Nel 1948 la sua salma è traslata nella cappella di Nostra Signora del Sacro Cuore della chiesa torinese di San Tommaso. Il processo informativo diocesano sull’eroicità delle sue virtù inizia il 25 gennaio 1941 e si conclude il 4 giugno 1943, fra Leopoldo è Servo di Dio.
Una vita breve, appena 36 anni, per padre Anacleto Ferrarotti da Morano. Nasce nel 1886 nella famiglia Ferrarotti della frazione Due Sture, all’epoca grande agglomerato di 900 abitanti sui tremila del comune di Morano Po, oggi ridotti a meno di 200. Poche tracce biografiche, da una notizia/necrologio pubblicata da “Vita Casalese” il 5 Febbraio 1922. “Nel Convento-Santuario di Crea, addì 22 gennaio si è spento placidamente padre Anacleto Ferrarotti, frate Minore; era un santo religioso, ed il Signore lo ha voluto nella sua gloria, al posto che meritava”. Dopo la permanenza in “diversi conventi, facendo del bene ed essendo ricordato per la virtù umile e forte, l’attività instancabile, e la carità senza limite”, nel 1917 è chiamato alle armi come cappellano e inviato in Albania con il XVI° Corpo d’Armata. Durante il servizio accusa i primi sintomi della malattia che gli sarà fatale.
Congedato nel novembre 1918, viene mandato a Crea, “ma sempre accusa indisposizioni, i suoi confratelli adoperano ogni sollecita cura, ma invano, deve rispondere alla chiamata del Signore”. Si spegne il 22 gennaio 1922, le esequie il giorno successivo “nel modo più solenne, con tanta popolazione, i parroci dei paesi limitrofi e diversi religiosi”. “La Madonna di Crea che tanto amava, gli è stata vera mamma, e certo lo rimunererà in cielo”, conclude il necrologio. Le spoglie, nel sepolcreto francescano (oggi purtroppo inaccessibile) del Sacro Monte.
Nasce a Casale nel 1880 Giovanni Zeppa. Veste il saio dei Cappuccini, ordinato presbitero a inizio ‘900, nel 1919, “uscito di convento”, è incardinato nella diocesi di Bobbio e nominato parroco di Ruino (PV), dove resterà fino alla morte nel 1948. Storicamente importante il suo schietto diario degli anni di occupazione nazista. Uno stralcio del novembre 1944: “oltre duecento tedeschi, 100 mongoli, 25 spie italiane asservite ai tedeschi, piombano a Ruino… orge notturne, sparatorie di civili, sevizie di donne, fanciulle, persino bambine da parte dei mongoli”.
Adagiato sulla riva destra del Ticino, Zerbolò è culla, il 22 novembre 1882, di Padre Giacinto Burroni. Compie gli studi teologici nei conventi di Colle San Pietro a Rezzato (BS) e di Cividino (BG). Emette la professione solenne nel 1904 e l’anno successivo è ordinato presbitero.
Viceparroco a San Bernardino di Torino, nel 1922 viene destinato quale Guardiano al Santuario di Crea. In anni precedenti “i buoni Francescani, con gravi sacrifici sono riusciti a portare l’acqua potabile sul piazzale, la luce elettrica nella chiesa e nell’ospizio, a riattare e ripulire il bosco e le viottole, mantenere in piedi tetti e muri pericolanti delle cappelle”. Padre Burroni si rende conto che occorre fare di più, specie per i romitori e le cappelle. Trova un robusta sponda nello storico Luigi Gabotto, che nel 1924 manda in stampa una monografia illustrata da incisioni e tavole a colori; il ricavato della vendita è destinato alla conservazione di quei monumenti. Un paio d’anni più tardi, esce un secondo volume, “La Fiorita di Crea”, ben 319 pagine con 8 tavole e riproduzioni fotografiche, sempre destinato a raccogliere offerte per il Sacro Monte.
I progetti diventano realtà: un tratto di strada selciato e alberato per i veicoli, un garage per le automobili, una scuderia per sessanta cavalli, l’ospizio per gli uomini sul locale dell’albergo, nuove piantagioni sul colle per rimboschimento. Si mette in cantiere la posa di ben otto campane che saranno benedette nell’agosto 1929, quando ormai il Guardiano si è trasferito da qualche tempo nel convento di Casale con il nuovo incarico di Definitore, coadiutore del Ministro dell’Ordine per la Provincia piemontese. A Crea lascia anche il nuovo museo, iniziato nel lontano 1911 da “un tenace confratello che aveva iniziato a raccogliere minerali, monete, statue e quanto altro potesse ricordare il passato del Sacro Monte”. (N.d.A. - chiuso nel 1965, svanite speranze di riapertura negli anni Novanta, oggi i locali ospitano una preziosa esposizione di preziose reliquie, raccolte dal compianto canonico Claudio Cipriani, già cappellano dell’ospedale Santo Spirito).
Il 4 febbraio 1929 padre Giacinto entra come prevosto a Santa Caterina di Asti. Vi resta fino al 1954, quando si ritira nel convento torinese di Santa Maria degli Angeli. Dopo aver “molto e ben lavorato”, la morte lo coglie il 15 aprile 1969. Riposa nel sepolcreto del suo amato santuario credonense.
Oltre all’intensa attività pastorale, di Padre Burroni restano composizioni musicali e diverse opere di storia locale. A lui sono intitolate due vie, a Zerbolò e Asti.
aldo timossi (14 – continua)






