Notizia »
In Sala Carmi per Davide Assael
Si può riempire una sala parlando per un’ora e mezza di filosofia ad alto livello? A quanto pare sì, visto che domenica 2 aprile il pubblico ha riempito la Sala Carmi, nel complesso ebraico di Casale Monferrato, per ascoltare Davide Assael, impegnato a presentare il suo volume dedicato a Baruch Spinoza. Un po’ è merito del filosofo olandese, inserito tra i fondatori del pensiero moderno, molto dello stesso Assael, conosciuto per la trasmissione “Uomini e Profeti”, ma anche per la sua formazione con Haim Baharier che lo porta a coniugare filosofia ed ebraismo. “Non conoscevo Assael prima di oggi, ma conosco il suo maestro da quando è venuto a Casale per il Festival Oyoyoy!”, ricorda il Presidente della Comunità Ebraica Elio Carmi, presentando l’incontro ed auspicando di avere Baharier presto nella stessa sala. In tanti sono qui anche per la professoressa Anna Maria Ariotti chiamata a coordinare la presentazione e iniziatrice di generazioni di casalesi alla filosofia. “Spinoza è stato uno dei miei filosofi preferiti – confessa - ho anche se ho dovuto leggere la sua Etica in latino”.
Assael è un esponente della “filosofia relazionale”, corrente dove la matrice ebrea è percepibile nelle opere di Martin Buber, Emanuele Levinas, Hannah Arendt, capaci di costruire un pensiero sul confronto con l’alterità. Una riflessione per niente scontata nell’difficile età di Spinoza, dove le relazioni con l’altro si costruivano a colpi di picca. Ariotti fa un excursus di un ‘600 politicamente difficile, ma che ha visto la nascita di scienza e liberalismo. Un quadro dove Spinoza è in prima linea in una generazione di intellettuali europei che lottano per un nuovo approccio con natura e società. In questo l’eredità ebraica è cruciale, il che rende particolarmente centrale il “cherem”: “la scomunica” inflitta a Spinoza dalla Comunità Ebraica di Amsterdam. Un vero anatema di cui non conosciamo i motivi, ma che non può essere imputato all’ateismo, visto che il pensiero spinoziano culmina nella conoscenza intellettuale di Dio, come principio fondativo del tutto.
In ogni caso difficile conciliare la Torah con il famoso “Deus sive natura” spinozziano, in cui la sostanza delle cose è insita nelle cose stesse. Questo non impedirà, però, una gara del pensiero ebraico ad accaparrarsi il filosofo. Assael ricorda che commissioni di rabbini e intellettuali si riuniscono periodicamente per riabilitarlo (l’ultima volta è stato nel 2012) senza successo. Ciò nonostante Ben Gurion proclamava sulla scomunica: “E’ uno scandalo, è come se l’Europa rifiutasse Socrate perché condannato dal tribunale di Atene”.
Ariotti ricorda Giordano Bruno tra gli immediati precursori di Spinosa, ma se Bruno parlava ancora nella lingua eroica dell’Umanesimo, Spinosa nella sua Etica è capace di trasformare la filosofia in un linguaggio scientifico, spalancando così le porte a una dialettica capace ancora oggi di esplorare l’infinito. Forse anche per questo “Di fronte a Spinoza ci si sente piccoli”, conclude Assael
Il prossimo fine settimana il complesso ebraico rimarrà chiuso per le festività di Pesach. Gli incontri culturali riprendono il 16 aprile con un evento dedicato a Leonard Cohen.
a.a.






