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La giustizia a Casale (3)

di Aldo Timossi - La delegazione di Bonaparte

Di fatto chiuso nel 1730 il Senato casalese, “da quel momento - si legge nelle cronache del De Conti - la Città e la Provincia di Casale continuarono progressivamente a decadere dall' antico lustro”. E pensare che, con il passar dei secoli, a Casale si era venuta creando un robusta classe di giureconsulti, formati soprattutto all’università di Pavia e, per alcuni, a Bologna. Ma dopo la notte, verrà una nuova alba, pur se bisognerà aspettare oltre un secolo.

Nel frattempo arriva la dominazione francese, con il Bonaparte. Dal 1801 il Piemonte viene a formare la 27 Divisione militare della Repubblica Francese, si crea una nuova organizzazione politica, Casale resta capoluogo di Circondario, e fa parte del Dipartimento di Marengo, capoluogo ad Alessandria. In questo rimaneggiamento, avendo Napoleone ricevuto notizie sbagliate sulla città, “descritta da alcuni suoi funzionari, come un grosso borgo sgraziato e fatiscente” con non più di seimila abitanti - quando in realtà erano sedicimila - decide l’abolizione di alcune realtà importanti, ad iniziare dal Tribunale e dal Liceo. Annota il De Conti che “con ciò questa povera città finisce di essere ridotta ad eguale condizione di Terruggia …, e non pochi dei più ricchi e cospicui cittadini, stanchi di sospirare invano l'antico governo, e non potendo resistere allo stato infelice della Patria, hanno già trasportato altrove il loro domicilio, ed altri si dispongono ad imitarli”.

Cancellata nel 1803 anche la Diocesi, formalmente con un “breve” di papa Pio VII, e il suo territorio, assieme a quello delle soppresse diocesi di Bobbio e di Tortona, unito ad Alessandria. Durerà appena due anni, e nel 1805 quella sede vescovile sarà trasferita a Casale, che diventa diocesi enorme, retta dal vescovo francese Jean-Chrysostome de Villaret (sollevato per l’occorrenza dalla cattedra di Amiens) con i territori delle soppresse Alessandria, Bobbio e Tortona.

A sorpresa, nello stesso 1805 il Bonaparte ci ripensa. E’ stato incoronato Re d’Italia con l’antica corona ferrea, intende far visita anche a Casale, e manda a tastare il terreno un suo fedelissimo, il ministro dell’interno Giovanbattista de Champigny, che in un rapporto descrive la città come “bellissima, elegante, caratterizzata da splendidi palazzi”, degna di riavere le vecchie istituzioni. Detto fatto, con il Liceo e una nuova Camera di Consulta del Commercio, torna in città la “Corte di giustizia criminale”, cui si aggiunge ex novo il “Tribunale Superiore di prima istanza” formato da un Presidente, tre giudici, altri 3 supplenti, un Procuratore Imperiale ed una Segreteria”.

Occorre una sede dignitosa, e il Ministro mette a disposizione del Comune il Palazzo di Sant’Orsola o delle monache Orsoline, tra le attuali via del Tribunale (già Via San Michele e, ancor prima, Via delle Beccherie in quanto quartiere di macellerie), Piazza Rattazzi (già popolarmente conosciuta come “piasa d’la pulaia” perché vi si teneva il mercato della polleria) e Via della Rovere. Sarà per quasi due secoli il Palazzo di Giustizia, con un restauro nel 1930.

Il 6 Luglio Napoleone e la consorte Giuseppina sono in città a ricevere gli applausi. Ricevimento a Palazzo San Giorgio, colazione, breve riposo in un letto appositamente allestito (“Lo abbiamo salvato dall’umidità e dall’abbandono nelle cantine della biblioteca, ora lo restaureremo“, annuncerà nel Gennaio 2022 il sindaco Federico Riboldi), passeggiata fino al Po, con il dono di uno storione da parte dei pescatori, interrotta da un improvviso temporale. Quindi partenza rapida e imprevista, dopo aver avuto conferma che si sta muovendo contro di lui una coalizione militare - Gran Bretagna, Austria, Russia, Svezia, Regni di Napoli e di Sicilia - quindi occorre rischierare l’Armata francese ritirandola dalle coste della Manica, dove stava preparando uno sbarco sulle Isole Britanniche. Se ne va l’Imperatore, ma Casale ha riavuto, almeno in parte, il maltolto!

Dopo gli entusiasmi del 1805, la fine di Napoleone nel 1814 vede il ritorno sul trono sabaudo di Vittorio Emanuele I, che nell’ottobre dello stesso anno ridisegna la mappa giudiziaria dello Stato, diviso in province e mandamenti. Ogni mandamento avrà una giudicatura con un proprio “giusdicente”. Scorrendo il lungo elenco, troviamo tra le altre: in provincia di Alessandria la sede di Valenza; in quella di Asti: Cocconato e Brusasco; a Casale: San Salvatore, Lu, Vignale, Montemagno, Rosignano, Occimiano, Moncalvo, Tonco-Alfiano, Villadeati, Murisengo, Montiglio, Gabiano, Balzola, Pontestura, Mombello, Ticineto, Ottiglio; a Mortara: Sartirana, Mede e Candia; nel mandamento di Vercelli: Livorno, Crescentino, Trino, Stroppiana, Desana; a Vigevano: Robbio, Garlasco, Gruppello.

Ormai non più disponibili le preziose cronache di Vincenzo De Conti - terminate con il 1799 e ben 10 tomi, più volume indice - per qualche anno l’unica notizia di rilievo è del novembre 1818, quando l’ennesimo regio editto rivede le circoscrizioni territoriali, staccando dalla provincia di Casale il popoloso mandamento di San Salvatore, con Castelletto Scazzoso e Lu, aggregato ad Alessandria. In compenso, sulla base di un editto del nuovo sovrano Carlo Felice, del settembre 1822, nasce in città un Tribunale di Prefettura di terza classe – operativo dal gennaio ’23 - competente per materie civili e penali.

aldo timossi (3 - continua)

FOTO. Il Tribunale (già monastero delle Orsoline)