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Natale al Museo con l'ensemble “La Ghironda”
I Re magi accompagnati da una sarabanda di tamburo che evoca l’incedere dei dromedari...
Chissà come doveva essere la notte di Natale nel Piemonte di secoli fa? Probabilmente dall’anno mille fino all’invenzione di Babbo Natale ci saremmo imbattuti in rievocazioni popolari in cui musica, canti e racconti trasmettevano tutta la spiritualità di questo momento.
Per un’ora ci siamo trovati immersi in quelle atmosfere lontane grazie all’ensemble “La Ghironda” che, martedì 26 dicembre, ha chiuso il ciclo di appuntamenti di “Natale al Museo” a Casale Monferrato. È Santo Stefano, ma nel Salone Vitoli il gruppo di artisti astigiani rimette le lancette indietro di 24 ore, o di ottocento anni se preferite. Al centro del concerto c’è la lettura della “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine, nome antico di Varazze, quindi il frate del XIII secolo fu un suddito del marchesi di Aleramo del Monferrato come ricorda Fabio Furnari alla guida dell’Associazione degli Invaghiti che organizza la rassegna.
La leggenda è una monumentale antologia sulla vita dei santi e di Gesù, in cui la cultura erudita si fonde con quella popolare.
Per raccontare la natività attinge a vangeli apocrifi, discorsi dei predicatori e un bel po’ di fantasia. L’ensemble ci mette del suo a rendere ancora più partecipata questa narrazione, affidando alla bella voce di Marzia Grasso canti e danze di trovatori come Rambaldo di Vaqueiras (un altro nome che aveva a che fare con la corte monferrina) Marcabru, Peire Vidal, Bernart de Ventadorn.
Ma ci sono anche, canti sacri, goliardici e musiche tradizionali di mezza Europa di allora e non sempre della metà che festeggiava il Natale. Il latino si mischia alla lingua d’Oc, al proto italiano, all’arabo, all’ebraico e a tutte le lingue franche che circolavano nell’arte e nel commercio. Uno zibaldone medioevale? Tutt’altro è la faccia di un’epoca per nulla buia, ricca di scambi di parole e note, che la notte di Natale potevano accendersi per i marchesi del Monferrato, quanto per l’ultimo dei suoi villici da qui alla Terrasanta.
Il merito maggiore dell’ensemble è proprio di riuscire a creare questa peculiare atmosfera in cui la notte placida diventa anche una festa ecumenica. Un po’ è merito della cornamusa e della ghironda che, appena intonano note di bordone, evocano borghi di pietra sotto cieli stellati, ma la varietà degli strumenti presenti riflette anche la ricchezza della cultura e della curiosità dell’epoca, integrandosi perfettamente nei momenti della narrazioni: così i Re magi sono accompagnati da una sarabanda di tamburo che evoca l’incedere dei dromedari; accattivanti mix di viella, saz e flauto ci portano nell’Andalusia o nell’Italia di Federico di Svevia, dove il mondo ebraico, quello arabo e cristiano non avevano paura di convivere.
C’è un universo di liuti, percussioni, flauti dritti e traversiere che rendono ogni arrangiamento coinvolgente.
Vale la pena di menzionare tutti i musicisti: Florio Michielon, Luisa Anna Besenval, Aba Rubolino, Maurizio Perissinotto, Piercarlo Cardinali, Pietro Ponzone a cui si aggiunge la voce narrante di Tiziana Miroglio.
Anche per questo appuntamento tutto esaurito, applausi scroscianti e richieste di bis. Mentre l’Assessore alla Cultura Gigliola Fracchia ricorda i 13 anni di Natale al Museo e auspica la 14 edizione a prescindere da chi sarà nel suo ruolo il prossimo anno. Può cambiare tutto nell’arte e nella politica, ma per i casalesi Santo Stefano si festeggia così.
(a.a.)
-foto Luigi Angelino, gruppo finale con l'assessore alla cultura.






