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Aforismi strada facendo
di Elio Gioanola
Ho raccolto nei molti anni del mio esercizio di scrittura una serie di frasi che mi sono sembrate, rileggendole, conservare ancora una loro ragion d’essere, per cui le sottopongo all’attenzione dei miei fedeli e pazienti lettori del “Monferrato”, se vorranno tenerne a mente almeno una che gli sembri per qualche motivo azzeccata.
Niente di particolarmente originale, altrimenti correvo il pericolo di sembrare una specie di saggio un po’ rimbambito, soltanto osservazioni di qualche rilievo e di comune buon senso: so fin troppo bene quanto sia difficile essere aforisti originali, tanto è vero che gli autori di autentico talento, in questo campo, sono stati pochissimi in tutta la storia della letteratura. Infatti “credo di avere un cuore troppo piccolo per contenere sentimenti di qualche ampiezza”. “Chi scrive qualcosa di originale non procede dal provvisorio al definitivo, ma al contrario”. “Uno scrittore autentico deve scrivere di ciò che non si deve dire, perché a scrivere ciò che si deve sono capaci tutti”. “Penso sempre ad un libro meraviglioso in cui si riversa tutto quello che non si sa”. “Fare della bella scrittura è esattamente il contrario di scrivere bene, infatti quasi tutti i grandi scrittori – salvo qualche eccezione – sono stati accusati di scrivere male”. “Finché si obbedisce a idee o a persone, non si vive veramente; anche se, liberi da tutte le obbedienze, non si sa dove battere il capo”. “Il guaio dei cosiddetti avanguardisti è che non lo sono mai abbastanza”. “Una persona davvero perbene è quella che dà importanza a cose a cui gli altri non ne danno affatto, così che stupisce sempre con le sue esclamazioni ammirative per un insetto, il profumo di un albero in fiore, un colore del cielo, fino al punto da farlo ritenere un po’ stupido”. “Generalmente quando sono a un a conferenza assumo un aria di estrema attenzione, chiudendo gli occhi, coprendomi gli occhi con le mani, così da poter dormire serbando la fama dell’ascoltatore ideale”. “Ho sempre coltivato il desiderio, impossibile, di avere un cane insofferente ai luoghi comuni, così che quando sente, per esempio, uno che dice ‘a trecento sessanta gradi’, o ‘ e quant’altro’ abbaia lamentosamente”. “Meglio essere del tutto imbecille che mezzo-intelligente”. “Sono un sorvegliato speciale dei sacri doveri”. “Si spiega ciò che è natura (la scienza), si interpreta ciò che è spirito (la filosofia), si inventa ciò che non esiste ancora (la poesia)”. “Le vie dell’inconscio sono infinite, quindi sostanzialmente inspiegabili”. “Era necessario che abbandonassi il paese, ma è altrettanto necessario che vi facessi ritorno”. “Dell’istinto si può sempre essere sicuri, della ragione mai”. “Non avere una sola idea, e lottare per essa, è ciò che fa di un uomo un politico”. “Mi appoggio ai libri come uno zoppo alla stampella, via la quale cado. Per questo ho fatto il critico letterario, ho sempre un testo a cui appoggiarmi”. “Si può scrivere anche senza avere letto, ma questo è lecito solo per chi, scrivendo, è in grado di inventare. Non si può rischiare di essere contemporaneamente scrittore fallito e critico ignorante”. “Si ha l’impressione che l’attuale facilità di comunicazione finisca per coincidere con la perfetta mancanza di cose da comunicare”. “Un’immagine di grande tristezza? Una domenica davanti alla televisione”. “Non ricordo ciò che è importante ma è importante (forse) il poco che riesco a ricordare”. “La fondamentale espressione di un genitore o educatore è ‘lo faccio per il tuo bene’ è alla base di tutte le oppressioni”. “Il mio essere religioso è una forma di disagio, o disadattamento, o malessere, o difficoltà di vivere, ma è anche un fissarsi su ciò che resiste a ogni tempesta”. “Sono stato soggetto a partire dai quarant’anni ad attacchi d’ansia, dai quali mi sono completamente liberato a partire dagli ottant’anni, quando cioè esistevano tutti i presupposti perché si facessero più intensi e numerosi: ‘Gli ottant’anni ti minacciano’, scriveva Sanguineti di Montale, di me avrebbe dovuto dire, al contrario, che mi beatificano, quasi”.
Elio Gioanola
ARTI COLO PUBBLICATO IN CARTACEO MARTEDI' 16 LUGLIO






