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Alla chiesa di Lu
Un pregevole quadro del Giovenone
Si è tenuto sabato 6 novembre l’ultimo incontro di approfondimento sulle chiese anticamente sede di collegiata nella Diocesi di Casale (progetto è stato promosso dall’Ufficio per i Beni Culturali nell’ambito del progetto integrato MAB sostenuto grazie ai contributi CEI-fondo 8xmille).
Appuntamento quindi alla Chiesa di Santa Maria Nuova di Lu dove i presenti sono stati accolti calorosamente dal parroco, don Pier Giorgio Verri che, nel corso della visita ha presentato il forte legame della comunità luese con il mondo salesiano del quale fece parte anche il beato Filippo Rinaldi rappresentato in un bel dipinto del Crida alla destra dell’altare maggiore.
Lu è stato anche il paese delle vocazioni ricordate in una cappella sul lato destro con un lungo elenco (inaugurata il 28/8/1988, progetto dell'arch.don Verri).
Manuela Meni, coadiuvata nelle ricerche da Chiara Mainini, ha condotto la visita presentando la storia dell’edificio e approfondendo le vivaci vicende della collegiata e dei suoi canonici che, originariamente ospitati nella chiesa di San Giovanni di Mediliano nella valle, furono collocati nella nuova chiesa costruita per volontà del comune e dei signori locali a partire dal 1479.
I lavori di costruzione della nuova parrocchiale si concentrarono nell’area in parte occupata dall’antica parrocchiale di San Pietro, oggi visibile nella cripta che, a partire dal 1721, ospitò le reliquie del San Valerio dopo il furto sacrilego dei reliquiari avvenuto l’anno precedente nell’omonima chiesa. Una cassa, svelata da un paliotto, che si apre con numerose chiavi.
La facciata romanica rappresenta uno dei pochi elementi originali risalenti alla fase più antica dell’edificio: a causa di forti problemi di umidità e di stabilità a partire dal 1856 ebbero luogo numerosi lavori di ristrutturazione che portarono a consistenti interventi soprattutto sulla fiancata sinistra che essendo pericolante fu abbattuta portando all’eliminazione di tutte gli altari interni (ad eccezioni di quello del SS. Sacramento), fu abbattuto il campanile, che originariamente si trovava su quel lato e fu ricostruito nel 1892 occupando la prima cappella di destra. Tuttavia, per quanto riguarda le opere d’arte mobili, è ancora possibile trovare molti dipinti già descritti nelle visite pastorali dei vescovi casalesi del XVII e del XVIII secolo.
Nello specifico si cita la raffinatezza del Sant’Antonio con Bambino di Orsola Caccia, le Sante Vergini di Angelica Bottera e la pregevole Madonna del Rosario della bottega del pittore vercellese Giuseppe Giovenone il Giovane, un dipinto da valorizzare. Nella cappella brilla anche una statua dorata della Madonna con bambino.
Ci si lascia con l'auspicio di una pubblicazione dei numerosi dati (e delle foto) emersi dalle visitte e un’anticipazione sul 2022: «Stiamo definendo in questi giorni la programmazione del prossimo anno» sostiene Meni «dopo le collegiate saranno le confraternite ad essere oggetto delle attività di ricerca e di valorizzazione da parte dei tre istituti (Museo, Archivio e Biblioteca) della Diocesi. Dato il successo delle uscite di formazione e di approfondimento sul territorio verrà proposto un nuovo ciclo di appuntamenti che avrà come tema gli altari dedicati alla Madonna del Rosario. Sarà l’occasione per conoscere una devozione largamente diffusa in Diocesi e di ammirare da vicino molte e pregevoli opere d’arte».
ch.m. - l.a.
FOTO. Nella cappella del Rosario, sabato mattina (f. ellea)






