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Francescani in Monferrato (9)
Il cappuccino Francesco Novelli, di Sala, descritto come “ottimo moralista"
Nel ‘1400 l’unico Ordine francescano è percorso da due anime, quella dei “conventuali” e quella degli “osservanti”. Da una parte una nuova famiglia piena di vitalità, quella degli osservanti, sostenuta inizialmente dall’Ordine stesso. Dall’altra l’antica famiglia conventuale, stabilizzata nella sua forma di osservanza della Regola e di povertà, pur vissuta all’interno di mitigazioni e agevolazioni. La bolla «Ite vos» di papa Leone X (29 maggio 1517) separa definitivamente l’unico Ordine in due famiglie, appunto quella dei frati minori conventuali e quella dei frati minori osservanti.
Nel Monferrato e nelle vicine terre, accanto alla presenza di comunità conventuali, nei secoli è attiva la predicazione di non pochi osservanti.
Tra i primi, un fra Bonifacio Facerio da Coniolo, appena citato in vecchie cronache francescane che elencano religiosi attivi tra ‘400 e ‘500; si può supporre sia un membro religioso della nobile famiglia dei Facerio o Fazzero, feudatari del piccolo borgo collinare a ridosso del Po.
Opera a fine ‘400, fra Bernardino, definito quale “savio crescentinese” nel “Dizionario geografico storico” del Casalis. Assai scarse le notizie sulla sua figura. Per molto tempo risulta quale teologo nel convento torinese di Santa Maria degli Angeli, ma ad inizio ‘500 lo troviamo nel convento di San Bernardino a Pallanza.
Legato all’Osservanza, anche lui originario di Crescentino, fra Innocenzo, da non confondere con un conterraneo fra Innocenzo Raspa, di metà ‘600 -nato intorno al 1550, vissuto quasi sempre in conventi del Cuneese, come si può dedurre da un documento che lo segnala fra i sollecitatori per la costruzione del convento dell’Annunziata a Fossano, “dentro le mura dei baluardi del Salice”, del quale pone la prima pietra nel 1581 il duca Carlo Emanuele I Savoia. Essendo “meritamente in grido di uomo versatissimo nella scienza delle divine cose”, è nominato primo penitenziere dal vescovo Francesco Panigarola, ad Asti dal 1587 al 1594. Tornato nel Cuneese, lo troviamo quale definitore (consigliere del Ministro provinciale) e guardiano del convento di San Francesco di Savigliano. Attivo anche come autore religioso, Innocenzo stampa nel 1610 a Torino i “Divoti discorsi sopra la plenaria indulgenza della Porziuncola”, e qualche tempo dopo, una “Vita del beato Salvatore da Horta”, francescano spagnolo, noto come grande taumaturgo, che sarà dichiarato santo nel 1937. Un confratello gli dedica una pubblicazione nel 1622, segno che a tale data è ancora in vita.
Del medesimo convento saviglianese, è guardiano nel 1604 un compatriota di Innocenzo, fra Egidio Viale, già studente alla Sorbona di Parigi dove aveva ottenuto il grado di dottore. Se si presta fede a quanto scritto nella “Istoria della vercellese letteratura ed arti” del De-Gregory, nel capitolo provinciale tenutosi nel 1609 a Crescentino sarebbe stato eletto ministro. “Quanto fosse dotto, e uomo di grande politica”, lo comprovano : una “rimostranza diretta a Pio V pontefice, per cui lo avvisa delle trame del Turco contro la Cristianità, e “le sue missioni apostoliche presso varie potenze sovrane, cioè di Spagna, di Savoia, di Genova e di Venezia a fare lega santa, onde arrestare il comune nemico, per la quale lega felicemente riuscita fu poi il Turco sconfitto nella battaglia navale del 1572”, la nota battaglia di Lepanto.
Secondo il De-Gregory, anche Girolamo Viale, fratello di Egidio, avrebbe vestito il saio dei minori di San Francesco, per qualche tempo con l’incarico di ministro provinciale. “Predicatore di grande fama e alcuni di scritti che sonosi perduti”.
Scarse notizie su fra Gerolamo Ermenegildo Bianco, vissuto nella metà del ‘600: “lesse filosofia in Crescentino: ebbe la carica di definitore, e in appresso quella di ministro provinciale del suo Ordine. Scrisse un libro ad uso dei ministri provinciali della sua religione, rimasto manoscritto con la data 1682”.
E’ citato come “da Crescentino”, fra Raffaello Surdo (o Surdi, de Surdis, Sordi), figlio di Giovan Pietro, già membro del Supremo tribunale di Monferrato e dal 1595 presidente del Senato di Mantova. In realtà è probabile la nascita, nel 1587, a Casale, dove il padre si era trasferito da Crescentino o Trino in virtù degli incarichi pubblici, tanto da definirsi nelle tante opere giuridiche come “casalensis”. In famiglia, due fratelli futuri sacerdoti: Francesco, protonotario apostolico e arcidiacono del duomo di Sant’Evasio, e Giacomo Filippo, prelato domestico di papa Alessandro VII. Due sorelle sono monache nel convento cittadino della Maddalena e un nipote, Giovanni Andrea, è destinato anche lui al saio francescano.
Portato al fonte battesimale con il nome di Pietro Francesco, lo cambia in Raffaello nel 1606, entrando nella famiglia dei Cappuccini. “Versato in tutte le scienze, oratore sopra i più rinomati pulpiti”, dopo alcuni anni nel convento di Casale, nel 1647 viene eletto quale visitatore e provinciale in Genova per due volte, quindi per la terza in Reggio. La carriera prosegue come consultore del Ministro generale, e visitatore apostolico, carica che ricopre al momento di essere tolto ai vivi, a Genova, il 6 aprile 1650. Lascia alcuni scritti: una “Parafrasi sopra i salmi di Davide”, vari consulti legali e religiosi, poesie ed epigrammi, un “Ragionamento funebre in morte di monsignor Scipione Pascale, vescovo di Casale, il 26 dicembre 1623”.
Contemporaneo al Surdo, il cappuccino Francesco Novelli, di Sala Monferrato. Descritto come “ottimo moralista, fu visitatore del suo Ordine in varie Province francescane”. Illo tempore, il convento di Santa Maria del Tempio conservava i manoscritti di due sue opere: un “Trattato sopra i sacri Canoni”, e un volume delle “Opinioni in materia di casi di coscienza con un metodo facile per risolverli”, opera definita come “molto comoda agli studiosi in tale materia”. Muore a Pavia nel 1653.
Nato nella famiglia Lupano, fra Bonaventura da Casale, Cappuccino, è ricordato nelle biografie dell’Ordine come celebre professore di teologia, “uomo di grande prudenza, sapienza, e d'impareggiabile pietà, e predicatore di gran frutto (…) distinto per la sua pietà e per le singolari sue virtù”. Per tre volte viene scelto come Ministro della Provincia di Genova. Fecondo scrittore, autore tra l’altro di “Concetti predicabili” per la Quaresima (8 volumi), per l’Avvento (4 volumi), per le domeniche di tutto l’anno (6 volumi), per le festività dei santi (5 volumi). Sale al Cielo, a Genova, nel 1641.
Ben 69 anni con il saio francescano, per il cappuccino Bonaventura da Occimiano. Predicatore e più volte Definitore nella Provincia di Genova, “religioso egualmente dotto e prudente e molto austero nella regolare osservanza”. Scrive diverse opere di carattere teologico e di “risposte” a quesiti riguardanti la vita e il comportamento dei consacrati regolari e secolari. La morte lo coglie nel 1675. Non va confuso con l’omonimo, della famiglia Carretti, che vivrà nel secolo successivo.
Dal “Dizionario geografico” del Casalis, la citazione di quattro valenzani consacrati all’Ordine francescano. Padre Giovanni Battista da Valenza, definito come venerabile, “zelantissimo sacerdote, che vivea nel 1631, e si rese illustre per operosissima carità in Tortona, mentre in quell'anno ivi imperversava la pestilenza”. Mombelli Lodovico, Dina Francesco entrambi sacerdoti, e Cerutti Onorato laico, “sono da commendarsi alla riconoscenza dei posteri per l'indefessa e caritatevole assistenza sì spirituale, che temporale, cui prestarono agli appestati nel terribile contagio che afflisse quelle contrade negli anni 1630, 31 e 32; dal quale spaventevole morbo colti i due primi, perdettero la vita”.
aldo timossi (9 – continua)
FOTO- Monastero dell'Annunziata di Fossano fondato da fra Innocenzo da Crescentino.
Nota: La puntata numero 8 è in rete con le altre sette e in cartaceo è stata pubblicata sul numero di martedì 26 maggio.






