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Francescani in Monferrato (15) - Ricerca di Aldo Timossi
I "guardiani" di Crea e la visita De Gasperi-Bidauld
Nell’ala vecchia del Camposanto di Morano, la sepoltura di padre Angelico, al secolo Antonio Mugetti reca una foto con il ruvido saio francescano coperto da ben tre file di cinque medaglie. Un eroe della prima grande guerra, pur se dimenticato. Nasce nella frazione Due Sture di Morano Po il 7 dicembre 1881 da Pietro Mugetti e da Maria Rossino. Entra giovanissimo nel convento di Crea, poi a Fossano dove viene ordinato presbitero. Dotato di una innata oratoria, supportata da solida cultura, è particolarmente richiesto per predicazioni anche fuori del Piemonte.
Cappellano militare nel 206° Reggimento Fanteria all’inizio del conflitto, per il suo “impavido coraggio”, anche come addetto al Reparto Sanità, si guadagna nel 1916 a Monte Boscon (Asiago) una medaglia d’argento; la motivazione “Cappellano in un Reggimento di fanteria, durante un combattimento attraversò una zona intensamente battuta dal tiro dell’artiglieria nemica per portarsi al posto di medicazione, ove aveva saputo che affluivano numerosi i feriti. Ivi con calma e serenità, incoraggiando i presenti, svolse in modo esemplare la sua missione a tutti infondendo fede ed invitando tutti ad ama re Iddio e la patria, noncurando il fuoco nemico”. Nei mesi successivi, due medaglie di bronzo a Gorizia. In forza al XXVII° Reparto d’Assalto, medaglia d’argento sul Montello e con il 2° Gruppo d’Assalto altro argento a Falzé di Piave.
Nel dopoguerra è conferenziere nelle comunità italiane in Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile. Sempre ben accolto: “I giornaloni quotidiani di qui hanno avuto parole elogiative per l’opera mia e per me”, scrive al Parroco di Morano, don Ercole Nebbia. Passa quindi in Turchia e Grecia, poi torna in Italia, dove arriva per lui l’onorificenza di Cavaliere della Corona. Esercita il ministero nei conventi di Casale, Vercelli, Alba, Belmonte, Crea, Torino. Nella natia Due Sture, è sponsor per l’apertura di un asilo d’infanzia. Si merita una medaglia al valor civile per aver salvato una donna: secondo una fonte, a Vercelli, dove si sarebbe gettato nelle acque gelide della Sesia recuperando la poveretta caduta da un ponte; per altra fonte, a Saluzzo, durante un furioso incendio.
Sofferente di cuore, non lesina l’impegno, più volte ricorda ai confratelli che “in fin dei conti la morte è la porta verso la vita eterna”. La mattina del 7 settembre 1943, uscendo dalla chiesa della Madonna degli Angeli, osserva le macerie di un recente bombardamento e confessa a padre Francesco Maccono che era con lui: “Fortuna che domani tutto sarà finito”! Il giorno dopo, mentre sta recandosi a casa della nipote Maria, si sente male e cade a terra colpito da ictus. Profeta della propria morte? Su “La Stampa”, il commento sulla sua figura: “Era un oratore di grande valore, un trascinatore di folle, della cui opera di umanità e di apostolato rimarrà eterna memoria In quanti l'hanno conosciuto”.
Con la partenza da Crea, nel 1928, di padre Giacinto Burroni, nominato Definitore e trasferito a Casale, per poche settimane ha funzioni di vicario fra Gian Pietro Deambrogio, nativo di San Salvatore. Intanto ai piedi della Madonna nera arriva padre Angelo Maggiora. E’ nato nel 1876 a Landiona, nel Novarese, ma per mezzo secolo sarà quasi sempre a Casale, nel convento di Sant’Antonio nel 1957. Entrato a 16 anni nell’Ordine, nel 1900 viene consacrato presbitero. Insegna filosofia nel seminario vescovile e nello studentato francescano. Terminerà il cammino terreno nel gennaio 1957, “molto rimpianto tra i confratelli che lo veneravano quale maestro di scienza e di virtù e fra i molti sacerdoti e fedeli che ricorrevano a lui come esperta guida spirituale”.
Quando il 17 agosto 1928 sale a Crea, inaspettato, il principe Umberto di Savoia, viene ricevuto dal nuovo Guardiano, padre Andrea Zucco, di Verolengo. “Giusto il tempo per entrare nella cappella di Santa Margherita, di salire di fretta al Paradiso e di sorbire un marsala nella saletta del convento, prima di ripartire velocemente in auto per Brusasco, tutto in tre quarti d'ora”. Nove mesi dopo, il 29 maggio 1929, per Umberto altra veloce visita, stavolta al museo del santuario, accolto dal vicario Guardiano padre Ignazio Risso (dal 1940 trasferito nel convento di Santa Croce a Canale d’Alba).
Per la comunità francescana, ancora un cambio di Guardiano all’inizio degli anni Trenta. E’ padre Domenico Zavattaro, che lascia l’incarico di Superiore nel convento di Vercelli-Biliemme. Nativo di Pertengo, classe 1881, ancora fanciullo primi passi verso l’ideale francescano proprio a Crea, sacerdote dal 1903 a Canale d’Alba, per ben otto anni (1911-1919) ha “servito la Patria in qualità di Cappellano Militare, distinguendosi per il suo ardente zelo, per la sua abnegazione per il suo amore ai soldati, continuando poi a sentirsi cappellano dei suoi alpini fino al termine dei suoi giorni”.. Nel 1937, eletto Superiore della provincia piemontese, saluta il Colle dove tornerà più tardi - dopo una permanenza in Sant’Antonio di Casale - e fino al termine dei suoi giorni nel 1960, “sempre splendente di bontà, di modestia e di operosità”.
A Crea, in qualità di Guardiano è la volta di padre Teofilo Rosa, già nel medesimo incarico a S. Antonio a Casale, alla cui guida si avvicenda, lasciando Asti, padre Ernesto Ferrarotti, della Robella di Trino. Anche per fra Ernesto arriverà la destinazione a Crea, dove muore nel Settembre 1961; “Il suo spirito era quello di un santo, integralmente votato al servizio di Dio” scrive nel necrologio il settimanale diocesano vercellese “Eusebiano”, sotto un titolo assai impegnativo: “La morte di un Santo”.
E’ il 1943 quando il Colle da il benvenuto a padre Isidoro Olivero. Nato a Trino nel 1918, ordinato sacerdote il 18 settembre 1942, dal 1949 sostituirà come Guardiano il canavesano Leopoldo Occelli, trasferito a Ivrea. Sono loro - unitamente a fra Elzeario Risso - a dare il benvenuto, il 22 marzo 1948, ai Capi di governo di Italia e Francia, De Gasperi e Bidault, sul Colle per uno storico vertice, momento chiave per gettare le basi dell'unità europea, superando il passato di guerra per costruire un futuro di amicizia, pace e collaborazione.
“Il sorriso di padre Isidoro e la sua umanità sono per Crea un’istituzione” e la sua partenza per Belmonte, nel1979, lascia un grande rimpianto. Dopo una lunga malattia, sale in Cielo il 5 maggio 1984. Esequie a Crea, officiati dal vicario vescovile Felice Moscone, e sepoltura nel Sepolcreto francescano, con la partecipazione di una “folla immensa che ricorda i tesori di intelligenza, di pietà e di carità, da lui profusi in 42 anni di apostolato”.
aldo timossi (15 – continua)






