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Santi, Beati e Venerabili (14-fine) - Di Aldo Timossi
Giovanni Ferro, nato (13 novembre 1901) a Costigliole d’Asti, rettore del Treviso
Si conclude con questo articolo la serie, quattoridic articoli, dedicata a Santi, Beati e Venerabili del territorio, nata da un idea congiunta per i 550 anni della Diocesi di Casale (18 aprile 1474), grazie al lavoro di Timossi instacabile ricercatore, ha portato alla luce dodici Santi, diciotto Beati e otto Venerabii e Servi di Dio.
Una sintesi giornalistica che, visto il materiale, soprattutto iconografico, non ancora utilizzato, meriterebbe un pubblicazione. (l.a.)
Il venerabile Giovanni Ferro, nato (13 novembre 1901) a Costigliole d’Asti, terra di confine tra Langhe e Monferrato, si può ben ritenere Casalese di adozione per il lungo periodo trascorso in città, alla direzione del Collegio Trevisio.
Sono i genitori, Giovanni Battista, calzolaio, e Carlotta Borio, casalinga, a indirizzarlo sulla via del futuro servizio alla Chiesa, “trasmettendogli sentimenti di bontà, di virtù e di pietà”. Nel 1912 è accolto nel Seminario dell’Ordine dei Chierici regolari di Somasca, a Genova Nervi. Terminato il tempo del noviziato a Roma, l’8 ottobre 1920, emette la professione religiosa temporanea. Compiuto l’iter formativo, il 14 marzo 1924 è professione solenne. Dall’11 aprile 1925 è sacerdote. Negli anni seguenti insegna in diverse Scuole rette dall’Ordine. Il 27 maggio 1931 consegue la laurea in Teologia presso la Facoltà Teologica di Torino e, nello stesso anno, è nominato Rettore del Trevisio.
La presenza a Casale dell’Ordine, già Compagnia/Congregazione, iniziata nella prima metà del ‘500 a Somasca (frazione di Vercurago, Lecco) da san Girolamo Emiliani, è vecchia di quattro secoli. Inizia il 6 marzo 1623 dalla volontà del medico Andrea Trevigi, nativo di Fontanetto Po. Quel giorno, il notaio Attilio Cavatto attesta che “Andreas Trivisius, filius Guillielmi, civis Casalensis” dona alla religione Somasca un cospicuo reddito annuo di settecento ducatoni e una casa in Casale perché “detta religione eriga in città un collegio in cui si ricoveri un non minor numero di dodici giovani dello Stato di Monferrato e due fiandresi, ossia de’ Paesi Bassi (…) da istruire nel timor di Dio e nella lingua latina, cioè grammatica, umanità, poesia, retorica e filosofia (…), nonché lingua greca”. Oltre a ciò, potranno essere ospitati altri giovani, “separati a mensa dai quattordici collegianti”! Il collegio viene intitolato a san Clemente e inizia l’attività nel palazzo dell’attuale via Trevigi, già convento di santa Caterina, già residenza dei Marchesi di Monferrato, donato nel 1528 da Anna d’Alençon alle Domenicane.
Dopo alterne vicende (nel 1802 soppressione napoleonica della Congregazione che prosegue attività privata in Sant’Antonio, nel 1816 ripresa per volontà reale, nel 1867 nuova cancellazione degli ordini religiosi e collegio riconosciuto come ente morale laicale) finalmente nel 1931, grazie al Patti Lateranensi del ’29, i Somaschi tornano alla gestione, con l’arrivo di padre Ferro. Attivi una scuola media, un convitto per gli alunni delle scuole superiori esterne, un piccolo seminario di “probandi”. E’ da officiare anche la riconsegnata chiesa di Santa Caterina (quante Messe, ogni mattina, durante il mio triennio 1959-61 delle medie, e quanto latino in classe; N.d.A.) e si coabita con il Regio Liceo-Ginnasio e le Scuole Normali. Torna la proprietà di Palazzo Vitta, affittato al Comune per la biblioteca civica. Immaginabile la difficoltà di rimettersi al volante di una “macchina” lasciata sessant’anni prima. E di farlo senza compromessi, nell’atmosfera anche locale di un regime che tutto cerca di indirizzare e attribuirsi, a suon d’imbeccate ai giornali (dell’inaugurazione della palestra interna, nel gennaio ’31, viene esaltato l’aspetto di allenamento al maneggio delle armi, della figura di san Emiliani si sottolineano la carriera militare e il “patriottismo fervente”).
La permanenza di padre Ferro a Casale termina nel 1938, trasferito come Rettore al Collegio Gallio di Como, che regge fino al 1945, anno in cui è nominato parroco a Genova. Il 14 settembre 1950 arriva la nomina ad Arcivescovo di Reggio Calabria e Vescovo di Bova. “Appena un anno dal suo ingresso in diocesi - ricorda monsignor Salvatore Nunnari, reggino, Vescovo emerito di Cosenza - le alluvioni dell’ottobre 1951 lo vedono, a piedi, a cavallo, con ogni mezzo accorrere ai luoghi del nubifragio. Consola, presiede riunioni per interventi urgenti, apre le porte della sua casa, della curia, del seminario ai senzatetto, presiede lui stesso al servizio dei pranzi, mette in vendita la croce pettorale in favore della costruzione di una Casa della solidarietà a Ravagnese”. Peggior disastro nell’autunno 1953: è ancora il Vescovo il primo ad arrivare a cavallo nelle contrade travolte.
Nel 1970-71, sommossa popolare a Reggio Calabria ( i “moti di Reggio”) in seguito alla decisione di collocare il capoluogo di regione a Catanzaro. Nella notte del 17 settembre 1970, una delle ore più drammatiche, con il suo intervento salva la città da un immane disastro (era stata svaligiata un’armeria). Il Capo dello Stato, Giuseppe Saragat, gli dona un prezioso calice, ringraziandolo “per l’opera di pacificazione assolta in quella dura esperienza”. Vive da povero. Un giorno il Vicario generale entra nella sua camera da letto con delle medicine, lo vede con indosso un pigiama che porta la scritta “Padre Ferro”: “L’indumento era pulitissimo ma, in qualche punto, consumato, liso e rattoppato”, mantenuto da chissà quanti anni.
Il 4 giugno 1977 rassegna le dimissioni per limiti di età e si ritira presso la Comunità somasca di Roma. Su insistenza della comunità diocesana, ritorna a Reggio nel 1978. Incarnando lo stemma dell’Ordine, Gesù che porta la Croce, e fedele al motto “onus meum leve”, il mio carico è leggero, i suoi ultimi anni sono segnati dalla prova della malattia che accetta con esemplare spirito di fede, trascorrendo quel tempo in preghiera. Sale in Cielo il 18 aprile 1992, Sabato Santo. Nel testamento spirituale lascia scritto: “Vi ho amati tutti e continuo ad amarvi senza esclusione alcuna. Ringrazio tutti della grande bontà che, come figli dilettissimi, avete avuto per me, indegno Pastore della Chiesa reggina e bovese. Vi attendo tutti in Paradiso”.
La proclamazione di venerabilità, fatta il 5 luglio 2019 da Papa Francesco – dopo un iter durato undici anni - sottolinea che “con equilibrio seppe discernere questioni complesse di natura sia civile che ecclesiastica, trasformando le situazioni di scontro in opportunità di riconciliazione”.
E’ sepolto nella cattedrale di Reggio. Al suo monumento funerario, opera dello scultore Michele Di Raco, il 30 maggio 2018 rende omaggio una delegazione di partecipanti alla crociera Il Monferrato-Stat, con il giornalista Luigi Angelino; l’epigrafe in latino recita: “Pastore molto zelante, infaticabile per operosità, risplendente di esimia carità, poverissimo tra i poveri, fermissimo nelle circostanze procellose, segnacolo di pace, sostenitore convinto della promozione della sacra liturgia, fautore di buona cultura, esempio per tutti di virtù, specialmente di pazienza negli ultimi avvenimenti della vita, lui che aveva sofferto di una infermità cronica, o Gesù, buon pastore eterno, lui che seguendo Te, Padre carissimo, tutto si sacrificò per la salvezza delle anime, accogli nella pace e nella gloria tua sempiterna ”.
aldo timossi (14 - fine)
Da aggiungere che sul venerabile Ferro Adolfo Zanatta (con Lauro Luparia, come ex allievi del Trevisio), Dionigi Roggero e il salesiano padre Giuseppe Oddone avevano organizzato esaurienti convegni a Casale e a Costigliole (nota di Angelino).
FOTO. Il vescovo Ferro






