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Viaggi d'autore

A Pontestura una preziosa vasca trasfomata in altare

IL PROSSIMO VIAGGIO D'AUTORE SARA' DEDICATO A PONTESTURA ECCO GRAN PARTE DELL'ARTICOLO CHE SARA' PUBBLICATO MARTEDI' 2 FEBBRAIO

In base al millesimo in facciata, posto dopo i restauri settecenteschi, la chiesa parrocchiale di Sant’Agata sarebbe sorta a Pontestura nel 1248, in sostituzione di un edificio precedente, ubicato in un sito diverso e dedicato alla stessa santa, fondato da Guglielmo di Camino nel Millecento e poi passato ai canonici di Santa Croce di Mortara. Dalla metà del XV secolo fu officiata, sino alla loro soppressione avvenuta nel 1798, dai Lateranensi di Mortara e poi di Crea. Siamo nel centro del paese. A fianco della chiesa un piccolo giardino. Il sagrato con ciottoli di fiume bianchi e neri reca il trigramma «IHS» e la data 1930. 
La facciata in mattoni a vista e corsi di arenaria, è tripartita e culmina con pinnacoli in cotto. Nella lunetta del portale il dipinto di Mario Gilardi venne eseguito nel 1957. Sul fianco sinistro del presbiterio si innalza la bella torre campanaria a sezione quadrata, con orologio. 
Sembra tutto chiuso ma un cartello verde sulla porta avvisa: “Aperto”. E’ così.
Grandioso l’interno a tre navate, divise da pilastri cruciformi con capitelli a fogliami e piccoli scudi. Il presbiterio è chiuso da una bella balaustrata di marmo nero e rosa, l’altare maggiore è in marmi policromi e sull’arco sovrastante è appeso un grande Crocifisso. 
Sopra uno dei confessionali in noce è visibile un frammento di affresco quattrocentesco con l’immagine di san Giovanni Battista. Sono presenti opere del Guala, del Moncalvo e della sua scuola. Il pulpito in noce scolpito è datato 1738. Sopra la porta di ingresso il grande organo ottocentesco di Giovanni Mentasti. L’organo è da restaurare, un altro progetto allo studio è quello dell’illuminazione delle cappelle.
L’altare rivolto al popolo è formato da una vasca in pietra per il battesimo ad immersione, sulle cui pareti verticali vi sono fregi scolpiti, tra cui una ruota a cinque raggi, un fiore con petali, un personaggio che sorregge un candelabro o un tridente, un pesce, un cervo, un serpente mostruoso, un intreccio, e una iscrizione del 1314, interpretata dal casalese e docente universitario Olimpio Musso come dono di mastro Enrico di Pavia al monastero di Lucedio. Insomma un reperto molto importante...... l.a.-d.r.
FOTO. La preziosa, antica, vasca (foto Agelino)
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