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Martin Kasik alla Accademia Filarmonica

Venerdì 6 febbraio presentato da Sergio Marchegiani

C’è qualcosa di teatrale nel modo in cui Martin Kasic interpreta Chopin. Sia nel tocco, sapientemente drammatico, sia nella postura del corpo che sembra essere rivelatrice della sua gioia di suonare. Il pianista, vanto della Repubblica Ceca, dondola il capo a tempo, poi, mentre rende tintinnanti scale e arpeggi del compositore polacco, accenna un sorriso beato come se passeggiasse in una mattina di aprile. Ci si aspetta che da un momento all’altro cominci a canticchiare.

Di certo, il suo, è un Chopin meno pallido e salottiero, di certe esecuzioni in cui lo si immagina mandare in deliquio pallide fanciulle parigine. “Un Chopin sulle barricate”, dichiara il direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Sergio Marchegiani, nel presentare questo concerto di venerdì 6 febbraio a Palazzo Treville. Si riferisce all’ultimo brano in programma: lo Studio “La caduta di Varsavia”, ma è una definizione che può estendersi a tutto il concerto. Kasik esalta le cadenze, chiude ogni frase con un punto esclamativo che sia una nota o un accordo. I bassi sono implacabili, curati, tanto che l’accompagnamento diventa quasi un tema a sé stante, distinto e godibile.

Oltre alla sfida impegnativa dell’intera serie degli Studi op 10 con cui chiude l’esibizione (un salto mortale senza rete, come ricorda Marchegiani), il programma prevede due Ballate (n 1 op 23 e n 3 op 47) e due Scherzi. Eccezionale, a nostro avviso, l’esecuzione del n 1 op 20: Kasik dipana quella matassa di note rendendola fluida fino a che non si risolve nel sereno.

In definitiva, un’esibizione memorabile tra le tante dedicate a Chopin viste da questa sala. Un legame che ha origini antiche, come ricordato sempre da Marchegiani: il compositore casalese Carlo Soliva (socio onorario dell’Accademia) nel 1830 dirigeva il primo Concerto per Orchestra di Chopin a Varsavia, consolidando un’amicizia che li vede ancora adesso vicini al Pere-Lachaise di Parigi. In tempi recenti Chopin era l’autore preferito dalla storica presidente della Filarmonica Teresa Cerutti. Raramente, però l’abbiamo sentito così determinato.

Quindi ci sta una nuova standing ovation di tutta l’affollatissima sala e ben tre bis. Si continua con Chopin, il Notturno op 27 n 2, poi Kasik ci diverte con l’Humoresque di Dvorak e, infine, rimane nella sua terra, facendoci scoprire un genio poco conosciuto del novecento: Klement Slavicky. La sua Toccata, dai 3 pezzi per piano, è in un certo senso agli antipodi di Chopin, eppure l’accostamento risulta molto stimolante. Pianisti come Kasik hanno fama e formazione internazionale, eppure il bello della musica è anche trasportarci alle radici delle mille interpretazioni possibili.

Alberto Angelino



 

 Sergio Marchegiani, direttore del ciclo alla Accademia e affermato pianista era reduce  da un concerto per due pianoforti e orchestra a Madrid nella sala sinfonica dell'auditorium nazionale (alla presenza di 1.500 persone).

(foto Luigi Angelino in Filarmonica, al termine del primo bis)