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Cecilia Prete: mostra a Venezia
"Città nel Futuro”, promossa dall’associazione Next Art
Nel cuore più autentico di Venezia, tra storia e visione contemporanea, la presenza dell’artista Cecilia Prete al Ruzzini Palace Hotel si distingue come uno degli apporti più curiosi e simbolici della VI edizione della mostra “Venezia, Città nel Futuro”, promossa dall’associazione Next Art.
L’esposizione, aperta fino al 25 aprile 2026, riunisce 25 artisti in un percorso diffuso accolto da tre luoghi che hanno fatto dell’eccellenza dell’ospitalità veneziana, la loro storia: l’H10 Palazzo Canova, l’Hotel Saturnia & International e il Ruzzini Palace Hotel, trasformando la città stessa in un laboratorio di immaginari possibili. Pittura, scultura, fotografia, installazioni e linguaggi digitali dialogano tra loro per interrogare il destino della laguna, offrendo visioni molteplici e personali. In questo contesto, l’opera di Cecilia Prete, “Venexia xe un Leon, el Leon xe Venexia!”, emerge con forza evocativa e profondità concettuale. Già riconosciuta lo scorso anno con il Premio Televenezia per l’arte, l’artista conferma qui la sua capacità d’intrecciare simbolo e riflessione in una narrazione visiva di grande impatto. Il dipinto è dominato dal leone alato di San Marco, presenza solenne e imperturbabile che s’impone sulla scena come custode di una memoria resistente. Non è soltanto un emblema storico, ma una figura viva, vigile, quasi eterna. Sotto le sue zampe, il libro aperto -tradizionalmente portatore di parola e verità- si trasforma: il testo svanisce per lasciare spazio all’acqua, elemento fragile e mutevole, ma anche origine e destino di Venezia. È un racconto ancora da scrivere o forse già cancellato, dove il futuro si confonde con ciò che resta. La città si riflette così in una dimensione sospesa, tra permanenza e dissolvenza. A rompere ogni legge fisica e narrativa interviene una gondola in bronzo, saldata alla cornice e sospesa in un volo irreale. Non naviga, ma attraversa lo spazio come un’idea, come un ricordo che rifiuta di sprofondare. In questa scelta compositiva si condensa tutta la forza visionaria dell’opera: Venezia si manifesta simultaneamente concreta e intangibile, reale e mentale. L’atmosfera aulica e regale amplifica il senso di distanza e interrogazione. Il dipinto non offre risposte, ma apre domande profonde: cosa rimarrà di Venezia? Quale sarà il suo destino? Proprio in questa sospensione, risiede il suo valore più autentico.
Forse tutto è ancora presente, trasfigurato nei suoi simboli. O forse nulla lo è più, se non l’eco di ciò che è stato. E mentre l’acqua scrive e cancella, mentre il tempo scorre senza trattenere nulla, Venezia resta. Non come semplice città, ma come idea che non affonda, come visione che resiste, capace di riflettersi nell’acqua o librare leggera come una gondola sospesa, facendo affiorare il pensiero che Venezia non sia ciò che rimane, ma ciò che continuerà a resistere.
Nel dialogo tra passato e futuro che anima l’intera mostra, l’opera di Cecilia Prete si impone dunque, come una delle interpretazioni più intense e poetiche.
A sostenere l’edizione 2026 di questa rassegna diretta dal presidente Daniele Cellini, sono l’Azienda Agricola Braida Comugne e l’Accademia Vie delle Spezie che, presenti all’inaugurazione, hanno offerto ai tanti presenti, una degustazione di vini e un profumo speziato creato per l’occasione.
Artisti in mostra: Marta Arnoldo (e Armando Zen), Mariangela Baraldi, Paula Barta, Sandra Boschetti, Luca Casonato, Daniele Cellini, Elisabetta Cossettini, Cristina Dambra, Stiven Frare, Gianfranco Gasparotto, Graziano Giovanatto, Martina19é, Stefania Melis, Roberta Piazza, Anna Picheo, Mary Pozza, Cecilia Prete, Susanna Querin, Francesca Richichi, Germana Snaidero, Arianna Strazzaboschi, Mario Tessari, Manuela Turchetto, Valentina Vendrame, Lucia Zamburlini.






