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Valmacca: approfondimento storico

Il recupero delle tradizioni ambrosiane

Un approfondimento storico d’eccezione, presso la chiesa parrocchiale di Valmacca, in cui il protagonista — il rito ambrosiano — non è stato soltanto materia per studiosi o appassionati di liturgia antica. È diventato memoria viva, identità ritrovata e, soprattutto, prospettiva concreta per il futuro di una comunità che riscopre le proprie radici.

L’incontro, promosso dalle parrocchie di Frassineto Po e Valmacca, oltre che dall’Accademia di Cultura “Bernardino Cervis”, ha avuto come ospite d’eccezione don Enrico Castagna, rettore del Seminario arcivescovile di Milano, introdotto da Roberto Girino, che ha ricordato come Valmacca e Frassineto Po siano stati per secoli una vera enclave ambrosiana.

I documenti attestano, infatti, l’appartenenza al rito milanese almeno dall’XI secolo fino all’età napoleonica: solo tra il 1805 e il 1806, con la riorganizzazione ecclesiastica voluta da Napoleone e il successivo ripristino della diocesi di Casale, i due centri passarono definitivamente sotto altra giurisdizione, anche dal punto di vista liturgico.

Non è un caso che il compianto vescovo Germano Zaccheo avesse incoraggiato il recupero delle tradizioni ambrosiane, intuendo il valore culturale e spirituale di un patrimonio che rischiava di essere dimenticato. Oggi quel cammino sembra riprendere vigore. Già a Frassineto Po il rito ambrosiano è celebrato nelle solennità dei compatroni, e l’idea di reintrodurlo anche a Valmacca non appare più un’ipotesi remota.

Nel suo intervento, don Castagna ha ricostruito con grande chiarezza la storia del rito ambrosiano, ricordando come esso sia il rito proprio della Chiesa di Milano, conservato anche in alcune parrocchie delle diocesi di Lugano, Bergamo e Novara. Non un semplice “rito di sant’Ambrogio”, ma il frutto di una lunga evoluzione storica e spirituale nella quale il grande vescovo milanese ebbe un ruolo di primo piano, pur senza esserne l’unico artefice.

Le origini, ha spiegato il relatore, affondano nella Chiesa antica e risentono d’influenze provenienti dall’Oriente cristiano attraverso Ravenna, dal patriarcato di Aquileia attraverso Verona, oltre che dalla tradizione nordafricana legata a sant’Agostino. Elemento distintivo resta il forte cristocentrismo, sviluppatosi anche in conseguenza della lotta contro l’arianesimo.

Don Castagna ha poi ricordato come il rito ambrosiano sia sopravvissuto nei secoli a momenti difficilissimi: dalle spinte uniformatrici dell’età carolingia fino ai rischi corsi dopo il Concilio Vaticano II. Decisivo fu il sostegno di san Carlo Borromeo dopo il Concilio di Trento e, in tempi più recenti, quello di san Paolo VI e del cardinale Giovanni Colombo, convinti che la tradizione ambrosiana dovesse continuare a vivere quale ricchezza per tutta la Chiesa universale.

Particolarmente suggestivo il passaggio dedicato alla struttura dell’anno liturgico e del lezionario ambrosiano, considerato la vera “sorgente” del rito. Le letture bibliche seguono, infatti, un percorso tematico profondamente legato ai tempi liturgici e alla catechesi della Chiesa milanese. Anche alcuni segni liturgici conservano peculiarità proprie: lo scambio della pace prima dell’offertorio, il Credo collocato prima della preghiera eucaristica, il canto ambrosiano e la solennità delle celebrazioni.

Il momento forse più intenso dell’incontro è giunto nelle conclusioni di don Samuele Battistella. Il sacerdote ha parlato della “forza antropologica del rito”, invitando a distinguere il rito dal concetto di semplice cerimonia, intendendolo invece come ciò che rende pienamente umana l’esperienza della relazione, del simbolo e della fede. “I riti ci rendono umani”, ha affermato, richiamando anche la Pentecoste come esperienza in cui ciascuno ascolta la stessa verità nella propria lingua e nella propria storia.

Da qui il significato profondo dell’eventuale ritorno del rito ambrosiano a Valmacca. Non nostalgia folkloristica, non ricerca estetica o identitaria fine a sé stessa. “Arrivare a reintrodurre il rito ambrosiano anche a Valmacca – ha detto don Battistella – non sarà un vezzo, ma una cosa importante se si arriverà all’incontro con l’antico come se fosse una cosa sempre nuova”.

Ed è forse proprio questa la chiave dell’intero incontro: scoprire che la tradizione autentica non trattiene il passato, ma lo rende vivo nel presente.

Luca Beccaria