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Un moranese scampato a Buchenwald

Lo ricorda il nipote Armano Luigi Gozzano

Gli esperimenti pseudoscientifici effettuati sui prigionieri diedero la peggior fama al campo di sterminio tedesco di Buchenwald, dove morì Mafalda di Savoia principessa d'Italia, d'Etiopia e di Albania.

La morte fu attribuita a Gérard Schiedlausky, condannato all'impiccagione dal tribunale di Amburgo nel 1948. Ilse Kock, moglie di Karl comandante del campo, fu definita la strega di Buchenwald (bosco di faggi) a causa del suo crudele sadismo nei confronti dei detenuti. Dichiarata criminale di guerra morì suicida nel 1967.

I prigionieri venivano inviati al lavoro forzato anche nelle vicine fabbriche di Weimar in attesa di vederli morire dalla stanchezza e dal digiuno.

Era uno dei più spaventosi lager della Germania nazista. Le baracche furono costruite dai detenuti con il legname della vicina foresta quella prediletta da Goethe dove amava scrivere le proprie opere. La strada che attraversa il bosco denominata blutstrasse (via del sangue) viene oggi ricordata per gli oltre 54000 detenuti uccisi.

A Weimar un memoriale costruito nel 1958 dalla DDR,   riporta i nomi dei deportati di 18 nazionalità. Tra questi Italo Mora, mio zio materno: era stato arruolato nel battaglione Exilles appartenente alla prima divisione alpina Taurinense che prese parte all'invasione della Jugoslavia. Fu catturato  in Montenegro nel 1943 dalle truppe tedesche. Deportato a Buchenwald, riuscì ad evitare i lavori forzati per la propria esperienza acquisita in falegnameria che gli permise di stringere amicizie con i carcerieri ed avere contatti con il mondo esterno. Ma il tempo stava per scadere, infatti era stato destinato al forno crematorio il giorno 10 aprile 1945.

Per fortuna na signora tedesca, fornitrice di materiali per il campo, aiutò per simpatia Italo e altri due compagni di baracca a fuggire.

Rimasti per una settimana nascosti in un fossato ai margini di un campo di patate ricoperti da sterpaglie, furono poi liberati da un contingente americano il giorno 11 aprile.

Italo si fece regalare alcune fotografie del campo da un reporter. Al termine della guerra riuscì a ritrovare e ringraziare l'amica tedesca che gli permise di sopravvivere.

Nonostante la perdita di una gamba causata da un incidente sul lavoro non rinunciò ai tanti viaggi in Sudamerica e in Sudafrica.

Italo morì a Morano sul Po alla veneranda età di 92 anni non senza averni raccontato prima la sua triste esperienza bellica che qui ho riassunto. 

Armano Luigi Gozzano