Notizia »
Memorie di un addetto culturale
di Olimpio Musso - a Monaco di Baviera con un direttore di Valmacca
Un vecchio amico friulano mi scrive dalla sua terra: “ Caro Olimpio, ho avuto un grande piacere a risentirti. Mi hai ricordato una battuta e una scena dei 'Turchi in Friuli' [opera teatrale in lingua friulana di Pier Paolo Pasolini n.d.r.].
Confesso che senza di te, senza il tuo incoraggiamento non avrei fatto la traduzione e vinto le resistenze del nostro herr direktor, Benito Romussi [direttore dell’Istituto Italiano di cultura di Monaco di Baviera, nativo di Valmacca n.d,r.]. Non vorrei ricorrere a locuzioni scontate, ma quelli di Monaco sono stati begli anni, davvero.
Grandi risultati e anche un po’ di soddisfazione. Sovente ci ritorno col pensiero.” Il nome di quello che doveva diventare uno dei miei più cari amici, è Giancarlo Boccotti, che era allora vicedirettore e che poi sarebbe diventato direttore dell’istituto di Toronto e di quello di Colonia. I compiti degli addetti culturali, nominati dal Ministero per gli Affari Esteri, erano i più vari e sono paragonabili a quelli che svolgono i nostri Luigi Angelino e Dionigi Roggero per questo giornale, che ho definito 'I Dioscuri'.
Giancarlo, friulano e conoscitore della sua lingua, mi parlò di un’opera teatrale, redatta in dialetto casarsese, da un discusso scrittore, ma che pochi erano in grado di leggere e di valutare. Bisognava tradurla e pubblicarla. Decidemmo di allearci per convincere il direttore dell’istituto di Monaco a pubblicarla coi fondi dell’istituto. Ma ne valeva la pena? Dovemmo vincere la resistenza degli eredi dello scomparso,che per vari motivi si opponevano. Alla fine vincemmo noi (il direttore ci soprannominò i suoi due angeli custodi) e la traduzione bilingue, friulano e italiano, ebbe la luce nel 1980.
Devo confessare che anch’io avevo delle perplessità, data la figura controversa e discussa di Pasolini, morto assassinato a Ostia nel 1975. Era pur sempre una figura eminente e poliedrica del panorama artistico della sua epoca e molto apprezzato all’estero. Il friulano usato era quello di Casarsa, città di dov’era la madre. Ci sono altri due casi di madri che influenzarono i figli: la madre di Pavese (di Ticineto) e quella di Dario Fo (di Sartirana Lomellina). Lo mettono bene in luce i Dioscuri casalesi (Viaggi d’autore in Monferrato, 2003, p.157). L’opera del ventiduenne Pasolini si caratterizza per lo spirito religioso, quasi mistico, di cui è pervasa e di cui parla nella presentazione il traduttore. Il lettore apprezza la bellezza della lingua, nella quale si trovano espressioni dei nostri dialetti monferrini: 'to mari' (tua madre), 'ciapa' (acchiappa), 'no sai' (non so),'adès' (adesso), 'dami' (dammi), dovuti alla comune origine latina.
C’è ricchezza e intensità di immagini. Il coro dei turchi canta in versi : Luna, infinit il lun da la to sfera/ al brila tal seren dai vècius muars (Luna,infinito il lume della tua sfera/ brilla nel sereno dei vecchi morti). Il prete si esprime liricamente: Guarda in alto, sopra il portico,sopra i coppi, sopra i pioppi: vedi là le stelle che brillano silenziose in questo mondo. Chiare e pure sfavillano nel cielo infinito, non sentono e non vedono nulla, La notte è chiara e immensa, Lussia; là è la mano di Dio, e noi non capiamo.” Siamo di fronte a una delle più belle opere pasoliniane, che era caduta nell’oblio.
Rispondo “ Caro amico, anche per me il periodo di Monaco è stato bello e proficuo. La tua amicizia, stretta nel nome del grande scrittore, è preziosa e duratura. Grazie dal tuo amico Olimpio.”
Olimpio Musso






