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Nonno Giovanni Bertinotti...

Il romanzo di Corrado in Santa Croce

“Aiutavo il destino”. Si ispira al quarto quadro de la  Bohème di Giacomo Puccini, al dialogo tra Mimì e Rodolfo, il titolo del romanzo storico dello scrittore Corrado Bertinotti, nipote del calciatore nerostellato Giovanni, che narra “una storia, una delle tante possibili, interpretando, molto liberamente, la Storia”, presentato  nella Sala delle Lunette, chiostro di Santa Croce,  di Casale.

Un legame all’opera di uno dei più grandi operisti della storia musicale italiana, sia per la musicalità descrittiva del romanzo, sia come riferimenti precisi ed estemporanei, per un titolo che diviene altresì chiave di lettura: Alessio,  protagonista del romanzo, non si lascia vivere, ma cerca di forzare tutto quello che gli capita in vita e in guerra; subisce salvando la dignità e dando un mano al destino. Alessio, che in gran parte evoca l’immagine del nonno Giovanni (calciatore ed eroe, che contribuì alla vincita dello scudetto nel 1914), per la passione al gioco e alla musica, per l’esperienza di guerra sul Carso e per le radici monferrine, che lo identificano ma che, allo stesso tempo, potrebbe essere il nonno di tanti italiani, che in quei ricordi hanno mosso i loro passi, sospirando momenti lieti e incassato la durezza della guerra. Liberato dalla passione per la scrittura del suo autore, il libro prende forma in seguito ad una lunga ricerca, durata quasi due anni, durante i quali, Corrado, rinfresca i racconti del nonno Giovanni, ripercorre i luoghi della storia e, soprattutto, recupera le cronache dei giornali dell’epoca, i testi conservati negli archivi storici, e spolvera le fonti diaristiche. La scrittura compulsiva era molto praticata tra i soldati, per superare l’enorme impatto psicologico e, nel gestire tali fonti, Corrado ha adoperato grande rispetto, riproducendole con fedeltà, tanto da incontrare il rifiuto alla pubblicazione, da parte di molte case editrici, per via dei contenuti anche crudi. “Non c’è nulla di inventato” ha precisato Bertinotti durante la presentazione, “ho tassellato le memorie raccolte” che, lasciate libere da censure, trasmettono immagini reali, lasciando poco all’interpretazione.

La seconda fatica letteraria di Bertinotti  è così “un’opera di alto livello, dal timbro moderno, conciso e musicale, con un forte ancoraggio al Casale Calcio e alla città”, ha apprezzato il saggista e storico Sergio Favretto, mentre il direttore della Biblioteca Roberto Botta lo definisce un lavoro “molto raffinato per via della ricerca documentale”. Sfogliando le pagine, ricche di dialoghi e di riferimenti geografici e temporali, si percepiscono i profumi che, camminando sotto i portici della Casale di inizio secolo scorso, fuoriuscivano dalle cantine nei sotterranei, così come quello della panissa, che si infilava tra gli scuri per liberarsi nell’aria cittadina, ma si colgono anche immagini di esaltazione della natura, definite con meticolosa precisione, la stessa che Bertinotti, usa per descrivere le scene di battaglia. Non manca nel racconto, una storia d’amore, mossa da morbidi riccioli neri. A creare pathos, durante la presentazione, è stata la lettura di alcuni passaggi dell’opera da parte di Giorgio Milani.

Presenti anche l’assessore alla Cultura di Casale Gigliola Fracchia e il preside del Leardi Nicoletta Berrone.   

Chiara Cane