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Quartetto Eos a Uviglie
Sotto lo guardo austero di Felicita Pico
Felicita Pico Gonzaga ha uno sguardo austero, sembra giudicare gli ospiti di quella che era casa sua: il Castello Uviglie. Eppure, quando a metà ottocento sposò il conte Ignazio Callori e fece restaurare il maniero dal Mella, un sorriso dovrà pur averglielo strappato il bellissimo panorama che si vede dalle finestre del salone si trova il suo ritratto.
Oggi ci prova la musica.
Prima però permetteteci un breve riassunto degli avvenimenti che ci hanno portato in questa sala sabato 28 aprile, così come sono stati ricostruiti dalla presidente dell'Accademia Filarmonica Serena Monina e Gian Paolo Bardazza.
L'Accademia casalese in collaborazione con Idea Valcerrina ha creato un programma di sette concerti, la maggior parte itineranti, nelle dimore storiche del Monferrato e complementari al calendario di “Armonie in Valcerrina”.
A sua volta il ciclo vanta la collaborazione de “Le Dimore del Quartetto”, associazione che porta giovani musicisti da camera ad esibirsi in suggestive magioni. Da sottolineare a questo proposito la direzione artistica di Simone Gramaglia in collaborazione con Anne Baetens Bardazza.
Quindi per il secondo appuntamento ecco a sfidare il giudizio della contessa Felicita il quartetto EOS, formatosi all'interno del Conservatorio di Santa Cecilia da Elia Chiesa, violino, Giacomo Del Papa, violino, Alessandro Acqui viola e Silvia Ancarani violoncello. A nome del comune di Rosignano li saluta Angela Tudisco.
Al mattino li hanno già potuti ammirare a Casale in una lezione-concerto gli allievi dell'indirizzo musicale dell'Istituto Anna d'Alençon. Ora l'ascolto è per gli appassionati che, seguendo questa rassegna, cominciano a specializzarsi nella categoria peculiare del quartetto: quella dove i compositori hanno osato di più, spesso sperimentando “in piccolo” soluzioni orchestrali inedite. E' il caso del programma scelto da Eos (il nome è un omaggio al quartetto Aurora di Haydn) che vede di Ludwing van Beethoven il quartetto n. 4 op. 18, il Langsamer Satz di Anton Webern e il Quartetto n. 8 op. 110 di Shostakovich. ....
La prima impressione con Beethoven è che i quattro abbiano preso il lato più irruento della personalità del compositore. Più che per colori lavorano per accenti, sobbalzano all'unisono ogni volta che devono caricare un'arcata. La cantabilità di un pezzo che è considerato un capolavoro del primo romanticismo, con qualche delizioso accenno di rococò, si perde un po'. L'elegia triste, scritta dal ventenne Anton Webern nel 1905 prima di gettarsi tra la braccia dell'atonalità, più che di Secessione viennese ha un qualcosa della psicoanalisi freudiana. Insomma sembra di vedere una quadriga di giovani cavalli scalpitanti e adesso, senza nemmeno un intervallo, gli aspetta un'opera monumentale di Shostakovich: 20 minuti di musica e per giunta, su indicazione dell'autore, niente pause tra un movimento e l'altro. Il pubblico trattiene il respiro, come se la caveranno?
Beh bene, molto bene. E' il caso di dire che il pezzo è proprio nelle loro corde. Viene da pensare al vecchio Dmitri, a Dresda nel 1960, in una città che ha ancora i segni dei bombardamenti americani. E' lì perchè dovrebbe scrivere musica per un film e lui odia scrivere per il cinema. Solo sette anni prima è morto l'uomo che decideva il suo destino dopo ogni sinfonia: a volte era il più grande compositore dell'URSS, a volte un artista borghese che rischiava il gulag. Così nasce una musica concepita per sé, in cui riversa le amarezze di un'intera vita e che finirà per essere dedicata ai tanti morti senza una tomba che ha visto: "Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin...Dove mettere le lapidi? Solo la musica può farlo per loro”. Siamo lontani dalla retorica della settima sinfonia. Qui le violente strappate degli archi diventano un grido di dolore, il pulsare del violoncello lo strazio delle bombe e il bellissimo valzer incastonato in tutto questo, un canto di consolazione. .....
Alberto Angelino
FOTO. Pubblico sabato al Castello di Uviglie (foto ellea)
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