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Regina Cassolo a Vigevano

Bella mostra al castello di Vigevano

 

Se esiste un santo protettore dell’arte moderna, si è finalmente messo all’opera per Regina Cassolo, donandole lo spazio che meritava.

Si sa che le beatificazioni vanno per le lunghe, ci sono voluti 52 anni perché ad una vita di ricerca artistica, a fianco dei protagonisti del ‘900, avesse il suo tributo. Fino ad oggi il culto era riservato agli intenditori del futurismo che la cercavano in qualche bacheca d’angolo dei musei. Oppure, a chi scopriva per caso che il Comune di Mede custodiva 108 meravigliose opere, lasciate dall’artista a questo Comune della Lomellina dove era nata nel 1894. Le abbiamo incontrate la prima volta alla fine degli anni ‘90. Dividevano un paio di stanze della biblioteca con la collezione naturalistica Ugo Fantelli. La fruizione non era semplicissima.

Poi nel 2024 l’intervento, se non proprio divino, almeno di un po’ di enti che contano a cominciare dal Ministero della Cultura e i Musei della Lombardia. In un’Italia che dimentica persino di avere gli spazi espositivi sembra davvero un miracolo che qualcuno abbia avuto l’intuizione geniale di collocare quei pezzi in una zona appena restaurata del castello di Vigevano, sopra l’altrettanto rinnovato Museo Archeologico della Lomellina. Ufficialmente quella che si è inaugurata il 26 febbraio è una mostra frutto del prestito del Comune di Mede, ma durerà almeno fino al 2029, abbastanza per chiamarla esposizione semipermanente.

L’allestimento curato da Stefania Bossi, Valentina Cane e Michele Tavola è di alto livello e valorizza al massimo l’artista. Soprattutto permette di ricostruire l’intero percorso artistico di Regina. Le prime opere hanno forme decò tra Casorati e il primitivismo, il volo si spicca non appena Regina interseca i nomi di Giacomo Balla, Marinetti e Fillia e poi ancora Depero e Munari.

Il termine “aero” che caratterizza il futurismo degli anni 30 è anche al centro di una sperimentazione che è sì dinamica, ma anche esteticamente geniale per l’uso dei materiali. Ritroviamo commossi le silhouette in alluminio viste 25 anni fa: “Aerosensibilità”, “Fanciulla con le trecce”, “La signora provinciale” e il suo cappellino metallico. E poi quelle sculture floreali del dopoguerra che fanno pensare a Giorgia O'Keeffe. L’unica opera che manca è “L’amante dell’aviatore” ma solo perché in prestito al New Museum di New York. Capito il livello?

Tutto questo miracolo costa soli 6 Euro per un biglietto con cui visiterete anche un pregevole museo archeologico e la strepitosa collezione Strada di vetri antichi.

Non ultimo con 25 Euro vi portate a casa un catalogo di 200 pagine in grande formato ricco di testi e illustrazioni. L’unico neo attenzione agli orari il museo è aperto da lunedì a venerdì dalle 9 alle 14.30. Sabato e domenica l’ultimo ingresso è alle 16.30. Ma in tre anni potete farcela.

Alberto Angelino