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550 della Diocesi - I 'nostri' Santi, Beati, Venerabili
Evasio, casalese adottivo - Il martirio a Pozzo -Primi miracoli
“Allorché il re Liutprando fissò in Casale, attrattovi dall' amenità del soggiorno, prediletta stazione, vi eresse magnifico tempio in onore di sant' Evasio, primo vescovo di Asti, il quale qui aveva sostenuto per la fede il martirio e del quale egli era divotissimo. Da ciò venne, che nelle antiche carte si trova talvolta nominato il borgo od il castello di Casale con la semplice indicazione di sant' Evasio”.
Così scrive, nel 1838, Giuseppe Cappelletti, nella sua opera “Le chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni”. E aggiunge che “nel 1474, per le istanze di Guglielmo I Paleologo, marchese del Monferrato, il pontefice Sisto IV, con bolla del giorno 18 aprile (ed altra, tre mesi più tardi), decorò della dignità vescovile la città di Casale, e ne innalzò al grado di chiesa cattedrale la basilica collegiata di sant' Evasio”. Stanno dunque per scadere i 550 anni da quando il Pontefice ebbe a sottoscrivere la nascita della Diocesi casalese, decidendo di “dismembrare e dividere” i Vescovadi di Asti e Vercelli.
A celebrazioni appena iniziate per ricordare quel compleanno, può essere significativo un excursus sui tanti esempi di grande religiosità - santi, beati, venerabili, servi di Dio - cresciuti all’interno dei confini diocesani e in territori limitrofi. Iniziando necessariamente da Evasio, casalese “adottivo”, fino al recente monsignor Vittorio Moietta - nativo di Brusasco, vescovo di Nicastro dal 1961 al 1963 - per il quale dal Vaticano è recentemente giunto il nullaosta al conferimento del titolo di Servo di Dio, con l’avvio dell’inchiesta diocesana atta ad acclararne post mortem le virtù eroiche, ed in caso affermativo definirlo venerabile, potendo poi procedere con la causa di beatificazione.
Sul santo Evasio, nei secoli sono state redatte molte biografie, con non poche inesattezze, qualche licenza storica, notevoli difformità. Addirittura ingenerando confusione tra figure omonime. Poiché la storia si fa sui documenti, sarebbe facile trarre notizie dagli Atti che, già nei primi secoli della Chiesa, si usavano scrivere da seguaci e amici allorché la persona aveva terminato il cammino terreno. Così è verosimile sia accaduto anche per vita e martirio di Evasio, ma essendo aldilà da venire l’arte della stampa, nel trascorrere del tempo gli scritti sono stati duplicati copiandoli e ricopiandoli a mano sulla copia, spesso con aggiunte, omissioni, modifiche, volontarie o meno. Dunque anche per Evasio non esiste l’originale, e la storia potrebbe in futuro essere aggiornata!
Dallo storico trinese Giovanni Andrea Irico (1703-1782) sappiamo che la prima vita stampata di S. Evasio è quella del casalese Giovanmaria Balliani detto “il secondo”, edita dalla tipografia Giolito nel 1556 e poi a Casale nel 1634. La compose sopra una copia degli Atti del Santo, scritta nel 1123 da un benedettino, Giovanni Domenico del monastero di S. Genuario presso Trino, frutto di tante altre edizioni basate sull’originale, verosimilmente scritto da un “prete Natale, compagno e familiare di Evasio”.
Ci affidiamo per la nostra storia ad autore più recente, il sacerdote Fedele Savio, che nel 1881 manda in stampa “Notizie storiche sopra S. Evasio, primo Vescovo d’Asti e patrono di Casal Monferrato”. Subito avverte di uno svarione, “lo sbaglio gravissimo di sostituire il nome di Liutprando, che fu re dei Longobardi dal 712 al 744, a quello di Costantino imperatore, che leggevasi negli Atti, là dove essi parlavano della elezione di S. Evasio in vescovo”, confondendo dunque il “nostro” Evasio, le cui reliquie re Liutprando fece in effetti collocare nell’ampliata chiesa di San Lorenzo, con un omonimo vescovo di Asti tra il 685 ed il 713. E prosegue con la sua versione, mutuata proprio dall’Irico, il quale, su istanza dei Casalesi che intendevano “ottenere dalla S. Sede l'ufficio proprio del loro santo patrono, diede alla luce una sua dissertazione che rispondendo alle obiezioni del Promotore della fede, provò con quanta evidenza (…) quando e come e dove gli Atti fossero stati guasti, ne diede la vera lezione, e da essa compilò tre lezioni della vita del Santo da leggersi nel divino ufficio, le quali furono approvate dalla S. Sede e concedute alle diocesi di Asti e di Casale”.
Seguiamo dunque il Savio, che colloca Evasio nel periodo di Costantino I, imperatore romano dal 306 al 337, il primo di fede cristiana. Non si sa dove sia nato, per la Passio forse in Siria, forse in Francia - un po’ la diatriba su Cristoforo Colombo - nell’ultimo scorcio del terzo secolo (ma per Cristina Catteno, famoso medico legale, era natoin Nord Africa, ndr).
Convertitosi dal paganesimo, arriva a Roma ed entra in contatto con la scuola teologica di Eusebio da Cagliari, il futuro santo, primo Vescovo di Vercelli dal 345, che per sottrarsi alla ferocia degli Ariani, si rifugiò nel 359 sul colle di Crea, portando con sé la prima statua della Vergine nera.
Nel 314 sale sulla cattedra di Pietro il papa Silvestro I, che inizia un’opera di conversione delle popolazioni, “inviando qua e colà uomini santi, i quali, a guisa degli apostoli, annunziassero le verità del Vangelo; tra questi fu Evasio, che venne spedito a Benevento con certo Natale”. Qualche cronaca lo definisce come “vescovo”, in realtà - ebbe a scrivere anni orsono il compianto canonico Paolo Busto, direttore di “Vita casalese” – nel cristianesimo primitivo era uso popolare definire impropriamente come vescovo anche la guida di una comunità di fedeli, specie se designato direttamente dal Papa. Ecco perché oggi il nome di Evasio non appare nella cronotassi dei pastori beneventani. Per completezza, va citata l’ipotesi che la città di apostolato si trovasse in territorio francese, così qualche fonte, ipotizzando confusione tra gli antichi nomi di “Lugdonea” (chi volesse approfondire, veda su “Hagiographica - Rivista di agiografia e biografia della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino” vol. XIV-2007, un articolo a firma della studiosa Anna Cafissi)
A Benevento, i primi due miracoli: invoca la discesa dal Cielo di un Angelo, che libera da ben sette demoni una fanciulla, da una biografia evasiana del De Conti (1808) definita come “zitella, bella di corpo quanto deforme nell’anima” ; si reca in casa di tal Eugenio, “maniaco da 38 anni”, lo asperge di acqua benedetta, lo battezza e “tosto diventa sano”. Passano gli anni, Evasio sente che nei “divini disegni” la sua missione deve rivolgersi altrove. Torna a Roma nel 325. Incontra il Pontefice (ancora Silvestro) che ha da poco ricevuto una “deputazione di chierici e fedeli d'Asti, i quali, a nome dei cristiani di quella città, avevano chiesto all'apostolico Seggio l'onore di avere tra loro stabilmente un vescovo che li governasse”. E’ pronto il nuovo incarico per Evasio!
Del periodo astigiano si conosce poco, salvo che nel 355 Evasio è cacciato dalla città ormai preda dell’eresia ariana, lascia con Natale l’abitazione nel rione dell’attuale via Cavour, prende la via del Casalese, forse vuole arrivare a Vercelli, dall’antico mentore Eusebio, all’epoca vescovo. Anche di questo pellegrinaggio le notizie sono contrastanti. Arriva in una “vasta e amena pianura”, quella della Selva Cornea. Qui le ipotesi geografiche sono molteplici. Leggiamo di Volusiano, ora San Giorgio, e di Orianum, Fabiano, ecc. Quella selva stava sulla sinistra del Po, perciò addirittura si ipotizza Volusiano come Morano! Resta la tradizione della frazione casalese Pozzo Sant’Evasio, con il miracoloso apparire di una sorgente d’acqua fresca, nel sito dove nel 1670 verrà edificata una chiesetta-santuario.
Si è comunque intorno a Sedula, cioè Casale. Arrivano i fedeli nella nuova chiesetta di San Lorenzo (sulle cui fondamenta nascerà l’odierna Cattedrale), altri miracoli, con guarigioni e conversioni, tanto che “una folla innumerabile di uomini e di donne prese a venire dall'uomo e santo, per ascoltare i suoi insegnamenti, affrettandosi di convertirsi a Cristo, ricevendo il battesimo e perseverando nella fede di lui”. La componente ariana protesta con il prefetto Attabulo, pagano, che fa imprigionare Evasio accusandolo di essere un mago. Si rifiuta di abiurare, arriva la condanna a morte con decapitazione. E’ il primo dicembre del 362.
Nei giorni successivi, è strage di altri 145 cristiani, uomini e donne, compreso il diacono Proietto, che ha guidato Evasio in terra casalese. Il crudele Attabulo viene punito con la cecità, poi guarito per intercessione di Evasio. Il compagno Natale, nel frattempo ordinato presbitero, condurrà “esemplare e santa vita” in San Lorenzo fino all’età di novant’anni.
aldo timossi (1 – continua)
FOTO. Sant’Evasio, patrono della Diocesi. Il santo segue l’iconografia tradizionale: abiti vescovili, che richiamano il suo lungo episcopato nella diocesi di Asti e tiene in mano il modellino della città di Casale presso la quale fu ucciso. Ecco il ricordo della morte violenta di Evasio raffigurando un angelo che gli pone una corona di fiori sul capo e gli dona una foglia di palma, tradizionale simbolo del martirio. Il dipinto è attribuito a Pier Francesco Guala, pittore casalese che potrebbe aver realizzato l’opera entro la prima metà del XVIII secolo. (Dal Museo del Duomo per g.c.)






