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Con Zatterin a Villa Vidua
I contatti con Champollion - Il legame con Ippolito Rosellini
Accolti dal Sindaco Emanuele Demaria, domenica 6 novembre, lo storico casalese Roberto Coaloa ha accompagnato un gruppo di amici torinesi, con Marco Zatterin, vicedirettore della Stampa, e Bernard Glénat, a Villa Vidua di Conzano per la mostra multimediale, curata scientificamente dallo stesso Coaloa: «Racconti di viaggio di Carlo Vidua conte di Conzano, viaggiatore e collezionista».
«Un momento importante», sottolinea il sindaco Emanuele Demaria, «utile per gettare le basi a una serie di approfondimenti culturali sul conte viaggiatore per il prossimo anno».
Roberto Coaloa, amico di Zatterin dal 1999 (incontrato per gli studi sui pionieri dell’egittologia d’inizio Ottocento, proprio a Villa Vidua di Conzano nell’estate del 1999), aggiunge: «Quella che vediamo oggi a Conzano non è una semplice mostra: è un allestimento che rimarrà per anni, un inclusivo percorso multimediale, con la collaborazione dell’Accademia delle Scienze di Torino, su Carlo Vidua, conte di Conzano. La casa, che fu la principale residenza di campagna dei conti di Conzano, è diventata un vero e proprio museo sul viaggiatore, nato a Casale Monferrato il 28 febbraio 1785. A Conzano, lo scorso 8 ottobre, c’era l’assessore alla cultura di Casale Monferrato, Gigliola Fracchia, che giustamente ha parlato del potenziamento del Museo Civico per dare spazio alle collezioni di Vidua. Dobbiamo, prima del 2030, bicentenario della morte del viaggiatore, unire Conzano, Casale e Torino per un itinerario unico e suggestivo sul più grande viaggiatore e collezionista piemontese d’inizio Ottocento, un viaggiatore solitario e misterioso, morto nel mare di Ambon, in Indonesia, la notte di Natale del 1830. Questo è il sogno che condivido con il Sindaco Demaria e con gli amici studiosi, come Zatterin».
Coaloa e Zatterin, biografi celebri di Carlo Vidua e di Giovanni Battista Belzoni, hanno ricordato il recente anniversario di Jean François Champollion, il padre dell'egittologia moderna avendo per primo decifrato i geroglifici nel 1822. Il francese aveva sostenuto che la scrittura egizia fosse una combinazione tra fonetica, ideogrammi e pittogrammi. Nel settembre 1822, infatti, Jean François Champollion aveva comunicato all’Académie des inscriptions et belles-lettres a Parigi la sua «Mémoire sur les hiéroglyphes phonétiques», con cui rendeva pubblici i principi di base del suo sistema di decifrazione del geroglifico. La nuova geniale teoria, destinata a fondare l’egittologia scientifica moderna (teoria, però, accanitamente contrastata dai contemporanei di Champollion) non era sfuggita a Rosellini, curioso e insaziabile lettore: un suo appunto (conservato a Pisa, presso la Biblioteca universitaria, Fondo Rosellini, 283-bis, 19), mostra come già nel 1823 avesse letto la traduzione fattane da Domenico Valeriani nell’Antologia di Firenze e di lì a poco l’articolo critico dello stesso Valeriani. La duplice lettura gli fornì l’impulso ad approfondire l’argomento, schierandosi presto tra i suoi sostenitori.
Champollion diventò intimo amico di Belzoni. Zatterin ne parla come «amici geniali»: Champollion volle Belzoni per la celebre spedizione scientifica franco-italiana in Egitto, insieme a Ippolito Rosellini. Il fato, però, fu avverso. I due, che si erano conosciuti a Parigi, in occasione della mostra su Seti I, organizzata dal padovano, si separarono prima di realizzare la spedizione franco-italiana, che si svolse tra il 1828 e il 1830. Belzoni aveva un sogno: Timbuctu. La sua sete di avventure lo spinse ad accettare l'offerta che nel 1823 l'associazione africana di Londra gli fece per compiere una spedizione alla ricerca delle sorgenti del Niger. Questo fiume era pressoché sconosciuto agli europei ed era stato raggiunto per la prima volta pochi anni prima dal grande esploratore scozzese Mungo Park, che vi aveva rinvenuto l'antica città di Timbuctu poco prima di morire sul fiume stesso. Da anni questa associazione si era posta come obiettivi primari la scoperta delle sue sorgenti e della leggendaria Timbuctu. Burckhardt era morto alla vigilia della sua partenza per una spedizione, finanziata dall'associazione, che si proponeva di arrivarci da oriente. Belzoni, partì dall’Europa nell'aprile del 1823 e si diresse in Marocco, da dove pensava di attraversare il deserto per arrivare a Timbuctu. Raggiunse Fez dove incontrò il sovrano, che gli diede il permesso di attraversare i suoi territori e una scorta. Ma quando intraprese il viaggio si rese conto dell'eccessiva ostilità delle popolazioni indigene e tornò indietro. Decise allora di raggiungere Timbuctu dal sud, navigando da Gibilterra fino alla costa equatoriale del golfo del Benin, per poi recarsi via terra nella capitale dell'antico Regno del Benin, l'odierna Benin City in Nigeria e chiedere al locale sovrano i permessi e un'imbarcazione per risalire il fiume Niger. Ma, poco dopo essere sbarcato in Africa, morì di dissenteria il 3 dicembre del 1823 nel porto fluviale di Gwato (Ughoton, Nigeria), circa 40 km prima di Benin City.
Anche Vidua era in contatto con Champollion. Soprattutto Ippolito Rosellini si era documentato sulle grandi conoscenze che il viaggiatore piemontese aveva radunato sulle antichità egiziane tra il 1819 e il 1820 nella terra dei faraoni e il ruolo centrale che Vidua ebbe nel convincere Drovetti a vendere la sua collezione egizia al Piemonte. Il conte, però, era anche lui in viaggio, come Belzoni, e tornato nel 1827 dagli Stati Uniti in Europa, ripartì immediatamente per l’Estremo Oriente, dove morì il 25 dicembre 1830.
Champollion morì due anni dopo la spedizione in Egitto, a Parigi, il 4 marzo 1832.
Strani e fatali destini. Il 4 giugno 1843, Ippolito Rosellini morì a Pisa. Era stato lui a convincere il granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena a finanziare la spedizione franco-toscana in Egitto e questo servì da sprone al re Carlo X di Francia per accordare lo stesso finanziamento a Champollion.
Coaloa racconta la vita di «Niccola Francesco Ippolito Baldassare Rosellini, amico di Champollion, di Belzoni e di Vidua. Rosellini nasce a Pisa il 13 agosto 1800 in una famiglia di commercianti originari di Pescia. Il padre destina subito il figlio primogenito a continuare la sua attività, ma vista l’attitudine allo studio del bambino, muta parere e ne affida l’educazione dapprima alla confraternita dei padri serviti a Pisa, e, al compiere dei tredici anni, a Firenze presso la SS. Annunziata. All’arrivo a Firenze viene affidato alle cure educative di Padre Costantino Battini, con cui instaura un rapporto filiale. È per amor suo, più che per amore della materia, che indirizza i suoi studi verso l’antico. Tra i 16 e i 17 anni ritorna a Pisa dove frequenta l’Università sempre sotto la guida del Battini, al quale si aggiunge il cavalier Bagnoli, che lo tengono al riparo dalla tentazione di partecipare alla turbolenta scena politica italiana del periodo. Il 5 giugno 1821 ottiene la laurea in teologia e gli viene assegnata, grazie alla raccomandazione del professor Bagnoli, una pensione, una moderna borsa di studio potremmo dire, per lo studio delle lingue orientali in modo da prepararsi alla nomina, quando fosse stato pronto, come professore presso l’Università di Pisa. Dopo aver completato i suoi studi a Bologna, sotto la guida del cardinal Giuseppe Mezzofanti, nel 1824 fu nominato professore di Lingue orientali».
Mai momento fu più propizio: nello stesso anno, Jean François Champollion aveva pubblicato il suo «Resoconto del sistema geroglifico degli antichi Egizi», aprendo l’era dell’egittologia moderna. Rosellini, fresco di nomina e contrastato da qualche opposizione accademica, non può esimersi dall’entrare nel fervido dibattito che il volume scatena in tutta Europa: scrive una breve esposizione della teoria del francese sposandola appieno e da quel momento non pensa più che all’Egitto.
Non appena Champollion, che aveva intrapreso un viaggio in Italia per studiare alcune collezioni egizie conservate nel nostro paese, giunge a Livorno, corre a presentarsi ed è allora che scocca la seconda scintilla. Champollion, di dieci anni più vecchio, apprezza l’intervento di Rosellini in suo favore e riconosce al pisano un animo leale e una viva intelligenza, una voglia di apprendere mai sazia che, unita ad una naturale modestia, fanno di lui l’allievo ideale. Il francese scrive al fratello a proposito di Rosellini: «jeune homme fort instruit et plein d’ardeur… excellent coeur et tête bien meublée». Ammira in quell’allievo che, ricordiamolo, era già professore, la capacità di rimettersi in gioco e tornare studente per amore della scienza.
Progettano e compiono insieme la spedizione che li rende famosi per poi separarsi temporaneamente agli inizi del 1830, di ritorno dal viaggio in Egitto. Stabiliscono di comune accordo di pubblicare insieme i risultati della spedizione, ma una volta pubblicato il piano dell’opera, che comprendeva dieci volumi, Champollion muore, lasciando sulle spalle di Rosellini tutta la responsabilità di rendere pubbliche le loro scoperte. Il peso della pubblicazione è accompagnato dal profondo dolore per la perdita dell’amico.
Nonostante i continui attacchi da parte di Figeac Champollion, fratello maggiore di Jean François Champollion, detto “il giovane”, e di una parte degli studiosi italiani, Rosellini porta avanti l’immane lavoro e, volume dopo volume, prendono corpo «I Monumenti dell’Egitto e della Nubia». La prematura morte di Rosellini interrompe l’opera all’ottavo volume: il nono, già pronto, verrà pubblicato postumo, mentre l’ultimo non vedrà mai la luce.
Lo storico Roberto Coaloa, attento e preciso, rammenta il forte legame che si era costruito, nonostante il fato avverso, tra gli studiosi dell’egittologia nascente. Racconta: «Ippolito Rosellini, che inviò a Vidua i suoi primi studi, aveva un fratello minore, Ferdinando Rosellini, nato il 20 aprile 1814. Fu un grande matematico, un illustre botanico, pubblicista, ambasciatore, deputato. Morì a Casale Monferrato, direttore dell’Istituto Tecnico Leardi, il 1 luglio 1872. L’amicizia e la stima che legò Vidua a Ippolito Rosellini spinse Ferdinando ad accettare l’incarico che Filippo Mellana (intimo degli eredi del viaggiatore Vidua, i Leardi) gli riservò a Casale, dove si stava realizzando una scuola tecnica tra le più ambiziose in Italia (un sogno di Vidua). Aggiungiamo che Urbano Rattazzi, avvocato della famiglia Leardi e personaggio centrale del Risorgimento, volle con sé Ferdinando Rosellini nel viaggio che condurrà re Carlo Alberto nell’esilio in Portogallo».
FOTO. De Maria, Zatterin e Coaloa all'entrata della mostra multimediale su Vidua a Conzano






