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Banche, ricerca di Aldo Timossi

1873, nasce a “Banca del Monferrato”, prima sede pialazzo Treville poi piazza Carlo Alberto (Mazzini)

Casale, città di antica nobiltà, ricca di storia e di arte. E ben messa di portafoglio dalla seconda metà dell’800, con lo sviluppo delle industrie dei leganti che vide aggiungere il cemento alla già attiva produzione della calce: nel 1876 i primi 500 quintali di Portland naturale, dallo stabilimento di Piazza d’Armi della “Società Anonima Fabbrica Calci e Cementi”, nata nel ’73.

In quello stesso anno, un secolo e mezzo fa nasce in città la “Banca del Monferrato”. Non è per caso. La nuova imprenditoria di calce-cementi sta crescendo, aumentano i commerci di produzioni tradizionali come il vino, nasce la rete ferroviaria: è del 1857/58 la Vercelli-Casale-Valenza; del ’70 la Castagnole Lanze-Asti-Casale-Mortara; si sta immaginando la Casale-Chivasso-Torino, realtà dal 1887. Un centro in via di industrializzazione come Casale ha bisogno di nuove, robuste attività bancarie. Ed eccole nascere!

In realtà, fin dalla seconda metà del ‘500 c’è un soggetto che presta soldi. E’ il Monte di Pietà, nato al servizio dei poveri, per iniziativa e lascito del vescovo Benedetto Erba (in Diocesi del 1570 al 1576), su consiglio dell’amico cardinal Federico Borromeo. Non riesce a vederne l’apertura, che avviene il giorno 8 maggio 1577, preceduta da una solenne Messa cantata in Cattedrale e dalla processione fino al “monistero di San Dominico, ove si è eretto il detto Monte”, che apre nei giorni di mercoledì e sabato “con l’ajuto del Signore di bene in meglio” (da precisare che all’epoca i Domenicani sono ospiti del convento di Sant’Antonio). Ad inizio ‘600 si trasferisce di fronte alla chiesa di Santa Croce, nel ‘700 trasloco in locali tra le attuali vie Roma e Piccaroli, dal 1853 al 1874 ospita una Cassa di Risparmio che avrà vita tormentata, infine nel 1910 apre all’angolo tra le vie Guazzo e Morini - poco distante dal sito che ospiterà, dall’estate 1917, il nuovo palazzo aulico della Banca d’Italia, opera di Vittorio Tornielli - gestito dalla Cassa di Risparmio di Torino, con la quale si fonderà nel gennaio 1928.

Tornando all’anniversario del 1873, ecco l’avvio della Banca del Monferrato. Il notaio Francesco Devecchi redige, sabato 15 febbraio, l’atto di fondazione. “Il Monferrato” scrive che “ne sono promotori uomini che godono la stima generale del Paese, per cui possiamo sicuramente arguire che presto la nuova Banca sarà in fiorente stato”. Nomi di tutto spessore. In primis il marchese Erasmo Gozzani di Perletto, già Decurione (Consigliere) della città, tanto di blasone con gigli d’argento e teste di moro. Quindi una sfilza di avvocati e figure impegnate nel pubblico: Carlo Mazza (tra i fondatori de “Il Carroccio” nel ’48), Alessandro Oddone (già Sindaco), Giovanni Ferrero (Assessore comunale, “amministratore di opere pie, buon patriota, sagace economista”), Felice Vallegia (futuro Deputato), Pietro Binelli (assessore comunale), Maurilio Pugno (futuro Assessore comunale nonché sindaco di San Giorgio), Carlo Morini (futuro Deputato), Lodovico Ferraris (Presidente del Ricovero di Mendicità), Ernesto Galante (Consigliere provinciale), Ercole Omboni. La sede è stabilita al piano terreno del Palazzo Gozzani di Treville, (ora al primo piano troviamo l'Accadenia Filarmonica) in via Vittorio Emanuele 4 (oggi via Mameli) .

“Scopo della Banca è quello di promovere l’incremento dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, sovratutto in beneficio delle classi meno agiate del popolo, e di procacciare agli Azionisti un onesto interesse del loro denaro”.

Nonostante qualche preoccupazione che la nuova realtà possa far guerra a filiali di piccoli uffici di credito già operanti, gli affari non si fanno attendere. “A Casale i capitali non mancano - scrive senza mezzi termini “Il Monferrato”, peraltro espressione dell’idea liberal-progressista, comune ai promotori del nuovo Istituto - ognuno sa meglio di noi che nonostante la ingente cifra delle operazioni fatte dalla Banca già detta del Popolo (ne diremo più avanti; N.d.A.) molte sono ancora le operazioni che vengono fatte dai banchieri privati. Ed i capitali in Casale cresceranno vieppiù”. In effetti, il commercio del vino è in forte sviluppo; sta iniziando quella che si può definire una “corsa dell’oro” legata all’industria di calce e cementi; è al via la costruzione del canale Lanza, che con il diramatore Mellana darà forza motrice alle industrie, e acqua irrigua per l’agricoltura. Con facilità di credito, imprenditori e commercianti potranno addirittura “raddoppiare e triplicare la massa dei loro affari”! Non male il vantaggio anche per chi ha denari da depositare; l’interesse attivo arriva fino al 5% annuo, da far impallidire il quasi nulla dei tempi attuali!

Il capitale sociale è inizialmente fissato in mezzo milione di lire (così recita il Regio Decreto 11 Maggio 1873), circa 1.900.000 euro attuali, rappresentato da 2.000 azioni di 250 lire ciascuna, tutte in portafoglio dei soci fondatori. In poco tempo arriva ad un milione, con altre 2.000 azioni a disposizione dei privati. Passano gli anni, aprono filiali nei paesi del Casalese, aumenta il capitale sociale. Nel 1915 l’Istituto è ancora definito come “forte e simpatico”, con depositi in aumento, che testimoniano la sua “buona e vigorosa attività”, e lo pongono tra i più autorevoli del Piemonte. Le difficoltà arrivano nel primo dopoguerra. Nel Consiglio di Amministrazione arrivano rappresentanti del Credito Italiano, a cominciare da Francesco Milanese nel 1918, e in sostanza il Credito assume il controllo dell’Istituto casalese. Poco ne vengono a conoscere i clienti, tutto come sempre accade nelle segrete stanze della finanza. Peraltro non ci sono avvisaglie di problemi, pur se qualche indizio del cambiamento potrebbe rivelarsi nel Dicembre ’22, allorché la Banca “con sorprendente celerità, tra sabato e domenica”, trasloca in Piazza Carlo Alberto, nei locali lasciati liberi dal Credito, “di cui rilevò le operazioni” scrive il cronista: in realtà, è il Credito che intende acquisirla, e intanto chiude la propria filiale che sarebbe un doppione. Sono tempi di crisi per il mercato monetario, e nel ’32 - leggiamo in Piero Barucci, Unicredit una storia dell’economia italiana, Laterza, 2021 – “l’intero capitale sociale (12.000 azioni) fu ceduto alla neocostituita Unione Banche Provinciali”, e già da due anni “8.000 azioni risultavano essere possedute attraverso il Conto finanziamento titoli Lugano, con cui si dissimulava il possesso degli stessi titoli”!

Un decreto del 17 Marzo 1935 mette in fretta e furia il timbro alla fusione, mediante assorbimento, del Credito Italiano con la Banca del Monferrato. Sul Palazzo di Piazza “del cavallo” scende l’insegna e riappare quella del Credito.

Finisce una robusta iniziativa locale, ma altre, meno rilevanti, già erano nate o scomparse, ad iniziare dalla veterana Banca del Popolo del 1871. E nel secondo dopoguerra inizierà il percorso di un nome assai noto nel mondo bancario, Camillo Venesio.

aldo timossi (1 – continua)

FOTO. Banca del Monferrato (1930 circa)