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A Roma una lapide dovrebbe ricordare anche don Biletta...

21 gennaio 1968, inaugurazione di quello che diventa il primo nucleo dell’”Opera Cardinale Tisserant”

Giovedì 9 luglio, il Municipio XV di Roma Capitale ha inaugurato un nuovo parco, intitolato alla figura dello scomparso cardinale Eugène Tisserant. Perché scriverne qui? Perché a nostro avviso la stele commemorativa dovrebbe recare, seppur tra parentesi, un altro nome, tutto casalese: don Giuseppe Biletta.

La località è quella della vecchia borgata di Valle del Pero, oggi meglio individuata come Zona 51.a “La Storta”, periferia nordovest della Capitale, verso il lago di Bracciano. Già terra di brigantaggio, inizia a prendere vita ad inizio ‘800, la stazione ferroviaria porta movimento, nel Ventennio nasce la Fiera di Merci e Bestiame, si alzano la Casa del Fascio (oggi caserma dei Carabinieri) e una caserma della Marina militare. Da poche migliaia di residenti, agli oltre 20mila di oggi.

Appena finita la seconda grande guerra il cardinale Tisserant - oggi annoverato tra i “Giusti delle Nazioni” per l’impegno in favore degli ebrei oggetto delle leggi razziali - ha titolo di vescovo della diocesi di Porto e Santa Rufina, cui afferisce anche La Storta. Nel corso degli anni, visitando le parrocchie, si rende conto che tanto è da fare per quella società ancora povera, e lo fa “con atteggiamenti di autentica paternità verso la sua gente”. Un problema sono i giovani, ai quali occorre dare un lavoro, una prospettiva di buon futuro.

Il 27 febbraio 1966 è a Casale, in occasione del XX di fondazione dell’Istituto Contardo Ferrini. L’ormai 82enne porporato non si è mosso da Roma per caso ha accolto l’invito dopo aver saputo che don Giuseppe Biletta, sollecitato dal vescovo Giuseppe Angrisani, con la collaborazione di altri sacerdoti e in particolare di don Innocenzo Timossi, nel dopoguerra aveva iniziato ad ospitare giovani studenti, poi aveva creato una Scuola di avviamento, seguita dalla Scuola Tecnica per meccanici.

Quell’intraprendente sacerdote fa dunque proprio al caso del cardinale che ha in animo di creare qualcosa del genere a Roma, in quella periferica Valle del Pero, dove da qualche tempo si è avviata una piccola fattoria con tacchini e polli, per dare base finanziaria ad attività di formazione professionale per “ragazzi caratteriali o ritardati recuperabili”. Don Biletta - citato anche nel lavoro “Eugène, cardinal Tisserant, 1884-1972: une biographie”, di Étienne Fouilloux - accoglie l’invito e parte per la Capitale. In pochi mesi ecco sorgere un capannone prefabbricato con dormitori, aule, servizi, palestra; un altro capannone in ferro per la cucina, officina meccanica e falegnameria, una villetta prefabbricata per gli uffici. Si attiva una scuola media di aggiornamento. In tutto questo c’è anche l’impegno di tanti casalesi, ex allievi del Ferrini.

Domenica 21 gennaio 1968, inaugurazione di quello che diventa il primo nucleo dell’”Opera Cardinale Tisserant”, presenti ben 6 cardinali e uno stuolo imponente di autorità. Una particolare benedizione era arrivata, il mercoledì 3 maggio dell’anno prima, anche dal Pontefice, che durante l’udienza generale si era complimentato con don Biletta e con un gruppo di alunni, ed aveva avuto espressioni di incoraggiamento per l’Istituto di Casale e per il nascente Istituto romano.

Aldo Timossi

UNA FOTO STORICA: L'ianugurazione della scuola romana a sinistra don Biletta