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Il processo "Spiotta"

In Corte d'Assise ad Alessandria - Due importanti testimonianze

Martedì in Corte d’Assise ad Alessandria è ripreso il processo sulla sparatoria alla cascina Spiotta nell’Acquese, in corso grazie all’esposto dei famigliari del carabiniere Giovanni D’Alfonso morto nello scontro con le Brigate Rosse che avevano rapito l’industriale Gancia, famigliari che si sono costituiti parte civile assistiti dall’avvocato casalese -con studio ad Alessandria- Sergio Favretto. Nel conflitto alla Spiotta morì anche la brigatista Mara Cagol, moglie di Renato Curcio.

Da aggiungere che il processo avviato a Tortona era po stato trasferito ad Alessandria per competenza territoriale; ora riprende con cadenza quindicinale.  Gli ex brigatisti Renato Curcio, Mario Moretti e Lauro Azzolini sono coinvolti nel procedimento odierno per accertare responsabilità e il ruolo del brigatista fuggito durante l’operazione Spiotta. 

L'udienza di martedì ha acquisito due contributi significativi. L'ex brigatista Enrico  Fenzi ha ricostruito il suo ingresso nelle Brigate Rosse e come erano organizzate, mentre il maresciallo capo Stefano Ricci del ROS di Torino ha illustrato nel dettaglio la corposa indagine svolta e che sta alla base del rinvio a giudizio di Azzolini, Curcio, Moretti.

Fenzi ha confermato come il vertice delle BR era costituito da Curcio e Moretti, come la cosiddetta colonna genovese era poco ben organizzata, come ebbe contatti con Faina, Micaletto e Nicolotti, come nell'uccisione del magistrato Coco intervennero brigatisti esterni a Genova, poichè la colonna genovese era poco strutturata; come da Curcio e Moretti non ebbe mai notizie o commenti sul sequestro Gancia e vicenda Spiotta, anzi era un tabù silenzio assoluto. Fenzi fu in carcere ad Alessandria e Palmi, ad Alessandria fu anche con Peci e redasse un lungo memoriale a fine 1982. Fenzi ha ricordato in aula come a Formia, allora con Moretti, vide una valigia piena di soldi nelle mani delle BR.

Il maresciallo capo Ricci  ha invece richiamato con precisi documenti le risultanze emerse dalle indagini svolte sul sequestro Gancia e sul conflitto a fuoco avvenuto alla Spiotta, sugli assetti organizzativi e decisioni operative assunte dalle BR nelle varie fasi della loro storia, dalla genesi alla Spiotta; sul rapporto fra colonna e vertice, fra militante regolare e comitato esecutivo. Sono stati passati in rassegna molti eventi drammatici e evidenziate le peculiarità dei brigatisti.

"Ritengo -dichiara al termine dell’udienza l’avv. Favretto- che sia emerso in udienza di Corte Assise uno spaccato esatto dell'organizzazione terroristica, con le collegate responsabilità delle varie colonne e dei vertici. Come avvenne nell'assalto al carcere di Casale per liberare Curcio a febbraio 1975, come avvenne alla Spiotta a giugno 1975, anche per l'uccisione del magistrato Coco a giugno 1976 intervennero diversi brigatisti (sempre almeno una decina) ed appartenenti a differenti colonne, sotto la direzione dei vertici delle BR. L'ex brigatista Fenzi ha fornito una interessante ricostruzione dei fatti che meglio fanno capire la vicenda Spiotta. Come parte offesa, chiediamo verità e giustizia e non silenzio".