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Lettere di Cesare Carmi 1943 – 1944
Ddomenica 3 marzo alle 16 in Sala Carmi alla Comunità Ebraica di Casale
Qualcuno ha detto che nei campi di sterminio non sono stati uccisi sei milioni di esseri umani, ma un essere umano sei milioni di volte. E' una frase che invita a cambiare la prospettiva con cui si osserva una tragedia collettiva come la Shoà, mettendo a fuoco le singole vicende che si intrecciano in essa. Una visione in cui le vittime smettono di essere cifre sui libri per tornare alla loro umanità: volti conosciuti che avrebbero potuto benissimo essere tra i nostri amici, o nella nostra famiglia.
E' quanto si ripromette di fare il volume edito da Il Prato “Venezia-Fossoli: Destinazione Auschwitz, Lettere di Cesare Carmi 1943 – 1944” che viene presentato domenica 3 marzo alle 16 in Sala Carmi alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato. A parlare del volume l’autrice e nipote del protagonista: Luciana Luadi, collaboratrice dell’Archivio storico della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica (CDEC) e Bruno Carmi, presidente della Comunità Ebraica di Verona. E' una vicenda utile non solo per conoscere la storia di questo ragazzo, uno dei tanti che sarebbe diventato prima un numero tatuato sul braccio e poi neppure quello, ma anche per ricordare le vicende degli ebrei Italiani, raccolti dai solerti alleati dei nazisti, racchiusi nel campo di Fossoli e da lì partiti verso il lager.
Cesare Carmi festeggio il suo 21mo compleanno il 15 febbraio 1944 proprio nel campo di concentramento di Fossoli. Era nato nella ridente Liguria e morì nell’inverno del 1945 in un luogo imprecisato della desolata terra polacca. Dopo la guerra, per lungo tempo, Cesare rimane una figura evanescente. La sua immagine acquisisce una vera concretezza solo nel 2013, quando la famiglia viene in possesso di un pacchetto di lettere scritte nella quasi totalità dal campo di Fossoli e indirizzate principalmente a una ragazza di Chioggia, Flavia Silvestri, che le custodirà amorevolmente per tutta la vita. L’analisi di queste lettere e di quelle del suo amico veneziano Luciano Mariani, compagno di prigionia sopravvissuto ad Auschwitz, ha permesso di conoscere Cesare nella sua completezza, il suo modo di affrontare la realtà e l’evolversi della sua personalità.
Ingresso libero per informazioni 0142 71807 www.casalebraica.org






