Notizia »

Dieci minuti di applausi

Domenica in Sinagoga

 

Secondo appuntamento della rassegna “Musica in Sinagoga” domenica 28 maggio con un concerto che ha confermato l'eccezionale qualità degli interpreti di questa stagione e riempito ancora una volta di più di appassionati il tempio di vicolo Salomone Olper.

Davanti all'Aron, l'armadio che custodisce la Torah, si è esibito il trio formato da Marco Norzi, violino, Luca Magariello violoncello e Cecilia Novarino al pianoforte, con un programma dal titolo da Mendellsohn a Bloch. Due nomi che ricorrenti nelle tante edizioni di questa rassegna che ci ha fatto conoscere il “lato ebraico” della musica classica e Mendelssohn nato da un famiglia ebrea è tra le passioni di Giulio Castagnoli, il compositore da sempre direttore artistico della rassegna. L'esordio del concerto è però affidato alle note di Ernest Bloch, compositore e violinista svizzero, che è ebreo sia nella famiglia che nell'intimo della sua musica. I tre notturni (Andante, Andante Quieto, Tempestoso) ci fanno subito vedere di cosa è capace questo trio. Le pagine acquistano un respiro “sinfonico” e il terzo brano trascina lo spettatore in un atmosfera epica, da kolossal hollywwodiano verrebbe da dire. Per l'amato Mendellssohn c'è un momento più intimo: la Romanza op.109 per violoncello e pianoforte che sfuma quasi naturalmente nel Liebesleid di Fritz Kreilser per violino e pianoforte.

L'altra metà del concerto è dedicata a una di quelle opere che riescono al tempo stesso a essere magniloquenti e orecchiabili come solo Antonín Dvořák riusciva a scrivere per la sua musica da camera: il Trio n.4 op.90 “Dumky”. Un'esecuzione straordinaria, da brividi: 35 minuti di musica ininterrotta, sei tempi (ma in realtà sono molti di più, ci sono una quarantina di variazioni di tempo) un vortice di temi slavi che vanno dalla melodia strappacuore alla danza tzigana, un tripudio di colori e colorature con effetti che obbligano il musicista a sfruttare in pieno ogni sonorità dello strumento. Non è certo un'opera da affrontare con leggerezza, ma in questo caso mette in evidenza tutta la versatilità di questa formazione che dipana con chiarezza questo labirinto sonoro e sembra davvero un'orchestra per la ricchezza del suono in ogni passaggio. E pensare che “Dumky”, in Ceco, vuol dire meditazione. Il pubblico comunque non ci pensa due volte: comincia ad applaudire appena conclusa l'esecuzione e va a vanti per 10 minuti. Si potrebbe anche rifare tutto da capo come bis e non sarebbe troppo.

Il prossimo appuntamento della rassegna sarà domenica 11 giugno alle 21 con il quartetto Ancina, per un concerto dal titolo Romanticismo ed Ebraismo in musica.

(a.a.)