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Un concerto stimolante (e tutto esaurito...)
Un Quintetto (25 anni di media...) a Valle per il Monferrato Classic Festival - Il prossimo (e ultimo) appuntamento
Ci sono programmi di un concerto che nascono quasi obbligatoriamente, ma che possono risultare comunque molto stimolanti per comprendere l’evoluzione della storia della musica. Uno di questi è quello proposto dal terzo appuntamento del Monferrato Classic Festival a Valle Lomellina e che ha visto, uno dietro l’altro, il Quintetto per pianoforte e fiati K 452 di Mozart e il quintetto, per analoga formazione, op 16 di Ludvig van Beethoven.
Ora, se avete un clarinetto, un oboe, un corno, un fagotto e un piano non è che potete scegliere molto cosa suonare insieme: a meno di trascrizioni o sostituire uno strumento, questi due brani li dovete fare. Però a sentirli così in fila ci si accorge davvero di quanto i pezzi siano parenti stretti, a cominciare dalla stessa tonalità di mi bemolle maggiore. È come vedere lo stesso soggetto dipinto da due pittori a dieci anni di distanza, che nella storia dell’arte possono essere un periodo molto lungo, specie se c’è stata una rivoluzione in mezzo. Mozart scrive il suo brano nel 1784, nel pieno di un periodo fecondo per i concerti per pianoforte e orchestra, di cui questo pezzo può essere considerato un po’ una riduzione. C’è una scrittura dialogica tra il solista e la piccola orchestra di fiati, pensata non tanto per professionisti, ma per amatori d’eccezione. Musica che tiene conto di tutte le limitazioni del caso, anche degli strumenti dell’epoca: godibile e leggera. Mozart lo considerava uno dei suoi pezzi migliori (Mozart considerava tutti i suoi pezzi come i migliori...) e questo ha spinto in molti a giudicarla un modello che Beethoven non ha superato.
L’affermazione però non sembra vera nell’interpretazione che ne danno le prime parti della Monferrato Classic Orchestra. I cinque ragazzi ci fanno percepire tutta la diversità di trattamento del materiale di cui è capace Beethoven: i temi sono ancora quelli del settecento galante, la forma identica, ma quello che cambia è lo sviluppo dinamico di questi elementi e il professionismo che richiede nell’affrontarli. Giulia Bodo al fagotto, Nicolò Unia al clarinetto, Valeria Trofa all’oboe, Paolo Cleri al corno, e Monica Maranelli al pianoforte, 25 anni di età media, hanno tutta la maturità per farci percepire il preciso scatto di vitalità che passa tra le due opere, pur rimanendo ferma la gioia contenuta in brani che avevano comunque lo scopo di far divertire il pubblico quanto gli esecutori.
Note di esecuzione a parte, da segnalare come questo appuntamento sia, ancora una volta riuscitissimo: sala polifunzionale Savini di nuovo esaurita e palco circondato dai falsi d’autore di Gianni Negri che riproducono opere di Kandinsky e Mondrian, due pittori che flirtavano costantemente con la musica.
Per il quarto e ultimo incontro di questa trasferta lomellina con il MCF domenica 26 marzo le cose si fanno ancora più in grande: alle 16 ritrovo in piazza Corte Granda perchè c’è la possibilità di una visita guidata alla chiesa di Santa Maria di Castello con i suoi affreschi quattrocenteschi (guida Marco Feccia) e al vicino castello, in finale verso le 17 è offerto un piccolo rinfresco (presso l’agriturismo il Cinema), e alle 17,30 al salone polifunzionale ecco il concerto di Giacomo Corbetta al pianoforte e poi, per chi vuole, una successiva apericena (occore prenotazione individuale) sempre presso l’agriturismo il Cinema di Valle.
Da aggiungere che domenica in apertura il sindaco Roberto Bertassi ha salutato la presenza del collega di Breme Cesarina Guazzora e del presidente dell’Eco Museo del Paesaggio Lomellina Franco Berzero sottolineando ancora una volta il valore promozionale della iniziativa che porta Valle (ma anche la Lomellina) ben oltre i suoi confini. (l.a.)
FOTO. Il Quintetto al termine della esecuzione (f. ellea)






